Fuoco

Sono nella oscurità e vedo.
La notte accende le immobili stelle
e muto ascolto il tuo respiro
e la mia brama s’accende
rincorrendo i miei desideri

Io voglio te soltanto te,
ogni altro desiderio è menzogna
tra profonde illusioni voglio te,
dammi la confidenza del tuo corpo

Esalta la mia possenza affinchè
una notte dopo l’altra le stelle
guidino i nostri corpi nell’universo
e uniti, il nostro amore esploderà

La mia irrequietezza si placherà,
la nostalgia di cose lontane svanirà,
e tu, col tuo vibrare, oltrepasserai
i limiti dell’esistenza intera

non posso gareggiare col tuo amore
ma toccami col tuo fuoco, dammi la
tua bocca, solleva ed arcua il tuo corpo
sinchè all’unisono la vita

che, nella tempesta dei sensi, prenderà
il sopravvento, ci accompagnerà
verso l’estasi suprema
con lampi e tuoni, e la lava scorrerà
a fiumi inviata da te Angelo e Demone

Marcello Plavier

Avrai

Avrai sorrisi sul tuo viso come ad agosto grilli e stelle
storie fotografate dentro un album rilegato in pelle
tuoni d’aerei supersonici che fanno alzar la testa
e il buio all’alba che si fa d’argento alla finestra
avrai un telefono vicino che vuol dire già aspettare
schiuma di cavalloni pazzi che s’inseguono nel mare
e pantaloni bianchi da tirare fuori che è già estate
un treno per l’America senza fermate
avrai due lacrime più dolci da seccare
un sole che si uccide e pescatori di telline
e neve di montagne e pioggia di colline
avrai un legnetto di cremino da succhiare
avrai una donna acerba e un giovane dolore
viali di foglie in fiamme ad incendiarti il cuore
avrai una sedia per posarti ore
vuote come uova di cioccolato
ed un amico che ti avrà deluso tradito ingannato
avrai avrai avrai
il tuo tempo per andar lontano
camminerai dimenticando
ti fermerai sognando
avrai avrai avrai
la stessa mia triste speranza
e sentirai di non avere amato mai abbastanza
se amore amore avrai
avrai parole nuove da cercare quando viene sera
e cento ponti da passare e far suonare la ringhiera
la prima sigaretta che ti fuma in bocca un po’ di tosse
Natale di agrifoglio e candeline rosse
avrai un lavoro da sudare
mattini fradici di brividi e rugiada
giochi elettronici e sassi per la strada
avrai ricordi di ombrelli e chiavi da scordare
avrai carezze per parlare con i cani
e sarà sempre di domenica domani
e avrai discorsi chiusi dentro mani
che frugano le tasche della vita
ed una radio per sentire che la guerra è finita
avrai avrai avrai
il tuo tempo per andar lontano
camminerai dimenticando ti fermerai sognando
avrai avrai avrai
la stessa mia triste speranza
e sentirai di non avere amato mai abbastanza
se amore amore amore avrai

CLAUDIO BAGLIONI

Il consiglio

EL CONSEI

Fora la primavera
a cambia so temp
con lòsne e tron
mentre a jè chi s’la spassa
a  beiv e a sganassa
e chi a fa’ na vitassa
sensa na broca da ciucé

I vardu  cola brunassa
che da n’ora ambelessi a passa
e mi per rompe la giassa
am dagu da fe’

Su dame da’ment ‘
l’è mac na bagassa
ca cerca al merlot
laste nen angabiolè

A jè  edcò chi a s’cerca
chi a s’lassa, chi a s’odia
chi a s’massa
per la grana o per la rassa
o sensa un perchè

vive come a n’ piassa
a l’è mej piela pi bassa
penso c’ha sta mej
chi a s’rilassa
davanti u-na tassa
sètà andrinta a ‘n cafè

§

Fuori la primavera
si trasforma
con lampi e tuoni
mentre c’è chi se la spassa
a bere ed a ridere
e chi fa una vitaccia
senza succhiare un chiodo

Io guardo quella brunaccia
che da oltre un’ora da quì passa
ed io per rompere il ghiaccio
mi metto a darmi da fare

Su dammi retta
è solo una bagascia
che cerca il merlotto
non lasciarti ingabbiare

C’è anche chi si cerca
chi si lascia, chi si odia
chi s’ammazza
per la grana o per la razza
oppure senza un perchè

Vivere come essere in piazza
è meglio prenderla più bassa
penso stia meglio
chi si rilassa
di fronte ad una tazza
seduto dentro un caffè.

Marcello Plavier

Il temporale

Il temporale arrivò
all’improvviso
carico di vento e pioggia.
Ci rifugiammo correndo sotto la tettoia
della fattoria dei cavalli.
Schioccavano i tuoni
e i cavalli nitrivano.
Avevi paura del bagliore dei lampi.
Ci abbracciammo.
Finì ben presto
con gli alberi spogliati
di foglie e rami
sparpagliati ovunque.
Sulla stradina sterrata
misi i piedi in una nera pozzanghera.
Ridemmo.
Poi, tu coi capelli bagnati,
io anche con le scarpe inzaccherate,
tornammo felici a casa.

Nino Silenzi

Sinfonia

Paiono assopite, tranquille
riposano le mie palpebre
stanche di sostenere il mondo
macigni di nubi grevi
destini di tuoni
fulmini, destini di pioggia
di vento di neve.
Palpebre affamate
in attesa del sogno
del tocco rapido e lieve
delle tue dita in passo di danza
sulla tastiera del mio guardare
del desiderio della tua musica
sempre uguale, sempre diversa
come le onde del mare
che in chiave di spuma
prodezza bianca senza parola
materne cullano il canto delle sirene.

Kinita e Marcello

Non ho ancora


Non ho ancora i miei semi
E già penso al colore dei fiori
E al gusto dei frutti
Ancora non c’è una nuvola
E già ho paura dei tuoni
Ancora non vedo bellezza
E già celo la mia invidia
Così viaggia la mia mente
Ovunque trova ciò che le serve
Per ossessionarmi – spaventarmi
Oppure darmi quei dolci attimi
Che la realtà non riesce a trovare

Nicole Marchesin

Published in: on gennaio 11, 2010 at 07:00  Comments (8)  
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