Partorisci

il sogno
nello sterile tempo.
Impazzisci
lo fasci
in trine di sensazioni
lo culli
lo nascondi
in nidi vuoti
di cardellino…

Graziella Cappelli

Published in: on febbraio 2, 2012 at 07:40  Comments (12)  
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La cenere dei giorni

Ti scrivo una poesia,
come farei l’amore.
Entro nel foglio tutta la testa
perché è acqua, la fonte che d’estate si carica di labbra.
Gli segno gli orli come una sarta
gesso chiaro, fingo sia una tovaglia di trine.
Metto lingua
due foglie belle larghe di salvia,
il dito,
il dorso,
la guancia e il naso
fino all’odore del creato
a quello del sudore dei ragazzini a scuola
al tuo, quando ribalti la casa per spicciare
e non hai niente addosso di bello, o ricercato.
Ti scrivo una poesia che fa cenere dei giorni
di noi, quando vibriamo come due pietre scaglie
e fuori viene un fuoco
ch’è ancora da inventare.

Massimo Botturi

Nonno Inverno

Nonno Inverno che mi racconti
una fiaba tutta candore
chi t’ha messo nel vecchio cuore
tanti sogni, tanta poesia?

Chi t’ha insegnato a ricamare
di bianche trine gli alberi spogli
a disegnare fiori di gelo
a far cadere fiocchi dal cielo?

Hai un mantello  ch’è senza pari
proprio tessuto dalle tue mani
soffice, lieve e immacolato
in esso celi le case  ed il prato,

i monti, e il lago; poi me lo presti
e così affondo  in allegria.
O Nonno Inverno, chi t’ha racchiuso
nel vecchio cuore, tanta poesia?

Victor

Published in: on gennaio 2, 2011 at 07:29  Comments (12)  
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Tempo

Interminabile letargo
d’insalubre oblio ovattato
che tutto taccia e involve.
Ore, ore  scaltramente trascorse
e consumate
come schiave  di un rito.
Di trine finemente elaborate
ornasti il mio corpo,
coltri dorate stendesti
sulla mia anima.
Un’ingannevole realtà
si aprì ai miei occhi
ticchettio fallace
d’inganni, di lusinghe
sei trascorso invano
come cieco specchio
che riflessi sterilizza.
Ostenta tempo la fatalità,
dal contorno buio
riafferra il mio Ego
e ridammi vita.

Michela Tarquini