A tocchi a tocchi

risuona dentro
la paura
a volte giovane
dorata di scintille
perse nel tempo
altre
albero di notte
senza nidi
ora
oggi
fruscio
di rotaie che
trapassano
e poi
si perdono
tra le vene
e il cuore
e allora
divampa.
 
La carezza del
giorno
un poco sfredda
quel bubbone
e la mia
di mano grande
e amica
strappa  lenta
radici.

Tinti Baldini

Published in: on luglio 8, 2012 at 07:17  Comments (18)  
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L’amore perfetto

è fatto di attesa
di tocchi fini fini
di gocce
di prese e ritorni
di” arriva o …
aspetto….”
è quello delle madri
in piazza che
aspettano
il figlio morto
o sollevano il volto
dell’amante
crocifisso
è quello di chi
spinge in urlo
in attesa
di piccole manine
è quello di chi
aspetta di carezzare
le tue rughe
di chi aspetta
di curare il tuo male
di chi finge sonno
e aspetta voci
di figli lontani
di chi candido
non ti tocca
ma ti sfiora
e quello di chi aspetta
ancora e ancora
un mondo migliore.

Tinti Baldini

Published in: on novembre 8, 2011 at 07:30  Comments (11)  
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Liguria

Scarsa lingua di terra che orla il mare,
chiude la schiena arida dei monti;
scavata da improvvisi fiumi; morsa
dal sale come anello d’ancoraggio;
percossa dalla farsa; combattuta
dai venti che ti recano dal largo
l’alghe e le procellarie
– ara di pietra sei, tra cielo e mare
levata, dove brucia la canicola
aromi di selvagge erbe.
Liguria,
l’immagine di te sempre nel cuore,
mia terra, porterò, come chi parte
il rozzo scapolare che gli appese
lagrimando la madre.
Ovunque fui
nelle contrade grasse dove l’erba
simula il mare; nelle dolci terre
dove si sfa di tenerezza il cielo
su gli attoniti occhi dei canali
e van femmine molli bilanciando
secchi d’oro sull’omero – dovunque,
mi trapassò di gioia il tuo pensato
aspetto.

Quanto ti camminai ragazzo! Ad ogni
svolto che mi scopriva nuova terra,
in me balzava il cuore di Caboto
il dì che dal malcerto legno scorse
sul mare pieno di meraviglioso
nascere il Capo.

Bocconi mi buttai sui tuoi fonti,
con l’anima e i ginocchi proni, a bere.
Comunicai di te con la farina
della spiga che ti inazzurra i colli,
dimenata e stampata sulla madia,
condita dall’olivo lento, fatta
sapida dal basilico che cresce
nella tegghia e profuma le tue case.
Nei porti delle tue città cercai,
nei fungai delle tue case, l’amore,
nelle fessure dei tuoi vichi.
Bevvi
alla frasca ove sosta il carrettiere,
nella cantina mucida, dal gotto
massiccio, nel cristallo
tolto dalla credenza, il tuo vin aspro
– per mangiare di te, bere di te,
mescolare alla tua vita la mia
caduca.
Marchio d’amore nella carne, varia
come il tuo cielo ebbi da te l’anima,
Liguria, che hai d’inverno
cieli teneri come a primavera.
Brilla tra i fili della pioggia il sole,
bella che ridi
e d’improvviso in lagrime ti sciogli.
Da pause di tepido ingannate,
s’aprono violette frettolose
sulle prode che non profumeranno.

Le petraie ventose dei tuoi monti,
l’ossame dei tuoi greti;
il tuo mare se vi trascina il sole
lo strascico che abbaglia o vi saltella
una manciata fredda di zecchini
le notti che si chiamano le barche;
i tuoi docili clivi, tocchi d’ombra
dall’oliveto pallido, canizie
benedicente a questa atroce terra:
– aspri o soavi, effimeri od eterni,
sei tu, terra, e il tuo mare, i soli volti
che s’affacciano al mio cuore deserto.

Io pagano al tuo nume sacrerei,
Liguria, se campassi della rete,
rosse triglie nell’alga boccheggianti;
o la spalliera di limoni al sole,
avessi l’orto; il testo di garofani,
non altro avessi:
i beni che tu doni ti offrirei.
L’ultimo remo, vecchio marinaio
t’appenderei.

Chè non giovano, a dir di te, parole:
il grido del gabbiano nella schiuma
la collera del mare sugli scogli
è il solo canto che s’accorda a te.

Fossi al tuo sole zolla che germoglia
il filuzzo dell’erba. Fossi pino
abbrancato al tuo tufo, cui nel crine
passa la mano ruvida aquilone.
Grappolo mi cocessi sui tuoi sassi.

CAMILLO SBARBARO

Nel chiostro

Fiori ed erbe rare
coltivate con cura
teneri germogli di meditazione
mortificazione del corpo
esaltazione dell’anima
concimata col pentimento
annaffiata con la penitenza.
Intorno ad un pozzo
passi lenti di sandali
consumati dagli anni
passati a levigare ciottoli
antichi come il tempo
Figure scure nel chiostro
bisbigliano sussurri
pronunciando preghiere
nel silenzio assoluto.
Tocchi di campanella
a richiamar le ore
sofferte in umiltà
e mani giunte
a raggiungere un cielo
sempre troppo lontano.

Sandro Orlandi

Istanti

 

Mi chiedo dove vanno quelle ali.
Nella grata dei rami dell’inverno
pareva mi guidassero la mano
per ritrarre con due tocchi libertà.

Dove convulso oramai  è lo sguardo,
rimane la profondità del cielo
tra forme impenetrabili di nubi
ed istanti di tenero infinito.

Aurelio Zucchi

Published in: on marzo 26, 2011 at 06:51  Comments (3)  
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Le tue, le mie

Come farfalle scarne, ma fluttuanti
a riempire di gesti la cucina
a dare cose buone
sempre soltanto cose,
avare di carezze!
Con questo indaffararsi senza posa
nutrivano l’amore
donavano certezze
in un linguaggio di mute parole.

Ora le guardo
mentre come allora
sbattono uova nel cerchio di farina
ritmici tocchi plasmano l’impasto
quasi danzando
rotola e srotola a farlo sottile.
Gli stessi gesti
stesse farfalle scarne
solcate da un reticolo bluastro,
le tue mani, le mie
lo stesso modo di donare amore.

Viviana Santandrea

Ottobre

Ottobre pallido e tiepido
siede con la variopinta
sciarpetta sulle spalle
e l’antica pipetta di ghianda
tra le labbra
sul suo tronco secolare,
scranno dei tempi,
reggendo su una gamba
l’eterna tavolozza
dai mille colori.
Spruzza la magica luce
sulle foglie degli alberi
con lievi tocchi
muovendo agile la vecchia mano,
e poi soffia leggero
per farle frusciare,
per vedere se gli occhi
volentieri le guardano.
Sono belle,
ma non contento,
spesso varia le sfumature.
E di nuovo intinge
il millenario pennello
nella tavolozza che ride
di colori vibranti.
E di nuovo nuove tonalità
crea con soffice mano,
e le foglie cambiano,
e gli occhi s’inebriano,
fino a quando l’uggioso
Novembre e il freddo
Dicembre, dispettosi fratelli,
in compagnia dell’irrequieto Vento,
non le faranno volare via
o cadere accartocciate per terra.

Nino Silenzi

Amore e Psiche

Rosa spina, o rosa spina…
baci caldi e profumati
lunghi gli abbracci e drappi
d’Amore, parlavano al fiore rosso
lui ti adorava, mano alla bocca con l’indice sul pollice disteso
venere nuova, fiorita tra petali sciolti!
Psiche, come ti avessero tessuta e ricamata con la seta dei bachi
come ti avessero accarezzata quando si carezza l’erba alta…
sei al tempio, finalmente assopita, nutrita di rugiada
dal soffitto tocchi lievi di farfalla
e lungo le pareti hai bianchi gelsi dai frutti carnosi
arrampicati sulla voluttà.

Aurelia Tieghi