Dialogo trapassato

da dove nasce l’indifferenza
o l’apatia delle persone?
nei circuiti viziosi di spazi
gelosi di non condivisione.
sospensione di tristezze e affanni
in uno stand/by
circonciso da ombre
irrisolvibili eppur miti
e cronicizzate.
crescite irrisolte nel tempo
in cui giovane diventi
(per testardaggine) martire di te stessa:
ti affidi al vuoto d’un angolo ancora caldo
da prosciugare di fioriture meste ;
venando risoluzioni oblique
[scomode]
ti stiri in abiti geniali di penosa illusione
eppur torchiata di appartenere
ad un genere che di “contatti” vuole
ancora imparare molto.
“Come stai?”
“Bene.”
“Rientrata, si?”
“Si. Ti disturbo?”
“No. Sto preparando il pasto.”
“Ok.”
E’ sbucciare in queste parole
il delirio del rapporto
perché l’indifferenza
è nel tono d’una voce
che non vuole ascoltare
(ha le risposte pronte).

No.
E’ nella deflagrazione
dello scoprire
sempre
con stupore
che l’egoismo è figlia
d’una educazione venale
[quando racconti quel posto
che non esiste più
___perché la morte l’ha portata via___].
non per questo da giustificare
se il primo passo
appartiene ormai
ad un indelebile trapasso.

Glò

Giocai col sole

Quasi piena,
l’estate romana
inondava di luce la mia cucina.
Perfetti raggi,
dalle fessure della serranda a metà
s’andavano a sdraiare sul grigio del tavolo.

Per un po’
mi piacque mettere le mani
sotto quella pioggerella di sole.

Mi incuriosiva
la repentina variazione di tono
dei nastrini di luce sulle dita
che muovevo
senza un preciso ordine
e al solo scopo di farne loro preda.

Che stupido!

A quei bagliori di vita
era da porgere il cuore.
Chissà! Forse avrebbe avuto un sussulto.

Aurelio Zucchi

Inseguire ciò che mi sfugge

 
Inseguire ciò che mi sfugge
fra quello che dici selezionare
cosa nascosto sotto parole
si percepisce nel tono
o quando smette un attimo
la voce capire che lì
in quel non detto è tutto
ciò per cui mi hai chiamata
.
ma oggi è un altro giorno
e il passato è una bugia
cui non presta fede
il tuo presente ha altro
e non mi sente
.
bugie le tue promesse di ieri
non c’è più
un domani certo per noi
non mi dai concretezza
ti affidi alle condizioni del tempo
.
e io vorrei solo urlare
questa solitudine
in cui mi ha cacciata la tua distanza
e ritrovare
quando stavo bene con me
quando stavo
senza te
.
ma il cuore sussulta impazzisce
appena trova la tua voce
a dire qualunque cosa
senza importanza mi fa ballare
e impazzire il respiro
ogni tua parola mi tiene sospesa
oltre i confini terreni
e arresa dico sì a tutto
e mi scordo del brutto
.
e sogno di essere con te
le tue braccia mi cingono
nel silenzio di prima
dove non hai detto
dove non ti ho detto
.
guardo fuori i voli colorati delle ghiandaie
solo loro mi sono fedeli
si posa una coppia sull’albero bruno
a loro solo sono fedele
.
e il telefono tace
nessuno mi chiama
non cerco nessuno
solo riuscire ad avere un pianto
solo piangere nel mattino
se restano nudi e vuoti
gli alberi scheletriti dell’inverno

azzurrabianca

Il tessitore

Ripasso la trama,
rintreccio l’ordito,
fornisco armatura
alla tela di lino;
dono vigore
a drappi di raso.

Mescolo fili
di tinte distinte.
Offro più tono
alla stoffa pregiata,
rivesto di nuance
gli sguardi in velluto.

Invento disegni
di segni mai visti,
per indisiare
nuove figure,
per concepire
ricami preziosi.

Tesso e ritesso,
i licci danzanti
col filo in viscosa
di morbida mano.

Tesso e ritesso,
la navetta
incerata,
genero e filo
denari e discorsi,

Traccio e ritaglio,
la maschera in seta
e affronto passanti,
passerelle ed astanti

Flavio Zago

A mia nipote Michela


Con passetti traballanti
circoli nella stanza
ti inoltri nelle tue scoperte
leste manine afferrano il mondo
non si tocca sussurra un tono di voce
visibile si legge sul visino un perché
luminescenti occhi solidificano gesti stupendi
un’armonia d’amore
un desiderio di baci
l’abbraccio più lungo
di un amore per sempre.

Rosy Giglio

Published in: on febbraio 8, 2011 at 07:36  Comments (9)  
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Fruscio

Quando la testa e il cuore non sono
posizionati alla giusta distanza
il verso che spalma la pelle di
miele e incolla i gatti, dipende dal
barattolo e dal tono della luna.
Qualcuno che pensa di aver visto
il passaggio della cometa, scivola
su lame di coltelli per catturare il
diamante perché il mulo che ha
deciso di non camminare ha
mantenuto la promessa, il volo
che viaggia col passaporto falso
non apre il coperchio per guardare
la verità fumante, non sente nemmeno
il peso di sassi sugli occhi perché
ha perso lo specchio…
vuole avere il diamante ad ogni
costo ma non essendo ladro
diventa un cavallo magro
carico di pietre e di frustate.

Giuseppe Stracuzzi

Dal mio presente informe


Dal mio presente informe
dal multiforme passato
mi rapisce e mi porta
indietro ad un prima che non conosco
+ lungo un percorso mi conduce
attraversiamo +
un caldo di umori e di mani
corpi che confondono i tempi
il cielo e la terra racchiusi
in un bozzolo di sospiri
ha parole incandescenti
di bellezza primitiva
+ crude da caverna +
sono macigni sulle piume
+ leggere del sogno +
Spaccano le montagne
rompono gli argini del fiume
più mi dà il suo rude
più sgorga il mio miele
il suono della sua voce si fa scuro
il tono deciso urgente
disperde la mia mente
mi tiene fra le braccia
mi allaccia al desiderio
sospende il mio respiro
lassù su su in cima
fino al grido
poi mi appoggio al nido del suo petto
sono nata adesso
è calda la sua carezza sul mio viso

azzurrabianca

Il kamikaze alla Poesia


-Chi sei tu che mi parli
con quel tono sommesso
di giustizia, di pace e amore?
Sono versi sprecati, utopie
e adesso, io difendo il mio onore.
Queste vie
che ora bevono il sangue fraterno
rideranno domani
e a noi martiri “gloria in eterno!”
Che ne sai
delle mille ragioni,
le piaghe che il mio popolo sconta
le notizie ti arrivano vaghe
hanno l’estro di chi le racconta.
Che dirai Poesia,
alla sposa che lascio bambina
e domani già vedova?
Al suo pianto
parlerai di ideali che ignora
cui restare fedele al di là della morte?
Che dirai?  Muterai la sua sorte?
Non provarci!
non è mio il cuore in cui fare breccia
a me l’hanno strappato quei vili
quella feccia che, mentre ti plaude,
manda noi, marionette drogate,
a imbrattare col sangue
il biancore di case ed asili.
Come te, uno spirito puro
portò un dì la parola tra il volgo
come me s’immolò al suo Dio.
Non gettare le tue perle nel gorgo
torna là dove certo sei nata
dov’è l’albero del bene e del male;
là domani verrò
e in quel luogo avrà un senso ascoltarti.
Tanto qui, resterà tutto uguale.

Viviana Santandrea

Col tono stanco

chino all’orizzonte
nei labirinti delle notti
affondo
lo sguardo
dalla mansarda
piove più lontano,
vaga apparecchiare
la tavola del cuore,
splendono i commensali
nel buio del presente…
mi ferisco gli occhi
accarezzando.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on novembre 8, 2010 at 07:28  Comments (5)  
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