Dimmi com’è

.
Dimmi com’è naufragare,
provare il tormento che agita il cuore
quando l’indifferenza ti colpisce
spezzando piano piano i sogni,
allontanandoli per sempre da te.
Camminare su un sentiero impervio 
che non porta a niente,
fingendo che i ricordi si possano cancellare
come scarabocchi accartocciati da gettare.
Dimmi com’è sentirsi morire,
quando la notte ingoia ogni cosa
e ti sembra di soffocare tra le ombre,
fragile come vela che affronta la tempesta.
Sentirsi lacerare tra ghiaccio e silenzio,
sprofondare nella confusione incessante
mescolata alla paura ricoperta da veli
di parole menzognere che danzano macabre
deridendo le tue illusioni.
Dimmi com’è vagare tra specchi
deformanti la realtà in mostruosi incubi 
sordi al dolore che avanza e ti fa smarrire,
mentre delle stagioni che incuranti passano 
non puoi assaporare colori, suoni, sapori.
Avere gli occhi colmi di lacrime e polvere,
dover avanzare in uno spazio dimenticato 
dal tempo, incapace di reinventare nuove giornate
mentre il tuo respiro di spegne lentamente.
Dimmi com’è…. per te…
.
Patrizia Mezzogori

Addio

Vieni, siediti qui sul mio letto
Vorrei stringerti ancora una volta al petto.
Ora tocca a te, bambina mia,
aiutarmi, poco a poco, ad andare via….

Fatti ancora accarezzare i capelli…
ricordo sempre il momento, tra i più belli,
quando, tra strepiti e dolori,
con amore ti aiutai a venir fuori.

Ti ho aspettato tanto pazientemente
e ti ho cresciuto, lavorando alacremente,
adesso ti vorrei lasciare il mio testamento
per lenire un poco, se posso, il tuo tormento.

Vorrei lasciare a te, anima mia,
una traccia del mio passaggio, che non vada via.
Vorrei che tu sapessi che io sarò ovunque
se tu mi penserai e mi parlerai comunque.

Se porterai con te, in ogni istante,
la speranza, l’entusiasmo e le emozioni tante
che insieme abbiamo sempre condiviso
e come, dopo un dramma, abbiamo ritrovato il riso.

Adesso sono io che ho paura
come per te era il buio di una notte scura.
Sì, te lo confesso, ora ho timore
dell’ignoto e di provare ancora del dolore!

Ma se tu mi terrai la mano, mio piccolo fiore,
io me ne andrò serena, piano senza fare rumore.
Non piangere, amore mio, ti voglio tanto bene,
sarò la tua mamma sempre… se tu la chiami lei viene!

Anna Maria Guerrieri

Insegnami

Insegnami
come posso fuggire
ai mille occhi di te
che mi cercano e mi trovano
nel gesto più folle delle mie braccia
chiuse
nel centimetro più angusto di me.
Insegnami come posso far tacere
il silenzio delle mie mani
che non piovono d’inchiostro
il bianco foglio
che più non danzano la pioggia
sulle punte
nè gli arcobaleni del dopo
sulle tue labbra.
Insegnami come sopravvivere
a questo groviglio di anime
che amo e odio
e mi odio perchè l’amo
quando la sera cala sulle parole
e in dono ti porta il mio tormento.

Anileda Xeka

Ottobre

Passano pennellate di parole
sulla tavolozza del presente
e chiodi fitti
graffiano la pelle…

qualche poesia scordata
suona ancora
col tormento di raggi
versa gocce di miele
sotto gli occhi severi della luna…

ottobre dorato di foglie e di sole
si staccano dai rami
i pensieri maturi
cadono nella solitudine…

ottobre
lenisce il sole il pianto
con le carezze d’oro.

Giuseppe Stracuzzi

Sirena

Sirena
venuta dal mare
cosparsa
d’acqua e di sale,
ambrata
è la pelle dal sole
con gli occhi
che
declaman amore

I sensi
un tormento
di fuoco.
Passione
che inneggia
il calore,
espressa
dalla voglia
del cuore

Ciro Germano

Published in: on novembre 14, 2011 at 07:10  Comments (5)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , ,

Se potessi

 
Se potessi scegliere, uscirei
da questo bozzolo di silenzio
e parole sonnambule
s’alzerebbero in volo,
libere, multicolori.
Non più lacrime e dolore 
da questo male oscuro 
che m’allontana da tutti,
mai più avvolta in questa ragnatela
che sminuisce, spegne i sorrisi,
attanaglia il cuore.
Fuggirei lontana da questo tormento
che avviluppa e implacabile dilania, 
opprime, toglie il respiro.
Lontana dai giudizi di chi addita 
chiamandomi – pazza –
e non può capire…
che ho solo bisogno d’amore
Patrizia Mezzogori

Fra via Massarenti…

STRÀ LA VÌ MASSARENTI

Strà la vì Massarenti e la ferovì
aiè un gropp ad cà e lè aiè la mì
strà la via Guelfa e la San Videl
cla t po’ purter infen al mer.
Lè in cal pognn d’abitazion
a purtè ed men t’è la zitè
con tott i qui par ban cumbinè.
S’at vù al silenzi t’è da tgnir la porta srè
e avert al condiziona tour: acsè t’è da fer
t’è da difendart dal cheld e da l’inquinament
t pò truver arstor in ogni mument
con la porta ban srè inciavardè sbarè.
T p umettar so anc al sbari a la fnestra
acsè da la to galera t pu guardera fora
see par cheso invatta a l’asfelt incù
i vegnan fora i fiur da st’aura.
L’è poc piò d’un monolochel
ristruturè brisa mel
 mo mè an stag piò lè
ai vag soul al giovedè
quand a vag al zircol d’ la poesì
a ven fora e at zairc in t la vì.
 

§

 
Fra via Massarenti e la ferrovia
C’è un gruppo di case e lì c’è la mia
Fra la via Guelfa e la San Vitale
Che ti può portare fino al mare
In quel pugno di abitazioni
Puoi andare a vivere senza esitazioni
A portata di mano hai la città
Con tutto quello che sempre ti dà
Se cerchi il silenzio tieni la porta ben chiusa
E aperto il condizionatore così si usa
Ti difendi dal caldo e dall’inquinamento
Puoi trovare sollievo ad ogni tormento
Con la porta ben chiusa sbarrata serrata
Puoi mettere anche alla finestra una grata
E dal tuo piccolo carcere guardare fuori
Se per caso sull’asfalto oggi nascono i fiori
È poco più di un monolocale
Ristrutturato niente male
Ma io non vivo più lì
Ci vengo soltanto il giovedì
Quando vado al circolo di poesia
Esco fuori e ti cerco per la via

azzurrabianca

Il sole è il sorriso vero della vita

 

al buio resto con il mio dolore.
mi ascolto e attendo
non so cosa.

tu, nella tua mente hai già deciso
che di tenebra e zolfo sia fatta la mia anima
e il sole mi sia il peggior nemico

ti spiegherei ma troppe volte
ti parlai senza voce perché aveva da dire
molto di più il mio silenzio

perché spesso ho ingoiato le mie lacrime
e ho pianto un fiato da te e inoltre
la tua palese indifferenza.

tu non saprai mai che il mio amore
aveva ed ha un cuore di bambina
perché come allora ancora credo che il Sole
non sia soltanto fuoco e luce soltanto

Egli è soprattutto Sorriso.
                         E’ il Sorriso Vero della Vita

ecco perché al buio sto e gli risparmio almeno a lui
il mio tormento e a me, quando sarà tempo;

avrò occhi allenati simili a quelli di un felino
per il mio eterno buio

mi peserà di meno andandomene
e meno graverà il congedo.

Anileda Xeka

A te, pragmatico uomo, chiedo

 
Prestami la tua capacità di decidere
la tua sicurezza nel sapere in cosa credere.
Scrollami, dimmi che non ho più l’età
che i sogni sono illusioni per allocchi
protagonisti di fiabe antiche inascoltate.
.
Convincimi che la luna è solo un astro
e non complice luce che si fa discreta
per proteggere un’intimità
o regalare un brillar di gemme
alle sciolte chiome di colei
che come fiera le libera al vento
per spargere profumi incantatori.
.
Dimmi che il cielo è aria
e non dimora di angeli e di anime.
Fammi credere che mai più
le braccia forti di mio padre
sorreggeranno la mia fragilità
e che il sorriso di mia madre
ho spento io per sempre
abbassando le palpebre
su occhi che mai rivedranno luce.
.
Polvere, solo polvere,
resterà di questo amore cosmico
tormento e gaudio
che mi divora l’anima
attimo per attimo
facendo di me una fiamma
che non so estinguere.

Elide Colombo

L’anno che verrà

Sta per giungere la mesta fine di un anno
che uguale agli altri è stato.
Nato deforme con le speranze svanite,
le promesse non mantenute,
le guerre, i soprusi, gli inganni del precedente
ha ereditato.
A lui ubriachi ed ebeti abbiamo brindato
tra sorrisi e parole, tra fuochi d’artificio
subito spenti.
Abbiamo sollevato calici colmi e subito
tracannati, infranti li abbiamo maledicendo
il morente.
Domani sarà diverso! Abbiamo gridato.
Ci siamo svegliati col fragore di bombe,
di morti bianche, di follie antiche e ripetute.
Abbiamo brindato e sognato la pace.
Ci siamo ingannati per un momento,
per lasciare alle spalle il peso del vivere,
per una notte via ogni tormento.
Per una notte, per quella notte, dimenticare
è dovere.
Al diavolo i conflitti dimenticati! È festa!
Al diavolo chi è senza lavoro, senza speranza.
Al diavolo quel bambino nato e abbandonato,
quella donna violentata, i veleni nascosti.
Al diavolo i vecchi al loro destino lasciati,
che sentano pure il rintocco della mezzanotte
soli in un letto.
Suvvia! Siamo ottimisti, almeno per una notte!
Indossiamo l’intimo rosso che toglieremo
per un momento di sesso prima di dormire
dell’alba a ridosso gonfi di spumante
e di alito fetente
È festa…
L’anno nuovo verrà con una promessa certa,
sarà come il passato,
quello che avremmo voluto morto e sotterrato.

Claudio Pompi