Scrivo…

 
Scrivo col cuore avvolto dalla nebbia,
latte piangente che inonda emozioni
e col suo freddo velo rallenta i miei passi.
Speranzosa nelle mie illusioni,
volgo lo sguardo all’implacabile buio
dove pudici crisantemi ghiacciati
urlano il dolore viscerale dell’inquietudine
ma, mentre una lenta lacrima s’inanella
nella sua naturale trasparenza,
trovo solo il vuoto della solitudine.

Patrizia Mezzogori

…Ecco

la mattina mi chiama
dall’alto dell’oceano
putrida di odori
d’ antiche solitudini

Ed ecco
ne risponde il cuore
in rapidi battiti
tremebondi
in trasparenza all’anima

Silvano Conti

Published in: on marzo 3, 2012 at 07:14  Comments (4)  
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Non sempre verde è il colore dell’infanzia

Quando lasci il dolore affondare
le brulle sue radici nell’iride innocente,
nell’assenza, tradisci te stesso,
quello che fosti ed il fanciullo che fuggi.
Divieni fumo di fiamma che muore
candela cui la luce flebile s’estingue
tra dita insensibili con l’ultimo baleno.
Eludi un’anima implorante, soltanto,
che le si tinga la nemica trasparenza.
Le frusti la vita se la vedi e l’ignori
ma se ascolti il coraggio d’amare
capirai il rintocco lungo
e lo sgranarsi orribile delle sue palpebre
in lontana solitudine.
Udrai bruciare le sue ciglia
ed il tonfo cupo della cenere franata
dal suo pianto in umile silenzio
al sorriso umano che le avrai spiegato.
Non è di semplici occhi quell’iride
che nulla sa dell’ipocrita notte,
nulla della tua mano incurante
che la scrolla come polvere molesta.
Occhi ignari di saper volare alto
scuotendo voci distratte o riluttanti
con la sferza dei rifiuti subìti
con il ricordo della tua indifferenza.
Ombrose non solo, slargate pupille,
cave di marmo pregiato esistono
per provare il tuo impegno,
scolpire, plasmare la tua benevolenza.
Così vagano quelle rare preziosità
e nel nostro mondo restano o
troppo spesso partono per l’Altro
confinate in tristi castoni
senza alcuno di sana volontà
ad estirpare il prisma grigio-bruno
che di tanta, infelice pochezza
è grave riflesso.

Daniela Procida

Mai più la stessa

Disadorna di luce
mi cerco nello specchio
e non mi trovo.

Poi intravedo una sagoma
di donna:

un alone grigio il suo vestito
in trasparenza
di fianchi e seni l’ombra
delicata in controluce.

In focus
l’immagine che passa
una volta ancora
e un’altra.

Beatrice Zanini

Published in: on dicembre 2, 2011 at 07:23  Comments (6)  
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A te acqua

 
Essenza, che scorri come il sangue
come il pensiero, mia certezza
sei la vita, e piangi emozioni
TU LIBERTA’
Fecondi equilibrio, trasparenza,
ti livelli  in  superficie a specchiare
dintorni, bellezze e doni  anche al chiuso
scenari  in cavità estremi
gioiosa
come l’aria t’involi  a cotonare spazi
stilli in trasparenza
e nutri l’eterno

Rosy Giglio

Dammi il mio giorno

Dammi il mio giorno;
ch’io mi cerchi ancora
un volto d’anni sopito
che un cavo d’acque
riporti in trasparenza,
e ch’io pianga amore di me stesso.

Ti cammino sul cuore,
ed è un trovarsi d’astri
in arcipelaghi insonni,
notte, fraterni a me
fossile emerso da uno stanco flutto;

un incurvarsi d’orbite segrete
dove siamo fitti
coi macigni e l’erbe.

SALVATORE QUASIMODO

Cliché

Dimmi chi sono io,
tu che m’hai dato l’abito
ornata come bambola,
dimmi se son io quella che vedi.
M’hai toccata
ritoccata l’immagine
più di quante volte ormai,
non so più se vivo, appaio
se di notte in giorno
mi creo o mi subisco.
Ho remore in contorno
interiora d’attributi vani e vari
che m’hai pigiato dentro
accozzato senza senso.
Dimmi chi sono cosa o chi
io ero prima del tuo attacco,
chè oggi m’ascolto
ma non è il vagito mio che piango.
Non è mia la traccia impersonale
che mi s’aggrappa al collo
quel fatuo balordo stereotipo
che l’anima non rende.

Assolvimi ora
lasciami ritrovarla pura sostanza
fuori dai tuoi effimeri confini.
Concedimi una corsa sola,
lieve,
in punta di piedi appena,
veloce,
perchè sguarnita dentro
terso il maquillage
non mi si veda l’immane trasparenza.
Accordami la fuga se non altro,
lascia che domani mi sovvenga
ancora l’essere che nacqui
là dove l’orma nuova che m’è innanzi
calzi il passo vergine
dell’ultimo incedere.

Daniela Procida

Trasparenza


Assente traversa il triangolo un occhio
e un par di rondini intravede in volo
mentre off/out si sente sempre più solo
e triste vecchio e vano scarabocchio:
forse lo ha colto strano un malocchio
e cerca accanito il suo ultimo brolo
perché di poesia si trova al polo
piegato? No-ooo! E addrizza il ginocchio
non più silente pen(s)oso dolente:
è primavera e l’assiòl fa un assolo,
sboccia in giardino un notturno turchino,
riesce allegramente a frotte la gente:
alfin le cortine cadono al suolo
e torna libero il vetro e ialino!

Sandro Sermenghi

Published in: on gennaio 21, 2010 at 07:18  Comments (2)  
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