Mani

Parlano silenziose, scavano a fondo,
come un aratro ad abradere il torpore del silenzioso maggese.
Furtivo, il raggio di sole dà vita alle zolle,
così il calore dà sollievo alle pene,
ai tumultuosi pensieri … celati, in rivolta.
Così, inerme, in prezioso abbandono, la mente s’arrende,
distesa adesso
come docil quadro al suo pittore,
tra le tue mani a cornice,
la pace,
come nella campagna presto al mattino.

Michela Sandrini

Annunci

Solo

.
Se non abbracci
dentro
strappi e tormento
se non baci
vene ferite
se non ti liberi
di squame e torpore
se non lecchi
linfa calda di sete
se non carezzi
fegato e cuore
budella e unghie
se non riprendi
ad amarti
dopo la tempesta
senti
da solo
pioggia fine
su un capo non tuo.
.
Tinti Baldini
.
Published in: on maggio 19, 2012 at 07:31  Comments (16)  
Tags: , , , , , , , , , , , , ,

Estate

La pelle è ambrata
dal sole d’estate,
aspersa di sale
dell’azzurro del mare

Distesa nei flutti
del basso arenile,
con le onde sinuose
che infrangon…
le membra

La spuma l’inebria,
le dona piacere,

e…

gli occhi socchiusi
dai raggi del sole…

accentuano i sensi
nel dolce torpore

Ciro Germano

Published in: on maggio 9, 2012 at 06:51  Comments (4)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , ,

Primavera

 
dopo un lungo torpore  t’avvii
a sbucare petali al cielo
e nell’aria ti trastulli nuova.
Mi catturi nei tuoi profumi
nei tuoi  teneri campi
un tempo  fiore del tuo prato
t’abbellivo.
Stesso cielo, limpido, liscio
vecchio  il viso di primavere
 tu sempre nuova
fra ciocche di viole
primule, e ciclamini.

Rosy Giglio

Published in: on aprile 3, 2012 at 07:13  Comments (7)  
Tags: , , , , , , , , , , , , ,

Cicale

Assordanti,
ripetitive,
noiose.
Quella sega
stridente
le orecchie
mi avvilisce.
Eppure le amo,
nel caldo torpore
d’un pomeriggio
mediterraneo,
abbracciati ai rami
degli ulivi,
delle betulle,
ai Piani di Galatina,
mi ricordano
affetti ormai finiti,
carezze e rimbrotti
che riposano
tra i lumini
d’un camposanto
che mi opprime
e mi tormenta.

Salvatore Armando Santoro

Ora voglio!

Si spegne stanotte quel letargo
che ieri m’impediva di sperare,
assorbendo lacrime di angosce
m’imponeva sonni di rinuncia.

Così che finalmente ora voglio!
e strepito sorrisi a tutto spazio,
provando ad ignorare la grancassa
il corpo suona musiche interiori.

M’afferra in vita un’armonia latina
pari a questo mio volere e basta!
in cadenza ancheggio desideri
che di norma mai potrei animare.

Sul viale inciso dalla pantomina
esprimo slanci versatili di danza,
scartando l’orme tese del torpore
disturbo il tempo che lasso corre.

Daniela Procida

Perdonaci Terra

Scendo e mi proietto
all’interno della terra
dove lo scheletro della vita
protesta pietrificandosi
E’ un fiume al contrario
pieno di allucinazioni
fluttuanti acque
verso la sua anima

Scendo nella oscura melma
e le rive  mi proiettano
stelle lievitanti mortali acidi
inorridendomi.
Eccole sono cartilagini dell’oblio
fango e gelatina
orbite come fossati senza fondo
sono mostri in fulgore anonimo

Vengo trascinato da lave
tumultuose
verso il cuore della terra
dove pulsa il segreto del fuoco inviolato
Ora io al centro del portento
dove non vive distinzione alcuna
tra l’essere bruciato e l’essere fuoco
sono morso dalle fiamme e sono anch’io
a morderle pronto.

E da lassù terra
appari in torpore addormentata
nel sogno del tuo sonno
è perciò che vengo
morendo lentamente
nel tuo fuoco con morti
occultate nel tragitto
soccombenti nelle tue tempeste.

Ti chiedo terra
l’apocalisse della speranza
mentre la luna d’aceto
rivolterà vomitando
le nostre anime velenose

Marcello Plavier

Delirando

Mentre cercavo di obliare nel sonno
riposando le mie membra
affaticate, languivano in me
spiriti vitali oppressi
da torpore naturale.

improvviso Cupido m’appare
armato di faretra ma privo
dei suoi ornamenti
triste in volto come non lo vidi mai.

domandai perchè
fosse così dimesso
con ali gualcite
e disordinato  d’aspetto

Ei così rispose ” il mio canto
s’è spento in amarezza
e la cetra mutò in pianto
il suo impeto d’amore.

Il mio vigore è spento
ed ogni forza scomparsa
il mio arco non si tende
ed io naufrago fra infiniti dilemmi”

e continuò: ” amico caro coltiva
ancora le tue arti nascoste,
insegna ad amare con grazia e cortesia
i misteri di Venere non propagarli
a chicchessia”

Ti prego mia Signora
soccorrimi abbi pietà di me
l’amore eccita e lusinga
il mio essere vitale,

Conosco la causa del mio male,
mi sento morire  ed allora
richiamo alla mente le tue delizie
ah quale meraviglioso tormento
trovarmi così esposto al mio delirio.

Marcello Plavier

L’abbandono della speranza


Perché?
perché la mia unica pianta,
non vuol germogliare;
eppure ogni estate
la inonda il calore del sole
ne desta il torpore,
ma lei non si scuote
subisce il trascorrer del tempo
e agita al vento le fronde
però non risponde.
La linfa che dalle radici
Natura diffonde copiosa
non genera frutti
si arrende, serrata da un muro
gramigne di dubbi e paure
che negano al mio giardino
un ritorno al futuro.
Mi chiedo: “ Perché alcune vite
oscurano il loro orizzonte?
ma chino la fronte
e accoglie il guanciale
le perle di attese ferite.

Viviana Santandrea