Mi ricorderò di questo autunno

Mi ricorderò di questo autunno
splendido e fuggitivo dalla luce migrante,
curva al vento sul dorso delle canne.
La piena dei canali è salita alla cintura
e mi ci sono immerso disseccato dalla siccità.
Quando sarò con gli amici nelle notti di città
farò la storia di questi giorni di ventura,
di mio padre che a pestar l’uva
s’era fatti i piedi rossi,
di mia madre timorosa
che porta un uovo caldo nella mano
ed è più felice d’una sposa.
Mio padre parlava di quel ciliegio
piantato il giorno delle nozze, mi diceva,
quest’anno non ha avuto fioritura,
e sognava di farne il letto nuziale a me primogenito.
Il vento di tramontana apriva il cielo
al quarto di luna. La luna coi corni
rosei, appena spuntati, di una vitella!
Domani si potrà seminare, diceva mio padre.
Sul palmo aperto della mano guardavo
i solchi chiari contro il fuoco, io sentivo
scoppiare il seme nel suo cuore,
io vedevo nei suoi occhi fiammeggiare
la conca spigata.

LEONARDO SINISGALLI

Rinascere?

Se potessi
nascere di nuovo
aspetterei
di saper per certo
che certi ceffi
con muso a sorriso
e le mani dentro l’altro
siano spariti e
più non si riproducano
che il vento e le nuvole
il grano e i papaveri
le oche e i passeri
ci siano ancora
che la polvere spessa
e il puzzo di marcio
siano stati spazzati
da una giovane tramontana
e che i bambini
giochino in strada
o in piane di luce
colorati di sangue
rosso nero giallo e verde
e che la luna e e stelle
mi guardino di nuovo
d’amore materno
indicando la via..
Non più occhi
senza domani
o sguardo cupo di
belva
via dolore assurdo
d’impotenza.

Ritorno di fantasia
contro il nulla.

Altrimenti non torno
neanche sotto forma
di lucciola.

Tinti Baldini

Noi del ’45


Nati dalle macerie
a piedi nudi
sulle stoppie
tra pozzanghere.
Rimpiattini
fra pagliai
mare immaginato
sull’aia
carri cigolanti
vacche amiche
campi gialli
immensi.
Tramontana
sulle gambe
camino spento
pane gustato
bambole di pezza
treni di latta.
In ginocchio
composti
sulle panche di chiesa.
Sei matite
macchie d’inchiostro
sui quaderni.
Sogni chiusi
in cartelle di cartone.

Graziella Cappelli