Il merlo

C’è un merlo nel mio giardino, volteggia nell’aria
Vira a destra, poi a sinistra, si abbassa poi all’improvviso
Vola via, scompare e ricompare.
Lo seguo con lo sguardo, va a posarsi sui rami spogli
del tiglio malato.
Non teme il freddo, scava con il suo becco aguzzo
Cerca i vermiciattoli nascosti nella nuda terra,
tra la corteccia sparsa sulle aiuole.
Si appoggia sul davanzale raccoglie
quelle briciole che ho posto per lui,
mi guarda e con un batter d’ali vola via.
Non sono sola, c’è un merlo che mi tiene compagnia.

Gianna Faraon

Avevamo vent’anni

scriveva Calvino
e oltre il ponte
…….
c’era il sogno
quello di
vita diversa
in amore
di mondo diverso
in pace
di steccati divelti
insieme
di mari puliti
in abbraccio
di prati verdi
davvero
di monti blu
non di amianto
di strade linde
del sudore
di donne e uomini
al passo col tempo
ma con le ali pronte
di ragazzi nel buio
a baciarsi le nocche
fredde dell’inverno
di bimbi appollaiati
sull’albero di tiglio
di mani accavallate
a stringere
il dolore dell’altro
di piedi in ballo
a saltar fossi
di volti colorati
in sorrisi amici.

Avevamo vent’anni
e oltre il ponte
…………….

Tinti Baldini

Un ultimo desiderio

MAI AM UN SINGUR DOR

Mai am un singur dor
În liniştea serii
Să mă lăsaţi să mor
La marginea mării,
Să-mi fie somnul lin
Şi codrul aproape,
Pe-ntinsele ape
Să am un cer senin.
Nu-mi trebuie flamuri
Nu voi sicriu bogat,
Ci-mi împletiţi un pat
Din tinere ramuri.

Şi nimeni in urma mea
Nu-mi plângă la creştet,
Doar toamna glas să dea
Frunzişului veşted.
Pe când cu zgomot cad
Isvoarele intruna
Alunece luna
Prin vârfuri lungi de brad.
Pătrunză talanga
Al serii rece vânt,
Deasupră-mi teiul sfânt,
Să-şi scuture creanga.

Cum n-oi mai fi pribeag
De atunci înainte,
M-or troieni cu drag
Aduceri aminte.
Luceferi, ce răsar
Din umbră de cetini,
Fiindu-mi prietini,
O să-mi zâmbească iar.
Va geme de patemi
Al mării aspru cânt…
Ca eu voi fi pământ
În singurătate-mi.

§

Ho un solo desiderio,

nel silenzio della notte

lasciatemi morire

al margine del mare.

Un sonno dolce avrò,

il bosco vicino

sulle distese acque

mi sia il cielo sereno.

Non voglio bandiere,

nè una bara ricca,

fatemi solo un letto

di teneri ramicelli.

Nessuno dietro deve piangere,

solo l’autunno deve dare voce

alle foglie morte

che con rumore cadono.

Il fiumicello scorre,

scivola anche la luna,

dentro gli aghi dell’abete

sopra, il tiglio santo

fa tremare i rami.

Quando non sarò piu vagabondo,

da allora in poi

mi accarezzeranno con amore

pensieri lontani.

Stelle che scorgono

dall’ombra del cedro,

essendomi amiche

mi sorridono ancora.

Piange dal dolore

il canto del mare.

Che io sarò polvere…

Nella mia solitudine.

MIHAI EMINESCU

Sotto il tiglio

UNDER DER LINDEN  (UNTER DER LINDE)

Under der linden
an der heide,
dâ unser zweier bette was,
dâ mugt ir vinden
schône beide
gebrochen bluomen unde gras.
vor dem walde in einem tal,
tandaradei,
schône sanc diu nahtegal.

Ich kam gegangen
zuo der ouwe,
dô was mîn friedel komen ê
dâ wart ich enpfangen,
hêre frouwe,
daz ich bin sælic iemer mê.
kuster mich? wol tûsent stunt,
tandaradei,
seht wie rôt mir ist der munt.

Dô hât er gemachet
alsô rîche
von bluomen eine bettestat.
des wirt noch gelachet
inneclîche,
kumt iemen an daz selbe pfat.
bî den rôsen er wol mac,
tandaradei,
merken wâ mirz houbet lac.

Daz er bî mir læge,
wessez iemen
(nû enwelle got!), sô schamt ich mich.
wes er mit mir pflæge,
niemer niemen
bevinde daz wan er und ich
und ein kleinez vogellîn,
tandaradei,
daz mac wol getriuwe sîn.

§

Sotto il tiglio
Presso il prato,
là era il nostro giaciglio,
là potrete trovare
belli insieme
fiori rotti ed erba.
Davanti al bosco, in una valle,
tandaradei,
tanto bene cantava l’usignolo.

Camminando arrivai
al prato:
là era giunto il mio amore.
E là venni accolta
così felicemente
che ne sono sempre più estasiata.
Mi baciò? Oh, per mille ore!
tandaradei,
Guardate com’è rossa la mia bocca!

Là egli aveva costruito,
quanto ricco
di fiori, un giaciglio.
Riderà di cuore
Tra sé
chi passi da quello stesso sentiero.
Presso le rose potrà,
tandaradei,
scorgere dove giaceva il mio capo.

Lui giacque con me.
Lo venisse a sapere qualcuno
(non voglia così Dio)
ne avrei vergogna.
E nessuno sappia mai
quello ch’ha curato far con me,
a parte io e lui
e un piccolo uccellino
tandaradei,
che certamente sarà fedele.

WALTHER VON DER VOGELWEIDE

Io lo ricordo

Io lo ricordo, amata, io lo ricordo,
Lo splendore dei tuoi capelli;
Non fu allegra vicenda, né leggera,
Per me l’abbandonarti.

Delle notti autunnali mi ricordo,
Del murmure nell’ombra di betulle:
E se allora più corti erano i giorni,
Più a lungo dava luce a noi la luna.

Ed io ricordo che tu mi dicevi:
“Questi anni azzurri se ne andranno via,
E tu, mio amato, dimenticherai,
Per sempre, per un’altra”.

Ma oggi il tiglio che va rifiorendo
Di nuovo ha ricordato ai sentimenti
Come teneramente cospargevo
A quel tempo i tuoi riccioli di fiori.

E il cuore, non disposto a raffreddarsi,
E amando un’altra con malinconia,
Va ricordando con quell’altra te,
Come un lungo racconto prediletto.

SERGEJ ALEKSANDROVIČ ESENIN

Crepuscolo

Nella corolla
di ponente,
cullata al latteo
vagito di stelle,
cerco rifugio
alle stanche certezze
guazzando al ruscello
della mia poesia.

Intingo di luce
la landa del sogno
e l’atona notte
sveste il suo buio.

Scordo boccioli
laceri e stinti,
su prati di rovi,
pensieri infranti
su specchi di cuori,
e in risa sfumate
di pallidi atti
la ribalta si perde.

E tu,
mia tana di tiglio,
accogli dubbi,
paure dell’anima
e mi consoli.
Rivivo tepori
che sanno
di guance
e il mio
sole sbiadito
colora di te

Kinita e Flavio

Published in: on dicembre 8, 2009 at 07:25  Comments (6)  
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