L’angoscia

L’ANGOISSE

Nature, rien de toi ne m’émeut, ni les champs
Nourriciers, ni l’écho vermeil des pastorales
Siciliennes, ni les pompes aurorales,
Ni la solennité dolente des couchants.

Je ris de l’Art, je ris de l’Homme aussi, des chants,
Des vers, des temples grecs et des tours en spirales
Qu’étirent dans le ciel vide les cathédrales,
Et je vois du même oeil les bons et les méchants.

Je ne crois pas en Dieu, j’abjure et je renie
Toute pensée, et quant à la vieille ironie,
L’Amour, je voudrais bien qu’on ne m’en parlât plus.

Lasse de vivre, ayant peur de mourir, pareille
Au brick perdu jouet du flux et du reflux,
Mon âme pour d’affreux naufrages appareille.

§

Natura, nulla di te mi commuove, nè gli almi
campi, nè l’eco vermiglia delle pastorali
siciliane, non le pompe aurorali
nè la solennità dolente dei tramonti.

Rido dell’Arte, rido dell’uomo, dei versi,
dei campi, dei templi greci, delle torri a spirale
che protendono al cielo vuoto le cattedrali
e con gli stessi occhi vedo i buoni e i perversi.

Non credo in Dio, rinnego ed abiuro
ogni pensiero e, quanto quella vecchia ironia
l’Amore, vorrei proprio che non me ne parlassero più.

Stanco di vivere e avendo paura di morire,
la mia anima, scafo dei marosi in balìa,
per orridi naufragi si prepara a partire.

PAUL VERLAINE

Grotta

CUEVA

De la cueva salen

largos sollozos.

( Lo cárdeno

sobre el rojo).

El gitano evoca

países remotos.

(Torres altas y hombres

misteriosos )

En la voz entrecortada

van sus ojos.

(Lo negro

sobre el rojo).

Y la cueva encalada

tiembla en el oro.

(Lo blanco

sobre el rojo).

§

Dalla grotta escono
lunghi singhiozzi

(Il viola
sul rosso)

Il gitano rievoca
paesi remoti.

(torri alte e uomini
misteriosi)

Nella voce rotta
vanno i suoi occhi.

(il nero
sul rosso)

E la grotta imbiancata
trema nell’oro.

(Il bianco
sul rosso)

FEDERICO GARCIA LORCA

Published in: on aprile 13, 2012 at 07:48  Comments (1)  
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Pasqua di Resurrezione

PASCUA DE RESURRECCIÓN

Mirad: el arco de la vida traza
el iris sobre el campo que verdea.
Buscad vuestros amores, doncellitas,
donde brota la fuente de la piedra.
En donde el agua ríe y sueña y pasa,
allí el romance del amor se cuenta.
¿No han de mirar un día, en vuestros brazos,
atónitos, el sol de primavera,
ojos que vienen a la luz cerrados,
y que al partirse de la vida ciegan?
¿No beberán un día en vuestros senos
los que mañana labrarán la tierra?
¡Oh, celebrad este domingo claro,
madrecitas en flor, vuestras entrañas nuevas!.
Gozad esta sonrisa de vuestra ruda madre.
Ya sus hermosos nidos habitan las cigüeñas,
y escriben en las torres sus blancos garabatos.
Como esmeraldas lucen los musgos de las peñas.
Entre los robles muerden
los negros toros la menuda hierba,
y el pastor que apacienta los merinos
su pardo sayo en la montaña deja.

§

Guardate:  l’arco della vita traccia

l’iride sul campo che inverdisce.

Cercate i vostri amori, donzelle,

dove germoglia la fonte della pietra.

Dove l’acqua ride e sogna e passa,

lì il romanzo d’amore si racconta.

Non devono guardare un giorno, nelle vostre braccia,

attonite, il sole di primavera,

occhi che vengono chiusi alla luce della vita,

e se ne partono ciechi ?

Non berranno un giorno nei vostri seni

quelli che domani coltiveranno la terra?

Oh, celebrate questa domenica chiara,

mamme in fiore, le vostre viscere nuove!.

Godete questo sorriso di vostra dura madre.

Già i loro bei nidi abitano le cicogne,

e scrivono nelle torri i loro bianchi scarabocchi.

Come smeraldi brillano i muschi delle rocce.

Tra i roveri mordono i neri tori la minuta erba,

ed il pastore che pascola i merini

lascia la sua bruna casacca alla montagna

 

ANTONIO MACHADO Y RUIZ

Curva la schiena tenue respiro

 
Il mio infinito sussurra caverne
e saluta la morte, curva la schiena,
sguardo svagato e tenue respiro
affannato che si apre il passaggio
tra mille abéti cullati dal vento.

Felicità di nostalgie lontane

e galassie radianti il tuo bel viso
in un tardo meriggio novembrino
unionefiamma in cosmi e cromosomi.

Ora la vita mia muore di gioia:

l’amore Tuo mi offriva l’importanza
di pregare… ma vai senza sapere
dove portar la tua fiorente vita,
ch’era il mio canto: una canzon d’amore.

Torri splendenti speculomunite,

dai lumi tuoi, dolci d’incanti pieni:
mi esprimo con la mente anchilosata
d’eterno maliardo, oltre i princìpi astrali
e ben più oltre il tempo d’universi
nell’ultima pupilla anima quieta
una lacrima…

Paolo Santangelo

Foschia


Anche se mi avvolge la foschia
ho spalancato le finestre
a fronte
rettangoli appiattiti si
aprono a paravento
le torri
accostate a cime di olmi
dove sulle punte
dondolano volatili
plana il fresco sulle guance
Il collo stretto a finta lana
Respiro.

Rosy Giglio

Published in: on maggio 16, 2011 at 07:10  Comments (6)  
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La strada dell’odio

Nel fondo del giorno più basso
culmina il polo opposto
dell’amore…
l’impatto delle torri gemelle
attesta la presenza
di un demone
che regge sulle spalle
vili specialisti di parole,
nei ritagli fra colpe e coltelli
fratelli sfogliando le mani
hanno aperto una strada asfaltata
dell’odio:
chilometri di orrori,
chilometri di pianto…
la zolla stringe i denti
dall’ombrofilo trebbio trapassata,
esplode il parto,
spazza gli argini urlando,
percorre la strada dell’odio
fino a perdita d’occhio.

Giuseppe Stracuzzi

…Undici settembre

Non sono più le torri.
Gemello,
è solo il dolore.
Così piccolo è Allàh!
se tutto ciò ha permesso.

Silvano Conti

Published in: on settembre 11, 2010 at 07:09  Comments (2)  
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Poeta

Betulle dai rami alti e sottili,
dalla corteccia bianca che par seta,
frassini, abeti. Ed olmi rilucenti, e querce immense
dalla chioma cupa, alla vostra ombra
il poeta tacito ascolterà vostri sussurri,
ascolterà: non vi badate, il poeta è un umano buono
– non generalizziamo –
un animale umile del bosco,
vive la vostra vita di mistero
e sogna un nido fra le frondi ascose.

Ma in una notte, quando tutto tace,
foreste cupe come un triste sogno,
errò il poeta scagliando il verso al vento,
come una sfida contro il mondo intero:
sharī’a di fiqh scorretti –
olocausti –
genocidi commessi –
– son crollate le Torri.

E quella notte il buon poeta umano
più non dormì. L’ore sonavan lente
come una tortura da lontano.
Guardò verso il cielo. Oh notte immensa
Era una notte silente senza stelle, buia.
Dopo i fratricidi e le vendette
da uomo a umano e a tutte le creature
viventi in casa loro.

Sharī’a mondo immerso nel silenzio
Di nebbia ricopriva montagne.
Pur al poeta parve d’udire in lontananza,
come fruscio fievole e soave,
un suono dolce che frangea le nubi.
Come un raggio improvviso nella notte.
Ma poi si fece più solenne e grave:
Mano multicolorevariopinta,
quale dolor ti muove
’ l cor dolente, perché tanto lo schianto?
No Pace, No Bontà, No Perdono?

Anche su non colpevoli. Odio, Vendetta?
Musica che muore: ora al poeta Vita
è più deserta, nera.
Senza, od in via di estinzione, l’Amore.

Paolo Santangelo