Esegesi di un amore

e dai…
trasciniamo ancora un po’
il discorso razionale
sulla linea di confine
dove al di là di questo
le parole saprebbero far male
…un turbine pazzia nei pensieri
delle parole prigionieri…
ma per fortuna alle stanze chiuse si aprono le porte
alle finestre si cavano le sbarre
ai giardini si svellano le erbe
e dai balconi ci si aspettan tuffi in mare
poi, per parlar con te,
da tutto questo grande amore
liberato da impressioni irrazionali 
in fretta rubate alle parole
non mi resta in mano 
appesantita
che un sottile dizionario amaro…

Enrico Tartagni

Il vino degli amanti

LE VIN DES AMANTS

Aujourd’hui l’espace est splendide!
Sans mors, sans éperons, sans bride,
Partons à cheval sur le vin
Pour un ciel féerique et divin!

Comme deux anges que torture
Une implacable calenture,
Dans le bleu cristal du matin
Suivons le mirage lointain!

Mollement balancés sur l’aile
Du tourbillon intelligent,
Dans un délire parallèle,

Ma sœur, côte à côte nageant,
Nous fuirons sans repos ni trêves
Vers le paradis de mes rêves!

 §

Oggi lo spazio è splendido! Senza morsi né speroni o briglie,

via, sul vino, a cavallo verso un cielo divino e incantato!

Come due angeli che tortura un rovello implacabile oh,

nel cristallo azzurro del mattino, seguire il lontano meriggio!

Mollemente cullati sull’ala del turbine cerebrale, in un

delirio parallelo,

sorella, nuotando affiancati, fuggire senza riposi né tregue

verso il paradiso dei miei sogni.

CHARLES BAUDELAIRE

A un olmo secco

A UN OLMO SECO

Al olmo viejo, hendido por el rayo

y en su mitad podrido,

con las lluvias de abril y el sol de mayo

algunas hojas verdes le han salido.

¡El olmo centenario en la colina

que lame el Duero! Un musgo amarillento

le mancha la corteza blanquecina

al tronco carcomido y polvoriento.

No será, cual los álamos cantores

que guardan el camino y la ribera,

habitado de pardos ruiseñores.

Ejército de hormigas en hilera

va trepando por él, y en sus entrañas

urden sus telas grises las arañas.

Antes que te derribe, olmo del Duero,

con su hacha el leñador, y el carpintero

te convierta en melena de campana,

lanza de carro o yugo de carreta;

antes que rojo en el hogar, mañana,

ardas en alguna mísera caseta,

al borde de un camino;

antes que te descuaje un torbellino

y tronche el soplo de las sierras blancas;

antes que el río hasta la mar te empuje

por valles y barrancas,

olmo, quiero anotar en mi cartera

la gracia de tu rama verdecida.

Mi corazón espera

también, hacia la luz y hacia la vida,

otro milagro de la primavera.

§

Al vecchio olmo, spaccato dalla folgore

e nel mezzo marcito,

con le piogge d’aprile e il sole a maggio,

sono spuntate alcune verdi foglie.

Oh, l’olmo secolare sopra il colle

ch’è lambito dal Duero! La corteccia

bianchiccia da un gialligno musco è tinta

nel tronco putrefatto e polveroso.

Come i pioppi canori, che sorvegliano

il cammino e la riva, non sarà

di rossicci usignuoli popolato.

S’arrampica su esso di formiche

un esercito in fila, e nelle viscere

tramano i ragni le lor grigie tele.

Olmo del Duero, prima che t’abbatta

con l’ascia il legnaiuolo, e il falegname

ti trasformi in un mozzo di campana,

stanga di carro o giogo di carretta;

prima che rosso nel camino arda

domani in qualche misera casetta

sull’orlo d’una strada;

prima che ti annienti un turbine e ti schianti

il soffio delle candide montagne;

prima che il fiume ti sospinga al mare

per valli e per burroni,

olmo, voglio annotare nei miei appunti

la grazia del tuo ramo rinverdito.

Anche il mio cuore aspetta,

alla luce guardando ed alla vita,

altro prodigio della primavera.

ANTONIO MACHADO Y RUIZ

Il bucaniere

Non l’esotico porto che m’incarna
non il turbine che mi scrolla
bastano al pirata avventuriero
per gettare l’ancora ribelle,
nè il ventre caldo che l’accoglie
è incantevole miraggio.
Nel mare che m’invento
catturargli la chiglia potrei
vischiosa d’alghe del naviglio
ma dei flutti seducenti solcati
da mano furba uncinata
non sono che l’approdo d’un momento
di scorreria corsara solo bottino,
di me solo battigia sopravvive.

Daniela Procida

L’amante

Nebbia, morbida sei, che quasi
parmi di carezzarti con la mano.
A me ti stringi, m’avviluppi
quasi impalpabile amante, lieve,
col respiro breve, sento tremare
quel bacio freddo strano. Con acre
voluttà, guardo nel grigio opale
del tuo bel corpo andando oltre
al tuo opacotorbido bagliore,
per questa ipocrisìa losca e sinistra.
Tormentato da subdoli pensieri,
ambigui e foschi, vorrei vederti
vaporar lontano. Vinta, distrutta, doma.

Rapido giunge all’improvviso il vento,
quasi ciclone turbine. Una brillanza
improvvida: un tetto sporge e disegna
una sagoma nera nel cielo. Un cane dorme.
Silenzio. Un guizzo rossastro e un tuono
squarcia la notte orrenda. Nel plumbeo
deserto animato dal rotto ansimar
della pioggia furente, il cane guaisce.
Un attimo: il cielo s’infiamma,
improvviso, l’intenso bagliore. Uno schianto.
La terra, la pavida terra che trema.
Più il lampo non sfreccia, non rompe
la tenebra immane. Nel cupo scrosciare
c’è il cane, barbaglio terrore negli occhi,
che fugge. Ululando.

Paolo Santangelo

Fininizio

Improvvisa folata d’inverno
in turbine foglie ramate
d’oro, morte, d’argento, secche
rammentano i brividi eterni
di Dio con iridio di musica
azzurra, rosaviola amaranto,
sospiro tra un folle di vento,
ed è lì che ti senti immortale.
Ma dolce e crudele è la vita:
ché ora inonda di gioia,
in altro brucia in tormento
e quando più buia è la notte
quell’alba d’argento è vicina.

Paolo Santangelo

Published in: on marzo 19, 2010 at 07:39  Comments (10)  
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Il turbine


Il mandorlo cresceva, tra l’annosa compagnia
di faggi, solo, ma contento del suo fragile stato.
Lieve, quasi tinto di rosa, al sole riluceva,
nel verde smeraldino d’un bel prato.
Quando improvviso il sibilar del vento
squassa nelle radici la foresta, l’acque del rio
tracimano le sponde… il mandorlo, divelto
dal turbine violento, piega la testa e muore
spargendo i suoi bei fiori in tutto il prato…

Scendevan le sue foglie quasi con volo stanco.
Quasi provasser nel cadere orrore,
come se un lieve ed ultimo pudore
le trattenesse a perdersi nel suolo.
Pensavan alle rosate già sepolte aurore,
al profumo dei fiori, allo splendore del cielo.
E sognavano trilli di usignuolo, lente
cadendo nell’immota pace, fremiti d’ali
in armonie di voli … mentre la terra, sotto,
dall’uomo incolta, umida e nera,
le accoglieva nel suo sen ferace,
per poi mutarle in viole a primavera…

Paolo Santangelo

Published in: on novembre 24, 2009 at 08:14  Comments (6)  
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