La luna si piega

La luna si piega
sulle mie tristezze.

Le guarda,
le sfiora
e poi…
le tocca.

Bianco notte
diventa lo stupore.

In specchi benigni
mi rivedo tutto,
sdraiato
su uno dei suoi spigoli.

Aurelio Zucchi

Published in: on luglio 2, 2012 at 07:26  Comments (2)  
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Dialogo trapassato

da dove nasce l’indifferenza
o l’apatia delle persone?
nei circuiti viziosi di spazi
gelosi di non condivisione.
sospensione di tristezze e affanni
in uno stand/by
circonciso da ombre
irrisolvibili eppur miti
e cronicizzate.
crescite irrisolte nel tempo
in cui giovane diventi
(per testardaggine) martire di te stessa:
ti affidi al vuoto d’un angolo ancora caldo
da prosciugare di fioriture meste ;
venando risoluzioni oblique
[scomode]
ti stiri in abiti geniali di penosa illusione
eppur torchiata di appartenere
ad un genere che di “contatti” vuole
ancora imparare molto.
“Come stai?”
“Bene.”
“Rientrata, si?”
“Si. Ti disturbo?”
“No. Sto preparando il pasto.”
“Ok.”
E’ sbucciare in queste parole
il delirio del rapporto
perché l’indifferenza
è nel tono d’una voce
che non vuole ascoltare
(ha le risposte pronte).

No.
E’ nella deflagrazione
dello scoprire
sempre
con stupore
che l’egoismo è figlia
d’una educazione venale
[quando racconti quel posto
che non esiste più
___perché la morte l’ha portata via___].
non per questo da giustificare
se il primo passo
appartiene ormai
ad un indelebile trapasso.

Glò

Incontrare l’amor tra giochi e risa

 
In una gioia spumeggiante come
sprizzo: non conoscesti che amore,
la più divina e tremenda delle
nostre tristezze, ché la felicità
più completa sgorga da un apogèo
di sofferenza.
.
Lenta nel cammino, Tu andasti oltre ..
e di Te non vidi più che penombra,
crescere a dismisura sul deserto.
Mentre l’ultimo sole a te spariva:
Tu partivi per sempre. Dato ho tutte,
intiere le spighe.
.
Del mio campo, le più care ricchezze:
incontrare l’Amor tra giochi e risa.
Al lume delle stelle, spigolo il  resto
che hai lasciato per me, non hai raccolto
nel mio povero sito, abbandonate
cadùche dietro Te.
Paolo Santangelo
 

Tu

.
Tu,
tremenda tempesta
tessuta tra tragiche trame,
tendi turbolenti tasselli.
Taciturni tafferugli
tamponano trucchi tenebrosi,
torrenti tumultuosi
torturano tranquille tregue
truffando trepidanti tempi.
Tumido terreno tastato tiepidamente,
tracci tangibili tranelli
tra timidi trasporti tacciando tonfi,
turpi tenebre, tiranniche tristezze.
.
Patrizia Mezzogori
.

I sorrisi del cielo

Aspetto così i sorrisi del cielo,
passo insicuro a trovare la strada
che mi riporti al non confondermi
dentro la nebbia che gli occhi mi colma.

Guardo all’indietro stanco ma fiero,
spulcio i momenti di appagamento
e li catturo, li stringo e costringo
a scivolare nel tempo dell’oggi.

Lontano dall’ovattato silenzio,
quanto rumore staranno facendo
onde al rinnovo menando scogliere,
quale concerto staranno allestendo

per farsi udire da chi sta pensando
al modo adatto a non essere stagno,
acqua nell’acqua che ferma rimane,
mentre ha bisogno di rigenerarsi?

Lassù, mia fortuna, azzurro risponde
ancora scarso, ma intanto si vede
come una chiazza che nuvole spiazza
per inghiottire residue tristezze.

Aurelio Zucchi

Richiesta

RUEGO

Quiero otras sombras de oro, otras palmeras
con otros vuelos de aves extranjeras,
quiero calles distintas, en la nieve,
un barro diferente cuando llueve,
quiero el férvido olor de otras maderas,
quiero el fuego con llamas forasteras,
otras canciones, otras asperezas,
que no haya conocido mis tristezas.

 §

Voglio altre ombre dorate, altre palme

con altri voli di uccelli stranieri

voglio strade differenti, nella neve,

una fanghiglia differente quando piove,

voglio il fervido odore di altri legni,

voglio il fuoco con fiamme forestiere,

altre canzoni, altre asprezze,

che non abbia conosciuto le mie tristezze.

SILVINA OCAMPO

Gli alberi

Sono entrato nel bosco.
Solo si sente il respiro
fraterno degli alberi tàciti.
Il profumo di verde rinfranca
il cuore battuto da mille tristezze.
Qualche rapido volo d’uccello
rompe il silenzio, qualche
grido improvviso fa trasalire
gli operosi insetti nascosti
sotto il soffice manto di foglie.
Colori soffusi, riposano gli occhi.
S’inebria la mente, il cuore si apre.
Si leva il fruscio, echeggia il mistero.
Si abbracciano gli alberi con i rami
frondosi e le chiome fluenti.

Vorrei essere un albero
come loro: paziente e capace
di soffrire nella brutta stagione,
ospitale e generoso nell’accogliere nidi,
forte e tenace nel fronteggiare le tempeste,
austero, ma affettuoso come un fratello
che ti conforta tra le sue braccia,
utile nell’offrire sicuro rifugio
ad uomini ed animali,
nel donare cibo a tutti.
Vorrei essere un albero
umile per diventare alla fine
tavola per la mensa e legna da ardere,
cenere calda per il povero,
e non putrida polvere
che vana vola via.

Nino Silenzi

Sfinge

Tu hai il potere di logorare l’anima
e fiaccare lo spirito
che ingoia senza posa
ogni essere vivente
come un immenso buco nero?
O sei la Nemesi del fragile uomo
che rosicchi inesorabile
risucchiando nelle fauci
ogni alito della sua vita?
O sei l’Echidna, madre di mostri orripilanti,
che si insinuano nei nostri cuori?
Nascondi la gioia e la pace,
dispensi tristezze e angosce.
Dimmi chi sei.
Forse la colpa, la pena d’esser nati?
Svelati.
Che io possa sfuggire
al tuo disgustoso abbraccio
e sorridere felice al cielo
ai fiori che sbocciano
alle foglie che tremolano
al fiume che lento scorre
agli occhi dolci della mia donna.

Nino Silenzi

I silenzi dell’amore


I silenzi dell’amore esistono.
Li ho visti alla luce della luna
ed il mattino dopo, fronte mare,
marcare angoli concavi e convessi
con la matita matta dell’umore.
Dinanzi all’onda chiusa alle tristezze
o alla notte aperta a nostalgie,
si salva, il cuore, oppure si smarrisce
nel cambio ballo a cui deve obbedire.
E batte, per mia fortuna batte…

Aurelio Zucchi

Published in: on gennaio 2, 2011 at 07:01  Comments (3)  
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Le cose belle

Tu, morte, giungerai
quando sarà il momento,
ma delle cose belle
nulla mi sottrarrai.
La gioia e la bellezza
l’affetto e l’amicizia
l’amore e l’armonia
mi sopravviveranno.
Tu recherai con te
solo tristezze e lacrime,
dolo dolore e odio,
solo malinconia.
Via quel mio corpo sfatto
per sempre porterai,
le cose belle e intatte
non me le ruberai.
Racchiuse nel mio cuore
io le custodirò:
non manterrò il segreto,
io le divulgherò.

Michela Tarquini

Il mio pensiero per Claudio