Nè mistero nè dolore

Né mistero né dolore

né volontà sapiente del destino:

sempre quell’incontrarci ci lasciava

l’impressione di una lotta.

Ed io, indovinato dal mattino

l’attimo del tuo arrivo,

percepivo nei palmi socchiusi

il morso leggero di un tremito.

Con dita arse sgualcivo

la variopinta tovaglia del tavolo…

Capivo fin da allora

quanto è angusta questa terra.

ANNA ANDREEVNA ACHMATOVA

Insonnia

Credo di sognare
è giorno forse,
e la luce non arriva
ad illuminare
il mio camminare
petroso;
invece
se è notte
vedo stelle
in luce soffocata
con chiarore
insolito.
Cammino e tutto
mi pare come morto
Il tempo si è stancato
di questo lungo
camminare e si è
addormentato
Ho dimenticato
la familiarità
del paesaggio
scorgo appena
un tremito lunare
sul sentiero
che è contornato
da ombre carnose
e contorte
di ulivi antichi
Piove o forse è altro
Io cammino ancora
mentre intorno
la terra è piena
di silenzio
E’  proprio
nella condizione delle cose
essere silenziosi ora?

Marcello Plavier

A sipario abbassato

Quando ti amavo sognavo i tuoi sogni.
Ti guardavo le palpebre dormire,
le ciglia in lieve tremito.
Talvolta
è a sipario abbassato che si snoda
con inauditi attori e luminarie
– la meraviglia.

MARIA LUISA SPAZIANI

Published in: on marzo 30, 2010 at 07:30  Comments (3)  
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Indifferenza

E’ sbocciato quest’odio come un vivido amore
dolorando, e contempla se stesso anelante.
Chiede un volto e una carne, come fosse un amore.

Sono morte la carne del mondo e le voci
che suonavano, un tremito ha colto le cose;
tutta quanta la vita è sospesa a una voce.
Sotto un’estasi amara trascorrono i giorni
alla triste carezza della voce che torna
scolorendoci il viso. Non senza dolcezza
questa voce al ricordo risuona spietata
e tremante: ha tremato una volta per noi.

Ma la carne non trema. Soltanto un amore
la potrebbe incendiare, e quest’odio la cerca.
Tutte quante le cose e la carne del mondo
e le voci, non valgono l’accesa carezza
di quel corpo e quegli occhi. Nell’estasi amara
che distrugge se stessa, quest’odio ritrova
ogni giorno uno sguardo, una rotta parola,
e li afferra, insaziabile, come fosse un amore.

CESARE PAVESE (Da “Poesie del disamore”)