Proiezioni

Il parto che inizia il cammino
passando attraverso
la cruna del tunnel
si accende di lune
riflessi
di lotte coi sassi
fino al mare
dove si svolge il filo,
rifluisce
prima di sboccare
in delta di memorie
le correnti ammansite dal ristagno
seguono i battiti dell’orologio
col cuore vulnerabile,
il delirio non ride
a spettatori che applaudivano
ed acque di fanghiglia
della micidiale indifferenza
emergono dal fondo.
Chi ha coltivato fiori
oltre recinto
campagne fiorite rincorre
la sponda nebbiosa vede il sole
non bolle di rancore senza onda

Giuseppe Stracuzzi

Diafane parole

 
Sperdute nella nebbia della mente
stanno immobili, come statue di sale,
diafane parole che non hanno suono
e sfumano come rivoli di fumo
nell’aria densa di acide lacrime.
Pallida essenza è la vita di chi,
nella vasta estensione del tempo
ode l’incessante ticchettio dei minuti,
impietosi ingranaggi a scandire 
ritmi di giornate sempre uguali
e, con l’anima stretta negli artigli
di una mano cerea e senza pietà,
resta in attesa di un guizzo di luce
che possa illuminare un tunnel
dove s’odono solo mugolii e lamenti.

Patrizia Mezzogori

Corpo di donna

CUERPO DE MUJER

Cuerpo de mujer, blancas colinas, muslos blancos,
te pareces al mundo en tu actitud de entrega.
Mi cuerpo de labriego salvaje te socava
y hace saltar el hijo del fondo de la tierra.

Fui solo como un túnel. De mí huían los pájaros
y en mí la noche entraba su invasión poderosa.
Para sobrevivirme te forjé como una arma,
como una flecha en mi arco, como una piedra en mi honda.

Pero cae la hora de la venganza, y te amo.
Cuerpo de piel, de musgo, de leche ávida y firme.
¡ Ah los vasos del pecho ! ¡ Ah los ojos de ausencia !
¡ Ah las rosas del pubis ! ¡ Ah tu voz lenta y triste !

Cuerpo de mujer mía, persistiré en tu gracia.
¡ Mi sed, mi ansía sin límite, mi camino indeciso !
Oscuros cauces donde la sed eterna sigue,
y la fatiga sigue, y el dolor infinito.

 §

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.

Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un’arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.

Ma viene l’ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d’assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!

Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dolore infinito.

PABLO NERUDA

Viaggio di notte


Attratto lo sguardo,
dove righe di luci vanno all’orizzonte
frecce bianche indicano la meta
percorrendo  paralleli ai paraurti
tunnel luminosi si accendono di bagliori
come il sole al mattino

strade interrotte
deviazioni in continuo
danno il senso di un labirinto
e continua il viaggio
in  queste strade illuminate
lampeggiando di giallo oro
merlettano il battistrada
e il bianco corallo segna per terra  la strada
come la mappa il tesoro
una  grande galassia
con pianeti e comete  illuminati tra loro
e un viaggio di notte
percorso sull’autostrada

Rosy Giglio

Formazione

Immaginare
il suono della rugiada
sentire la lenta contrazione
dei petali

Vedere il cielo calcareo
di una collina incavata
dalla quale gocce
d’acqua o di pietra
cadranno tra millenni

Udire la luce filtrata
dal tunnel del tempo
dissolvere
il ritmo della pietra
quando si posa
goccia su goccia
su fiori appena destati.

La dove
la poesia sogna
il nascere di un volo
dove si perde
l’uccello quando
s’inerpica verso il sole.

Il crepuscolo
s’insinua poro a poro
nella mano che scrive
tra la poca luce
sul testo acqua pietra
e ombra di un suono
che si dissolve
soltanto per
essere scritto.

Marcello Plavier

Un barbone

barattando armistizi
apre la porta
al cuore della gente
guarda il paesaggio
che s’allunga,
vede qualcuno
che gli tira un avanzo
come una pietra
senza osare entrare
nel lebbrosario
per non contagiarsi…

Il barbone
con la pietra sul cuore
esce dal tunnel,
trascinandosi il carico di stracci
lungo rive salate di vita
che lasciano
quadri senza nome.

Giuseppe Stracuzzi