After those Days

 
Strade senza traguardo
notti senza risveglio
canti di voci mute
stelle che fan sberleffi.
.
Luci senza chiarori
albe che san di fiele
tramonti allucinati
mari coprono terre.
.
Sfumano l’orizzonte
luci di rosso sangue
di soli neri aurore
i cuori opprimeranno.
.
Così noi camminiamo
smarrendo un mondo amico
che abbiamo violentato
 da cecità offuscati.
.
La luce spegneremo
sui nostri giorni tristi.
Vindice la natura
vi calerà il sipario.
.
Cercar nel pentimento
salvifico perdono
inutile speranza
a tempo ormai  finito.
 

Piero Colonna Romano

Il fiume

Il fiume scorre veloce
verso la valle,
e trasporta tutto ciò
che convoglia nel letto

Aggrappato ad un legno,
tra le acque impetuose,
scivolo via, laggiù ….
verso il mare

Non c’è maniera di frenare
la corsa smodata,
né consentito uscire dall’acqua.
Sommerso, dai detriti e dal fango,
aspetto, nolente, la foce …
quale traguardo

La vita è simile al fiume,
che corre, travolge, t’annienta,
e ti tiene in sua balìa…
fino alla fine del viaggio.

Ciro Germano

Published in: on ottobre 27, 2011 at 06:59  Comments (7)  
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Su d’un eremo volare

 
Sto pensando di mollare,
e su d’un eremo volare.
Porterò poco, o niente,
d’ogni cosa,
del sistema che m’imbriglia,
e che l’una all’altra s’assomiglia.
Voglio dire…basta al mondo,
che mi prende per il fondo,
in una corsa in girotondo…
e non s’arriva mai al traguardo,
come il criceto sulla ruota
nella gabbia
E da lassù …
griderò ad alta voce,
di non esser così voraci…
nel rincorrer le chimere,
ma ricordarsi d’anteporre…
sempre il proprio essere…
anziché il proprio avere  

Ciro Germano

Published in: on maggio 28, 2011 at 07:11  Comments (6)  
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Un matto indimenticabile

UN MÂT INDIMENTICÂBIL

L’andèva in gîr pr i prè
a tèsta bâsa
e cûl al’èlta,
cåntracuränt,
e quî ch’i pasèven,
in frazza cme del sajatt mo,
incunsapevolmänt,
sänza traguèrd,
i al deridèven sughignand:
– L’é mât! l’é mât! l’é un miserâbil!
cun tótta cla verdûra ch’l’an cåssta gnínta
al’iper
scuizères i vintrón
par cojjer trî streccapoggn! –
Mo
la zant, låur,
i sâg’, i récc,
in savèven brisa che ló,
såtta la camîsa,
l’aveva ancåura un côr,
un tesôr ch’al sbattèva furiosamànt
quand,
dåpp avair zarchè/guardè col dîda
int al prè,
ed pónt in bianc stra la móccia
al truvèva, l’ammmmirèva,
una viulatta un quederfòi,
o una furmighénna cun na brisla
in spâla,
o un grapadén d ûc’ dla madòna zilèst,
o rusè!
Par ló,
al sugnadåur,
quasssta l’éra LA VÉTTA!
Par låur,
i prâtic, i concrét,
ló l éra… UN MÂT!
E la vétta l’andèva avanti:
fén a quand?

§

Andava in giro per i prati
a testa bassa
e culo all’alto,
controcorrente,
e quelli che passavano,
in fretta come delle saette ma,
inconsapevolmente,
senza traguardo,
lo deridevano sogghignando:
– È matto! è matto! è un miserabile!
con tutta quella verdura che non costa niente
all’iper
schiacciarsi il ventre
per cogliere tre radicchi matti! –
Ma
la gente, loro,
i saggi, i ricchi,
non sapevano che lui,
sotto la camicia,
aveva ancora un cuore,
un tesoro che sbatteva furiosamente
quando,
dopo aver cercato/guardato con le dita
nel prato,
di punto in bianco fra il mucchio
trovava, ammmmirava,
una violetta un quadrifoglio,
o una formichina con una briciola
in spalla,
o un grappoletto d’occhi della madonna celesti,
o rosati!
Per lui,
il sognatore,
quesssta era LA VITA!
Per loro,
i pratici, i concreti,
lui era… UN MATTO!
E la vita andava avanti:
fino a quando?

Sandro Sermenghi

Ode all’Ersilia


Villici del contado udite udite,
e in grande vena
gozzovigliate allegri qui stasera!
Ne scorreranno fiumi di acqua vera
e fiori imbandiranno il desco antico,
e approvvigionamenti in quantità!
Siam qui per festeggiare una Pulzella
che giunta al bel traguardo dei Settanta
ci volle avere tutti quanti assieme:
in alto Lei fa viaggi entusiasmanti,
i sogni non le mancano, la dritta!
Squasimodèi Lei fa insistentemente,
soffre di voglia d’Africa e dintorni,
sogna tornare a Cuba e forse in Cile,
ed anche un po’ in Australia o giù di lì!
Lei l’India non disdegna od il Giappone,
l’Irlanda e anche la Scozia tutte insieme,
di Magellan lo stretto passerebbe
da un guru in Pakistan si sederebbe.
Gli Stati Uniti ha già ben visitato
e chièsele là il desso una volta:
“Vuoi esser la mia sposa americana?”
Ma Lei mi rifiutò ed è d’allor
che il maschio suo fetente che son io,
non sa più accontentarla poffarbacco!
Potrei pure indossare un colbacco,
od anche un cappellaccio da cow boy,
e andarmene ignudo in via Rizzoli
in bicicletta in pieno mezzogiorno,
poi scendere al C’entro della Camst
dove ingoiar gli gnocchi ai tre formaggi
fatti da chef che sguàzzan nei paraggi!
Ma ormai ciò non risulta sufficiente,
ormai non la si tiene proprio più,
neppure a starle insieme a tu per tu:
diceva sempre sì, ma ora no!
E allora?
Sto poetastro fratto e assai distratto
si è rifugiato nella poesia!
E Lei va nell’armadio dei misteri
dove ci scova sempre strane cose
da farsi mutandini con le rose,
foulard e camicette sinforose,
golfini uniti ad altri bei fru fru!
Poi quando con le bimbe amiche sue
si trovano ci ci per chiacchierare
di cotte e pur di crude in quantità
maligne se le contano sfrenate!
Siam qui con zia Velleda tutta in ghingheri,
poi Giorgio, Sara e Bruna ch’è la cocca,
ed il nipote Vanes robustone!
Da viale Roma c’è Riccardo e Luisa,
e poi Menghini Umberto con Valeria;
giù da Pianoro Mauro con la Meri,
e dalla Cirenaica è giunto Fabio
con mami e papi Sara e il bel Gaetano!
Col piccolo Del Grande e la sua Emilia,
a chiudere sto gruppo ci son io
Sandro presente sempre al Suo comando!
Che c’è da dire adesso non lo so,
a Ersilia intensa vita e folle amore,
ti batta forte il cuore e le tue dita
amiche sian di anelli brillantati!
Ti pendano dai lobuli orecchini
e l’onda delle meche sia sempre viva,
al collo tuo scintillino collane
e un po’ di ombretto e fard ti dian colore,
sian belle per la vita le tue ore:
questo per Te desidero augurare!
Poi prendo su il bicchiere là per là
ed urlo ip ip ip, urrà ed urrà!

Sandro Sermenghi

Avvento

Rami nudi, vestiti
di scintillanti luci nella neve
fanno sentire un brivido di amore.
Finestre dietro i vetri
iniziano a adottare
stelle comete e luci intermittenti,
si respira odore di Natale.
La folla è pronta sulla dirittura
non aspetta il segnale è già partita
punta dritta al traguardo commerciale
che attira con la voce di sirena…
Nelle case si voltano i pensieri:
sempre più forti sono le pretese
degli incontentabili bambini,
sempre più forte chiamano i doveri
per non sfigurare tra i parenti,
il nervosismo incalza contro il tempo
che insegue la cometa e non da tregua…
Finalmente suona il grande giorno.
Canzoni di Natale
parlano di un bambino di una stalla
di povertà e d’amore…
c’è dell’altro
sempre più forti le delusioni
degli scontenti per gli scarsi doni
a contestare il fine
di queste sante luci di Natale.
Muoiono di vergogna le candele.

Giuseppe Stracuzzi

Sentiero

(dedicata a Lisa)

Sentiero vago senz’alcun traguardo
per più sicura via lasciar conviene
seppur sia lastricata di fatica
ché su per la salita sale, e incerto
è l’oltre che ogni curva mi nasconde.

Andrò finché non trovo quel che cerco
come amante che si fa guidare
da profumate scie lasciate ad arte
ed ogni passo riempie di speranza
ché a non sperare a lei non giungerebbe.

Porta anche me, sentiero, alla mia lei,
che sia come l’immagino nei sogni
e come me soltanto in questa via
lei lasci i passi suoi e non si perda
per quelle irte d’inganni ovunque sparse.

Armando Bettozzi

Published in: on settembre 7, 2010 at 07:29  Comments (2)  
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Tendenza

In questo campo fitto di candele
(e ciascuna s’affanna a prevalere)
un vento spira da scaturigini ignote:
correre, sorpassare, sopraffare…
sulle rive abbrunite del traguardo
quando si prelude mutamento
dello stato concreto a vento freddo,
la preda ammanettata si dibatte
sulla sabbia frusciante di memorie
che escono dalle intercapedini
del tempo, e allunga il verso
apparecchiando passi dove il tonfo
è l’unico alibi che conta.
Il libro può essere consultato,
ma soltanto l’orme sulla sabbia
rimaste nell’archivio del deserto.

Giuseppe Stracuzzi

Denaro


Pagate a vista: “Ventimilalire”
primo traguardo
era un assegno rosa;
orgogliosa, lo appesi
al lume di cucina.
Non li avrei spesi,
ma la vita è altra cosa.
Divenni anch’io vittima supina
di mala pianta
che prospera dove
son gli orti dell’avaro
sì, denaro è il suo nome
ma spesso chi lo muove
non lo nomina affatto
usa sinonimi:
grano, pizzo, usufrutto
competenza, conquibus
o “corpo del reato”;
io lo definirei
“l’innominato”
Quando è sporco si lava
con  passaggi di vasca
finchè torna più limpido
sempre alla stessa tasca.
Certamente infettivo
passa di mano in mano
eppur senza cautele
tanto chi ne è privo
pullula di anticorpi
mentre là dove abbonda
il passaggio è virtuale.
Utile negli eventi
ti libera, ma attenti
a non esserne schiavi
spesso per ottenerlo
i cosiddetti scaltri
mani “poco pulite”
rovinano le vite
…degli altri!
eh, forse dopo tutto
era meglio il baratto
lo fece anche Esaù
ma era il tempo che fu!

Viviana Santandrea

Volare

Quel maritozzo con la panna
che mangiavamo da ragazze
quasi fosse un premio prezioso
che assaporavamo lentamente.

Le risa come zucchero a velo
giovani come germogli
alla ricerca di luce.

Ricordi appannati
su di un vetro freddo
attraverso il quale
osservo il viale.

Alba che appare tra le nubi
indica la via
ove non vedo il traguardo.

Ali che crescono su spalle ricurve
dagli affanni
supremo segno di chi
sa ancora volare

Maristella Angeli