Puntatori

Desinenze imperfette
congetture
delle cose intangibili e sornione
biforcazioni audaci di radici e di rami
ostentazioni di

per ricucire il cielo a questa sfera
di valori sommari
le toppe d’una festa edulcorata
zenzero e cinnamomo
sulla pece

era prevista l’ora oscura a tempo
caricata la sveglia
ma i secoli trascorrono e sui giorni
tornati sempre uguali
dormono gli imbecilli e i rassegnati

il trillo si fa attendere

Cristina Bove

La voce

A volte…
mi pare
d’intuire…
dai rifiuti
ricevuti…
che dell’Uomo
la voce…
ora la mia…
sia trillo
urticante
il Silenzio…
quasi apocrifa…
scolorita firma…
sul contratto
incolore
del Niente…

Daniela Procida

Published in: on ottobre 15, 2011 at 07:27  Comments (3)  
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Ancora sento pianger la campana


In ogni momento della mia vita.
Tu sei come una rondine lontana.
Corpo mio stanco chiuso presto a sera.
Gelido attende della morte l’ala.

Ho paura di me: di questo grande
amore che sempre provo ancor per te
e sempre più vicino a me ti sento.
Nel cuore m’hai lasciato con lo schianto.

D’un permanente indefinito solco.
Ancora sento pianger la campana,
e nei miei occhi non s’asciuga il pianto.
Mentre il trillo di rondini non muore.

Nella Luce, la pace stanca ride
tra vive rose,  ride consolante
in quell’Eterno, dove tutto tace,
sicùro a rivestir tutte le cose.

Paolo Santangelo

Published in: on marzo 6, 2011 at 07:13  Comments (4)  
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Senza titolo

-Senza titolo-
Olio su tela 140×200
Biella,  2010

Così ruvida, è dura

la scorza del giorno

e arida

di risa divisa da rivi,

d’arrivi velata.

Io caparbio tento.

Più ruvido e duro

stento ma provo

a dipingere ancora,

d’inventare

diventando fiaba,

mormorio di cascata,

tremulo trillo di fata,

coreografia leggera

di bianca neve che torna.

Aquila e vento,

costato e sperone.

Bacio e risveglio

del mio parlare e

sentirmi sorpreso

Già i giorni

appassiscono

come i fiori più rari.

Già mi sento così,

come quando appassiscono

i fiori più rari;

perché anche loro

avvizziscono,

tenui come il grembo

che li ha cullati

lattiginosi, come il tempo

che li ha svezzati,

Flv./ 2010

piovigginando

come esili istanti d’Inverno,

sulla tristezza

dei miei paesaggi.

Flavio Zago

Ansia nella notte

Ascolta: un frullo d’ali, un trillo d’oro
guarda nel gran silenzio lo splendore.
Silenzio. Vaporose distanze.
Non respira più il vento.
Scintillano fili d’erba a mille
in acceso fulgore di rugiade.

Pastori, armenti – risuona a tratti lento
tinnire di campani – guidano giù
dai monti, a pascoli piani,
poi tutto tace. Sul ciglio
della strada il gregge dorme.

L’ansia dei pastori s’attenua
in questa pace di stanchezza
lungo la via senza stelle. Notte
profonda. L’ombra di questa
croce cresciuta è a dismisura
nel cammino. Nel silenzio
assordante tendo le braccia
e non ti giungo, ti cerco nella luce,
candide vie tra i fiori, e non m’appari.

Paolo Santangelo

All’alba dei vent’anni

Ricordo che con l’aria da bambina
i ricci tuoi ribelli avvoltolavi,
col nastro rosso della festa grande,
al tondo specchio.

Ricordo quella sera che svanisti
via dal mio cuore, ormai invaghito
perso, all’alba dei vent’anni.
Pallido il sole.

E ancora quando d’allegria più gaia
baciasti quella foglia di ginestra,
mentre, tremulo, un trillo di cicala
echi destava.

E tua volesti far viola vermiglia,
a un libro di poesie dentro serbasti
quel caro fiore: futuro di ricordi,
ch’ora son mesti

per me. Ora sogno, pien di tenerezza,
gli atti infantili e splendido il sorriso
ancora vedo, penso: “col tuo viso
ciao, Giovinezza”.

Paolo Santangelo