Quando forti e diritte le nostre anime

When our two souls stand up erect and strong,
Face to face, silent, drawing nigh and nigher,
Until the lengthening wings break into fire
At either curved point,–what bitter wrong
Can the earth do to us, that we should not long
Be here contented? Think! In mounting higher,
The angels would press on us and aspire
To drop some golden orb of perfect song
Into our deep, dear silence. Let us stay
Rather on earth, Beloved,–where the unfit
Contrarious moods of men recoil away
And isolate pure spirits, and permit
A place to stand and love in for a day,
With darkness and the death-hour rounding it.

§

Quando forti e diritte le nostre anime
si stringono in silenzio sempre più vicine,
finché le punte ricurve delle loro ali
aperte prendono fuoco, quale amaro
torto può farci la terra per impedirci
d’essere a lungo felici? Pensa! Mentre
saliamo in alto, gli angeli, incalzandoci,
sfere d’oro di canto perfetto vorrebbero
far cadere nel nostro profondo e caro
silenzio. Ma, amore, restiamo sulla terra
dove l’avverso, indegno umore degli umani
fugge gli spiriti puri, li isola e consente
un luogo dove stare, amare per un giorno,
con l’ombra e l’ora della morte intorno.

ELIZABETH BARRETT BROWNING

(Sonnet XXII)

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We can work it out

Try to see it my way
Do I have to keep on talking till I can’t go on?
While you see it your way
Run the risk of knowing that our love may soon be gone
We can work it out
We can work it out

Think of what you’re saying
You can get it wrong and still you think that it’s alright
Think of what I’m saying
We can work it out and get it straight, or say good night
We can work it out
We can work it out

Life is very short, and there’s no time
For fussing and fighting, my friend
I have always thought that it’s a crime
So I will ask you once again

Try to see it my way
Only time will tell if I am right or I am wrong
While you see it your way
There’s a chance that we may fall apart before too long
We can work it out
We can work it out

Life is very short, and there’s no time
For fussing and fighting, my friend
I have always thought that it’s a crime
So I will ask you once again

Try to see it my way
Only time will tell if I am right or I am wrong
While you see it your way
There’s a chance that we may fall apart before too long
We can work it out
We can work it out

§

NOI POSSIAMO FARCELA

Prova a vederla secondo il mio punto di vista
Devo continuare a parlare fino a quando non ce la farò più?
Finchè la vedrai a modo tuo
Corri il rischio di pensare che il nostro amore possa presto finire
Ma noi ce la possiamo fare
Noi possiamo farcelaPensa a quello che stai dicendo
Potresti sbagliare ma continuare a credere di aver ragione
Pensa a quello che sto dicendo io
Possiamo farcela e tirare dritto, oppure dirci buonanotte
Ma noi ce la possiamo fare
Noi possiamo farcelaLa vita è troppo breve e non abbiamo tempo
per agitarci e litigare, amica mia
Ho sempre pensato che sia un crimine..
Perchè te lo chiederò ancora una volta:Prova a vederla dal mio punto di vista
Solo il tempo mi dirà se ho torto o ragione
Finchè la penserai a modo tuo
C’è la possibilità che potremmo separarci tra non molto
Ma noi ce la possiamo fare
Noi possiamo farcela

PAUL MC CARTNEY E JOHN LENNON
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Le liti

“Le liti non durerebbero tanto a lungo se il torto fosse solo da una parte”

FRANÇOIS DE LA ROCHEFOUCAULD

Published in: on marzo 7, 2012 at 07:10  Comments (2)  
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La locomotiva

Non so che viso avesse, neppure come si chiamava,
con che voce parlasse, con quale voce poi cantava,
quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli,
ma nella fantasia ho l’immagine sua:
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli…

Conosco invece l’epoca dei fatti, qual’ era il suo mestiere:
i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere,
i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti
sembrava il treno anch’ esso un mito di progresso
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti…

E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano
che l’uomo dominava con il pensiero e con la mano:
ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite,
sembrava avesse dentro un potere tremendo,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite..

Ma un’ altra grande forza spiegava allora le sue ali,
parole che dicevano “gli uomini son tutti uguali”
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria e illuminava l’ aria
la fiaccola dell’ anarchia,
la fiaccola dell’ anarchia,
la fiaccola dell’ anarchia…

Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione,
un treno di lusso, lontana destinazione:
vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori,
pensava al magro giorno della sua gente attorno,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori…

Non so che cosa accadde, perchè prese la decisione,
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore:
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore…

E sul binario stava la locomotiva,
la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
mordesse la rotaia con muscoli d’ acciaio,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno…

E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo
pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto.
Salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura
e prima di pensare a quel che stava a fare,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura…

Correva l’ altro treno ignaro e quasi senza fretta,
nessuno immaginava di andare verso la vendetta,
ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno:
“notizia di emergenza, agite con urgenza,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno…”

Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva
e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva
e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria:
“Fratello, non temere, che corro al mio dovere!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!”

E intanto corre corre corre sempre più forte
e corre corre corre corre verso la morte
e niente ormai può trattenere l’ immensa forza distruttrice,
aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto
della grande consolatrice,
della grande consolatrice,
della grande consolatrice…

La storia ci racconta come finì la corsa
la macchina deviata lungo una linea morta…
con l’ ultimo suo grido d’ animale la macchina eruttò lapilli e lava,
esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo:
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava…

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
mentre fa correr via la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva, come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia!

FRANCESCO GUCCINI

Borgo antico

Ritornerò da te, borgo scordato,
da te ritornerò col treno un giorno
come quando tornavo da soldato
con la gente che mi veniva attorno.

Mi affaccerò di nuovo alla finestra
dalla quale guardavo a sera il mare,
dopo aver consumato la minestra,
e qualche nave vi vedrò passare.

Sognerò nuovamente, come allora,
d’essere a bordo e navigar lontano,
veder la poppa che dall’onda affiora,
dare la dritta come un capitano.

Come allora mi coglierà il tramonto
che infuocava di rosso la montagna
dell’Etna, ed increspava il ponto
che la Sicilia e la Calabria bagna.

Come allora mi sperderò la sera
per i vicoli stretti e senza luce
cercherò la via della mia primavera
che non so più davver dove conduce.

Riascolterò una volta ancor la voce
di un amico davanti alla sua porta,
che si trasporta quieto la sua croce
con dignità, e da persona accorta

trova ancora una parola di conforto
per consolar chi sta subendo un torto.

Salvatore Armando Santoro

Il progresso

“Abbiate fiducia nel progresso: ha sempre ragione anche quando ha torto”

FILIPPO TOMMASO MARINETTI

Published in: on maggio 20, 2011 at 07:03  Comments (6)  
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Blue

È che potrei bucarlo, guardandolo più forte.
Il vento ha tolto veli e vergogna alla mattina;
così che pare d’essere in mare
senza meta, il dito che si frange alla luna
il fascio d’acqua
che allaccia le mie scarpe, come mia madre, allora.
Il giorno che con l’aria sul collo io piangevo:
perché volevo avere la zazzera dei Beatles
la giacca di velluto
e gli occhiali per il sole.
Invece avevo solo un ombrello riparato
che aprirlo mi sembrava di fargli torto,
blue.

Massimo Botturi

Cosa, se non la rabbia

Potrebbe darmi la forza di guardare
Le montagne dalla mia finestra

Quando il panorama che mi si offre
È solo quello del tuo volto
E del tuo corpo senza unghiate – era palese
Eri magnifico – ed io tremavo

Ora, calpestata sbrano i tuoi piedi
La mia vendetta è la tua perdita
Perché mai ho creduto così sinceramente d’aver fatto
Un torto a qualcuno privandolo della mia presenza

Nicole Marchesin

Published in: on novembre 7, 2010 at 07:18  Comments (4)  
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La storia

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono “Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera”.
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

FRANCESCO DE GREGORI


Dio è morto

Ho visto
la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente,
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di qualcosa che non trovano
nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate,
dentro alle stanze da pastiglie trasformate,
lungo alle nuvole di fumo del mondo fatto di città,
essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà
e un dio che è morto,
ai bordi delle strade dio è morto,
nelle auto prese a rate dio è morto,
nei miti dell’ estate dio è morto…

Mi han detto
che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede,
nei miti eterni della patria o dell’ eroe
perchè è venuto ormai il momento di negare
tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura,
una politica che è solo far carriera,
il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto,
l’ ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
e un dio che è morto,
nei campi di sterminio dio è morto,
coi miti della razza dio è morto
con gli odi di partito dio è morto…

Ma penso
che questa mia generazione è preparata
a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,
ad un futuro che ha già in mano,
a una rivolta senza armi,
perchè noi tutti ormai sappiamo
che se dio muore è per tre giorni e poi risorge,
in ciò che noi crediamo dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo dio è risorto,
nel mondo che faremo dio è risorto…

FRANCESCO GUCCINI