La quercia caduta

Dov’era l’ombra, or sé la quercia spande
morta, né più coi turbini tenzona.
La gente dice: Or vedo:era pur grande!

Pendono qua e là dalla corona
i nidietti della primavera.
Dice la gente: Or vedo:era pur buona!

Ognuno loda, ognuno taglia. A sera
ognuno col suo grave fascio va.
Nell’aria, un pianto… d’una capinera

che cerca il nido che non troverà.

GIOVANNI PASCOLI

Fonte Vecchia

Fonte Vecchia laggiù sotto il Calvario
con il suo prato verde, tra le fratte
cupe d’ombre e misteri, ancora batte
scrosciando su la pietra. Il solitario

salice ancor si specchia nel pantano
limpido, e ancor sta in piedi il vecchio cerro,
devastato dai turbini e dal ferro
degli uomini, sul limite lontano.

Ma nulla più dei canti né del coro
giovanile d’un tempo: non festivi
balli, non corse rapide, non vivi
squilli di risa, nei tramonti d’oro.

Or il villaggio ha i nuovi fontanini
belli, eleganti, in mezzo alle sue piazze,
e serie van per acqua le ragazze
sotto gli occhi materni. I cristallini

zampilli han bianche aspergini, hanno lampi
d’iride al sole, e presto empion la secchia:
chi si ricorda più di Fonte Vecchia
lontana, oltre il Calvario, là tra i campi?

Sono tant’anni… E pure, se per sorte
qualche memore cuor ci si ritrova,
nel suo profondo non men dolce e nova
sente la vita delle cose morte.

CESARE DE TITTA

 

Marina

MARINE

Les chars d’ argent et de cuivre —

Les proues d’acier et d’ argent —

Battent l’ écume, —

Soulèvent les souches des ronces.

Les courants de la lande,

Et les ornières immenses du reflux,

Filent circulairement vers l’est,

Vers les piliers de la foret,

Vers les futs de la jetée,

Dont l’ angle est heurté par des tourbillons de lumière.

§

I carri d’argento e di rame,

le prore d’acciaio e d’argento,

battono la schiuma,

sollevano i ceppi dei pruni.

Le correnti della landa

e le strade immense del riflusso

filano circolarmente verso l’est,

verso i pilastri della foresta,

verso i fusti della gettata,

il cui angolo è urtato da turbini di luce.

ARTHUR RIMBAUD