Para_venti

Dal mio cantiere infranto
spando nugoli di vetro
avvoltolando cellophane
di pelle ” etichettata “
[ contrasti d’ombre
sulle porte simulate]
così al primo invadere
di magra copertura,
mi scioglierò le trecce
infastidite,
e dalla forma mentis
e_spanderò la gabbia,

specie protetta di ossa sfollate
sotto la dorsale.

Beatrice Zanini

Lezione di volo

 
Vieni con me
o Berenice dolce
 le trecce sciogli
per il mio piacere
.
 L’anima incantami
con fluidi filetti
l’alita dolce
sull’accaldato volto
.
Portanza dammi
e  scagliami nei cieli
fammi vedere
il mondo da lontano.
.
Penetreremo alfine
di quel Venturi il tubo.
Anche se separati
insiem ne usciremo.

Piero Colonna Romano

Published in: on gennaio 20, 2012 at 07:16  Comments (8)  
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Chiudo il tuo libro

Chiudo il tuo libro,

snodo le mie trecce,

o cuor selvaggio,

musico cuore…

con la tua vita intera

sei nei miei canti

come un addio a me.

Smarrivamo gli occhi negli stessi cieli,

meravigliati e violenti con stesso ritmo andavamo,

liberi singhiozzando, senza mai vederci,

né mai saperci, con notturni occhi.

Or nei tuoi canti

la tua vita intera

è come un addio a me.

Cuor selvaggio,

musico cuore,

chiudo il tuo libro,

le mie trecce snodo.

SIBILLA ALERAMO

(A Dino Campana)

Published in: on novembre 28, 2011 at 07:32  Comments (4)  
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Al canto dell’amore

 
Al canto dell’amore
scioglierò trecce di lacrime
carezzerò spighe di sole
rammenderò vele strappate
e poi solfeggerò giorni nuovi
nel tempo di una ballata dolce,
ballata quieta
scesa e ritrovata sulla terra
nel talamo di pace.

Roberta Bagnoli

Published in: on ottobre 3, 2011 at 07:20  Comments (10)  
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La figlia dei burattinai

Ti è rimasta la brama di verità

e quella di giocare, di fingere.

Chi sei, Giuseppe, oltre quel piccolo

che studiava tutte le sere, ai vetri

della grande veranda con un binocolo

da teatro, le stelle – era il cortile

dei fichi e dei nespoli già tutto

buio, e il pozzo che ti faceva

tanta paura, cancellato.

Che cosa credi, il tempo passa

Ma mica così in fretta come dicono.

Sei ancora lì, che piangi nella cucina

Senza sapere il perché, che guardi

Con una gioia sgomenta quella bambina

– la figlia dei burattinai, che venivano

tutti gli inverni nella tua città

da oltre le montagne, che davano

spettacoli di cavalieri e maghi –

e copri tutte quelle lentiggini

e le sue trecce, di lontano, di baci.

GIUSEPPE CONTE

Quante storie

Quante storie
ho da raccontarti
piccola
del salice piangente
che raccoglie passeri
le notti tiepide di Giugno
della tortora Billa
che entra in cucina
e spazza briciole
e malinconia
del ranocchio grasso
e pomposo là
nello stagno
che sembra principe
a ben guardare
del mirto profumato
che strappa lacrime
mentre cuoce il porceddu
del monte di Portofino
intatto e sano
che bacia il mare
e sorride
delle casette di fate
di Camogli
color di cielo e sabbia
e di stradine tra i rovi
dove giocare a prendersi
con le trecce al vento
di…..
piccola
ora te le racconto
in abito da clown
domani avrò davvero
le guance rosate
non più dipinte.

Tinti Baldini

Collage erotique


Rimembri amor, rimembri
quanto caro mi fu questo colle
che si diparte sopra la radura
e la tua selva oscura
or che vi entrai!  Ormai
se ci ripenso il sangue mi ribolle;
oh natura, oh natura!
Ancor ti vedo: molle
e gattesca duettare su quel letto
sparse le trecce sull’affannoso petto
e il cor mi si spaura
per il timore, ebbene sì lo ammetto
di far brutta figura!
Ma fosti dolce tu, cara creatura
che da chiare, fresche, dolci acque
eri nata. Al chiaror delle stelle
mia adorata ti amai,
della tua pelle ogni anfratto baciai
fin quando dell’orgasmo tuo gioioso
risuonaron le stanze
e le vie intorno.
Era il maggio odoroso
così menando,  un giorno
soli eravamo e senza alcun sospetto
e mentre ti dicevo: “Vieni, io aspetto”
ti vidi alzare nel silenzio un dito
dicesti un nome: “Merde! Mio marito!”

Viviana Santandrea

Dieci minuti prima di sempre

Se la sentissi discorrere, capace
e intanto traversassi lo specchio
e la vetrina,
fino alle chicchere gialle
tra i bicchieri.
Se solo immaginassi la voce, tolti gli anni
e le distanze un tot fatte a campi
e ferrovie.
Diresti che è la stessa bambina color pane,
seconda o terza andata per sposa
la carina.
E le sue trecce farebbero la giostra,
ancora, come bisce nell’aria
e odori
e neve
sarebbero gli stessi dei tempi di Romeo.
Se solo la vedessi con gli occhi dell’amore
sorrideresti al sonno venuto
là in poltrona
dieci minuti prima di sempre
là, vestita
una ciabatta in fronte a quell’altra
il mento in mano.

Massimo Botturi

La tua infanzia

Y tu infancia, dime, ¿dónde está tu infancia?,
que yo la quiero.
Las aguas que bebiste,
las flores que pisaste,
las trenzas que anudaste,
las risas que perdiste.
¿Cómo es posible que no fueran mías?
Dímelo, que estoy triste.
Quince años, sólo tuyos, nunca míos.
No me escondas tu infancia.
Pídele a Dios que nos desande el tiempo.
Volverá tu niñez y jugaremos.

§

E la tua infanzia, dimmi, dove sta la tua infanzia?
Perché io la voglio.
Le acque che bevesti,
i fiori che calpestasti,
le trecce che annodasti,
i sorrisi che perdesti.
Come è possibile che non fossero miei?
Dimmelo, sono triste.
Quindici anni soltanto tuoi, e mai miei.
Non mi celare la tua infanzia.
Chiedi a Dio che rifaccia il tempo:
tornerà la tua infanzia e giocheremo.

GERARDO DIEGO

Published in: on novembre 22, 2010 at 07:42  Comments (2)  
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Etichetta

Naso schiacciato al vetro
fuori piove
quanta ce n’è, per me, d’assoluzione
a colpe omesse?
Con la coda dell’occhio mi sorpasso
chiedendo chiarimenti se
(i bagliori diffusi nei gomiti nei polsi
nelle ginocchia e intorno
pari al centro)
la data sia la stessa.
giornate pettinate a trecce
corpo che  trema sulla china
in mia vece
frammento sabbia rose
di calcite…
In me l’itinerario dei sensori impronte
di titanio
infissi nel profondo
codice a barre
l’ora del tramonto.
E poi dirà, la brava gente, ha vissuto
di suo più che abbastanza.
Ed io lo penso?

Ho cognizione d’essere scaduta?…

Cristina Bove