Mimosa

Perché si è scelto un fiore
così fragile?
Potranno mai queste perle di sole
dall’esile profumo
riportare un sorriso
a chi ne ha perso il senso?
Allo stupore stampato sul viso
attonito di un bimbo
per tanto orrore?
Alle schiene ricurve
sulla tomba di un figlio?
Ai neonati appesi a seni vuoti?
Ai volti
senza più lacrime
che mai sapranno
di inestetismi e lifting

…e noi qui ogni anno
festeggiare un progresso
via via più labile

eppure questo fiore
dall’aspetto caduco
piccole forti donne l’han voluto
vessillo di una lotta faticosa
conquiste da serbare
oltre la loro vita
oltre il fiorire di questa mimosa

Viviana Santandrea

Where have all the flowers gone?

Where have all the flowers gone,
Long time passing,
Where have all the flowers gone,
Long time ago,
Where have all the flowers gone,
Young girls picked them every one,
When will they ever learn,
When will they ever learn?
Where have all the young girls gone,
Long time passing,
Where have all the young girls gone,
Long time ago,
Where have all the young girls gone,
Gone to young men every one,
When will they ever learn,
When will they ever learn?
Where have all the young men gone,
Long time passing,
Where have all the young men gone,
Long time ago,
Where have all the young men gone,
They are all in uniform
When will they ever learn,
When will they ever learn?
Where have all the soldiers gone,
Long time passing,
Where have all the soldiers gone,
Long time ago,
Where have all the soldiers gone,
Gone to graveyards every one
When will they ever learn,
When will they ever learn?
Where have all the graveyards gone,
Long time passing,
Where have all the graveyards gone,
Long time ago,
Where have all the graveyards gone,
Covered with flowers every one
When will they ever learn,
When will they ever learn?
When will they ever learn?

§

Dove sono finiti tutti i fiori,
nel lungo tempo passato?
Dove sono finiti tutti i fiori,
tanto tempo fa?
Dove sono finiti tutti i fiori?
Li hanno presi tutti le ragazze!
Quando mai impareranno,
quando mai impareranno?

Dove sono finite tutte le giovani ragazze,
nel lungo tempo passato?
Dove sono finite tutte le giovani ragazze,
tanto tempo fa?
Dove sono finite tutte le giovani ragazze?
Hanno preso marito!
Quando mai impareranno,
quando mai impareranno?

Dove sono finiti tutti i giovani ragazzi,
nel lungo tempo passato?
Dove sono finiti tutti i giovani ragazzi,
tanto tempo fa?
Dove sono finiti tutti i giovani ragazzi?
Sono tutti in uniforme!
Quando mai noi impareremo,
quando mai noi impareremo?

E dove sono finiti tutti i soldati,
nel lungo tempo passato?
Dove sono finiti tutti i soldati,
tanto tempo fa?
Dove sono finiti tutti i soldati?
Tutti quanti dentro alle tombe!
Quando mai impareranno,
quando mai impareranno?

E dove sono finite tutte le tombe,
nel lungo tempo passato?
Dove sono finite tutte le tombe,
tanto tempo fa?
Dove sono finite tutte le tombe?
Sono ridiventate fiori!
Quando mai impareranno,
oh quando mai impareranno?

Dove sono finiti tutti i fiori,
nel lungo tempo passato?
Dove sono finiti tutti i fiori,
tanto tempo fa?
Dove sono finiti tutti i fiori?
Li hanno presi tutti le giovani ragazze!
Oh, quando mai impareranno,
oh, quando mai impareranno?

PETE SEEGER

Published in: on febbraio 18, 2011 at 07:48  Comments (1)  
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I dittatori

LOS DICTADORES

Ha quedado un olor entre los cañaverales:
Una mezcla de sangre y cuerpo, un penetrante
Pétalo nauseabundo.
Entre los cocoteros las tumbas están llenas
De huesos demolidos, de estertores callados.
El delicado sátrapa conversa
Con copas, cuellos y cordones de oro.
El pequeño palacio brilla como un reloj
Y las rápidas risas enguatadas
Atraviesan a veces los pasillos
Y se reúnen a las voces muertas
Y a las bocas azules frescamente enterradas.
El llanto está escondido como una planta
cuya semilla cae sin cesar sobre el suelo
y hace crecer sin luz las grandes hojas ciegas.
El odio se ha formado escama a escama,
Golpe a golpe, en el agua terrible del pantano
Con un hocico lleno de légamo y silencio.

§

È rimasto un odore tra i canneti:
un misto di sangue e carne, un penetrante
petalo nauseabondo.
Tra le palme da cocco le tombe sono piene
di ossa demolite, di ammutoliti rantoli.
Il delicato satrapo conversa
tra coppe, colletti e cordoni d’oro.
Il piccolo palazzo luccica come un orologio
e le felpate e rapide risate
attraversano a volte i corridoi
e si riuniscono alle voci morte
e alle bocche azzurre sotterrate di fresco.
Il dolore è celato, simile ad una pianta
il cui seme cade senza tregua sul suolo
e fa crescere al buio le grandi foglie cieche.
L’odio si è formato squama su squama,
colpo su colpo, nell’acqua terribile della palude,
con un muso pieno di melma e silenzio.

PABLO NERUDA

Almeno chiedersi


Ci sono tombe in cielo fatte di fumo
tante hanno misure piccole
portano solo nomi illeggibili
sono però nel cuore delle stelle
conservano la cenere degli uomini
i loro corpi mutilati e offesi
madri svuotate di bambini a sangue
c’erano scarpe a tonnellate
fuori dai forni
occhiali una montagna
e ceste di capelli
prima d’essere fumo venivano spogliati
d’identità e di pelle
se ne fecero oggetti e paralumi:
chi scuoiava, conciava, a chi pareva logico
fare d’esseri umani suppellettili?
più delle sentinelle
dei cavalli di frisia
del gelo e della fame
li uccise chi
non vedeva orrore
in quei bambini denutriti
strappati dalle braccia delle madri
chi non provava pena
per i corpi indifesi nella neve
e che li raccoglieva
per gettarli nei forni e nelle fosse
quelli per cui la strage fu normale.
Di quelli ancora è pieno il mondo
brandiscono randelli
e vorrebbero forni da sfamare.

Cristina Bove

A spasso nel cimitero

Che strano posto è il cimitero,
c’è una pace soprannaturale
ti chiedi se questo è il mondo vero,
quello dove ognuno all’altro
è uguale.
Nel silenzio dove la pace è sovrana,
sorella morte mette insieme
la fedele sposa con la puttana.
Eppure, per malaugurata sorte,
ci pensano gli esseri viventi
che oltre queste porte,
trascinano, falsi e piangenti, i simboli
indecenti di una vita che di essere più non ha
ragione, qui dove il maltrattato servo
è uguale al dispotico padrone.
Qui non esiste il “lei non sa chi sono io”
perché di sicuro lo sa Iddio.
L’ha sempre saputo, dal giorno che sei nato
fino a quando, dopo l’ultimo respiro esalato
a lui come spirito sperduto
ti sei presentato.
A che servono quelle tombe sfarzose
simbolo di opulenza e grandezza?
A dir che sotto una croce giace
solo mondezza?
Non serve dei redditi la dichiarazione,
la morte non fa sconti a chicchessia,
ha un solo carrozzone sul quale sali
e percorri l’estrema via.

Claudio Pompi

Sconfitta

Sconfitta mia Sconfitta, mia solitudine e riservatezza
tu sei a me più cara di mille trionfi,
e più dolce al mio cuore di tutta la gloria del mondo.

Sconfitta, mia Sconfitta, mia consapevolezza e sfida,
attraverso te so che giovane sono sempre e col piè veloce
e che non resterò intrappolato da allori destinati ad avvizzire.
E in te ho ritrovato una distaccata riservatezza.
e la gioia di essere evitato e disprezzato.

Sconfitta, mia Sconfitta, mia splendente spada e scudo
nei tuoi occhi ho letto
che essere collocato sul trono è come essere fatti schiavi,
e che essere compresi è essere rimpiccioliti,
e che essere colti non è che arrivare a pienezza e
come un frutto maturo cadere ed essere consumati.

Sconfitta, mia Sconfitta, ardita mia compagna,
tu udrai i miei canti e i miei pianti e i miei silenzi,
nessun altro, tu sola mi parlerai di battiti d’ali,
e di gonfi oceani
e tu sola salirai sulla mia ripida  e rocciosa anima.

Sconfitta, mia Sconfitta, mio immortale coraggio,
tu ed io rideremo insieme con la tempesta,
e insieme scaveremo tombe, per tutto quanto muore in noi,
e ci ergeremo nel sole col nostro fermo volere,
e saremo per tutti di rischio e pericolo.


Marcello Plavier

in onore a Kahlil Gibran
mio grande compagno di viaggio

Sconfitta

DEFEAT

Defeat, my Defeat, my solitude and my aloofness;
You are dearer to me than a thousand triumphs,
And sweeter to my heart than all worldglory.

Defeat, my Defeat, my self-knowledge and my defiance,
Through you I know that I am yet young and swift of foot
And not to be trapped by withering laurels.
And in you I have found aloneness
And the joy of being shunned and scorned.

Defeat, my Defeat, my shining sword and shield,
In your eyes I have read
That to be enthroned is to be enslaved,
And to be understood is to be levelled down,
And to be grasped is but to reach one’s fulness
And like a ripe fruit to fall and be consumed.

Defeat, my Defeat, my bold companion,
You shall hear my songs and my cries and my silences,
And none but you shall speak to me of the beating of wings,
And urging of seas,
And of mountains that burn in the night,
And you alone shall climb my steep and rocky soul.

Defeat, my Defeat, my deathless courage,
You and I shall laugh together with the storm,
And together we shall dig graves for all that die in us,
And we shall stand in the sun with a will,
And we shall be dangerous.

§

Sconfitta mia Sconfitta, mia solitudine e riservatezza
tu sei a me più cara di mille trionfi,
e più dolce al mio cuore di tutta la gloria del mondo.

Sconfitta, mia Sconfitta, mia consapevolezza e sfida,
attraverso te so che giovane sono sempre e col piè veloce
e che non resterò intrappolato da allori destinati ad avvizzire.
E in te ho ritrovato una distaccata riservatezza.
e la gioia di essere evitato e disprezzato.

Sconfitta, mia Sconfitta, mia splendente spada e scudo
nei tuoi occhi ho letto
che essere collocato sul trono è come essere fatti schiavi,
e che essere compresi è essere rimpiccioliti,
e che essere colti non è che arrivare a pienezza e
come un frutto maturo cadere ed essere consumati.

Sconfitta, mia Sconfitta, ardita mia compagna,
tu udrai i miei canti e i miei pianti e i miei silenzi,
nessun altro, tu sola mi parlerai di battiti d’ali,
e di gonfi oceani
e tu sola salirai sulla mia ripida  e rocciosa anima.

Sconfitta, mia Sconfitta, mio immortale coraggio,
tu ed io rideremo insieme con la tempesta,
e insieme scaveremo tombe, per tutto quanto muore in noi,
e ci ergeremo nel sole col nostro fermo volere,
e saremo per tutti di rischio e pericolo.

KHALIL GIBRAN

Chiese


Chiese come tombe di orrori
dove persino Dio si ferma
per non entrare e inorridire
Chiese nel cui ventre giace
corpo di ragazza in scempio
dove un criminale ha la pace
con nome in brillanti
Chiese dove la verità è offesa
negata senza ragioni apparenti
Chiese come mattatoi di corpi
templi di infinito dolore che la vita
non cancellerà mai più.
Chiese come serraglio di bestie
in abito nero come la loro anima.
sorrisi sdentati, mani sudate
occhi senza luce come il male.
Voci rassicuranti che parlano
E seducono gli innocenti.
Gesti rapidi, tremanti e osceni
quel che era un sorriso
trasformato in terrore muto.
Silenzi di colpa che non c’è
la mente confusa da infiniti perché
immagini di Santi che guardano altrove
verso un cielo divino
ma l’orrore è terreno
Madonne che stringono Gesù al seno
fuori madri che non sanno
di un figlio violato.
Io credo in Dio, ma fuori dalle mura
di quella casa che non è sua…non mia
dove muore l’anima e regna la paura
dove i corpi sono statue di marmo
come quelle che l’adornano.

Claudio Pompi

Per molte genti

Multas per gentes et multa per aequora vectus
advenio has miseras, frater, ad inferias,
ut te postremo donarem munere mortis
et mutam nequiquam alloquerer cinerem,
quandoquidem fortuna mihi tete abstulit ipsum,
heu miser indigne frater adempte mihi.
Nunc tamen interea haec, prisco quae more parentum
tradita sunt tristi munere ad inferias,
accipe fraterno multum manantia fletu,
atque in perpetuum, frater, ave atque vale.

 §

Per molte genti e molte acque di mare portato,
vengo, fratello, a queste esequie dolorose
per consegnarti l’estremo dono di morte
e invano parlare, alla tua muta cenere,
poi che la sorte te, proprio te, mi ha rapito,
ah infelice fratello, crudelmente strappatomi.
Ed ora queste offerte, che per l’antico costume
dei padri, ti reco, triste dono alle tombe,
accoglile, grondanti di molto pianto fraterno.
E per l’eternità addio, fratello, addio.

CAIO VALERIO CATULLO

Published in: on febbraio 2, 2010 at 07:01  Comments (4)  
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Sonetto


No deserto
Do proprio céu gelado
Pudesses tu suster
Uma estrela qualquer
as palavras pesam
mais do que as lajes ou la vida,
è ricreiar o mundo pedra a pedra.
Nestes versos repetir com elas
O milagre de pedra do fogo
As ho trasformei-as
Nas lousas cegas
O vocabolario me coube em sorte
No meo sofrimento
O palavras de fierro espero
Dar-vos tempera de viento.

§

Nel deserto
dello stesso cielo gelato
potessi tu fermare
una qualunque stella
le parole pesano
più che i macigni o la vita,
è ricreare il mondo pietra a pietra.
In questi versi ripetere con esse
il miracolo della pietra focaia.
Le ho trasformate
in tombe  cieche
il vocabolario  mi venne in aiuto
Nel mio tormento
oh, parole di ferro spero
di darvi tempera di vento.

Marcello Plavier

Published in: on dicembre 20, 2009 at 07:22  Comments (5)  
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