Avvolta nel mio sacco a pelo blu a fiori

Questa notte ho sognato di dormire
in un camper senza una parete
non ero sola: diverse persone dormivano
nei campers e nelle roulottes attorno
ero nel mio sacco a pelo blu a fiori
non ho avuto in sogno una casa
né antica né moderna questa volta
questa notte ho dormito sul divano
la tv scordata accesa tutto il tempo ronzava
aprivo gli occhi ogni tanto poi ridormivo
fuori c’è la neve e mi assopisco
come fa la gatta sulla poltrona
nel tempo del letargo come un orso
animale nella tana assaporo il riposo
avvolta nel mio sacco a pelo blu a fiori

azzurrabianca

Working Class Hero

As soon as your born they make you feel small
by giving you no time instead of it all
Till the pain is so big you feel nothing at all
Working Class Hero is something to be
Working Class Hero is something to be

They hurt you at home and they hit you at school
They hate you if you’re clever and despise a fool
Till you’re so fucking crazy you can’t follow their rules
Working Class Hero is something to be
Working Class Hero is something to be

When they’ve tortured and scared you for 20 odd years
then they expect you to pick a career
When you can’t really function you’re so full of fear
Working Class Hero is something to be
Working Class Hero is something to be

Keep you doped with religon, sex and T.V.
and you think you’re so clever and classless and free
but you’re still fucking peasents as far as I can see
Working Class Hero is something to be
Working Class Hero is something to be

There’s room at the top I’m telling you still
but first you must learn how to smile as you kill
if you want to be like the folks on the hill
Working Class Hero is something to be

Yes , A Working Class Hero is something to be
If you want to be a hero well just follow me
If you want to be a hero well just follow me

§

EROE DELLA CLASSE OPERAIA

Appena nato ti fanno sentire piccolo
non ti danno il tempo, invece di dartelo tutto
finché il dolore si fa così grande
che non senti proprio niente
bisogna essere un eroe della classe operaia
bisogna essere un eroe della classe operaia

prima ti feriscono a casa tua e colpiscono la tua scuola
ti odiano se sei intelligente e disprezzano gli stupidi
finché sei così dannatamente pazzo
che non riesci a seguire le loro regole
bisogna essere un eroe della classe operaia
bisogna essere un eroe della classe operaia

quando ti hanno torturato e terrorizzato per venti assurdi anni
poi si aspettano che intraprendi una carriera
quando non puoi funzionare davvero sei così impaurito
bisogna essere un eroe della classe operaia
bisogna essere un eroe della classe operaia

ti tengono drogato con la religione, il sesso e la TV
e pensi di essere così intelligente,
di non appartenere a nessuna classe e di essere libero
ma resti dannatamente zotico, per come la vedo io
bisogna essere un eroe della classe operaia
bisogna essere un eroe della classe operaia

continuo a dirti che c’è una stanza in cima
ma prima devi imparare a sorridere mentre uccidi
se vuoi imparare a essere come la gente sulla montagna
bisogna essere un eroe della classe operaia

si, bisogna essere un eroe della classe operaia
se vuoi essere un eroe, bene, seguimi
se vuoi essere un eroe, bene, seguimi.

JOHN LENNON

Anche se

 
Anche se
il mondo è violentato
ancora gira.          
Anche se
la TV ci tormenta
con spot
sceneggiate politiche
programmi a televoto.
Anche se
la parola pace
rimane emarginata
io mi rifugio
nei colori intatti
dell’anima
per sopravvivere.

Graziella Cappelli

Published in: on ottobre 23, 2011 at 07:40  Comments (16)  
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Ironia

 
S’abbuia.  Un altro giorno è scivolato
fra suoni e gesti noti, inutilmente
e ripete Dicembre le sue usanze
nel via-vai convulso della gente.
Grigie le previsioni alla TV
E poi notizie ancora più agghiaccianti;
spengo, e sfoglio le pagine del tempo:
vedo dolce un’estate e… c’eri tu.
Un altro mondo, altra filosofia
discutibile forse e disperata
ma piena di passione e d’ironia
in nome di una fede. Oggi la vita
non è che lenta e lesta, vana attesa
di esaurire un disegno ormai scontato.
Quante volte la penna ho sollevato
invano, per lasciarla ricadere
sulla pagina vergine;  banale
mi pare ogni pensiero, ed il piacere
di andar per versi spesso mi è negato
Tra gli impervi sentieri dell’inverno
che sottraggono linfa al mio coraggio
vado cercando l’orma tua impietosa
persa tra ricci schiusi e foglie morte;
ormai che importa!
Se vorrà la sorte
dissotterrare lì la mia ironia,
come già detto da certa Rossella,
“ci penserò domani” e a garanzia
mi farò un lifting e ritornerò bella.

Viviana Santandrea

PAOLO E FRANCESCA (alla maniera di Sandrèn)

Quale migliore occasione, nel giorno di San Valentino, per parlare di due tra gli amanti più famosi della letteratura? Il nostro Sandrèn ci offre la sua versione dell’immortale vicenda di Paolo e Francesca, e lo fà alla sua maniera, nelle tre lingue sicuramente…più adatte! Buona lettura, amici!

§

Dante, nei versi dal 73 al 142 del V canto dell’Inferno, narra la tragica fine dell’amore fra Francesca da Rimini e Paolo, uccisi dal geloso Gianciotto per un fuggevole bacio non premeditato. L’unità affettiva dei due amanti è tale che, sebbene Francesca sia l’unica a parlare, si comprende che da lei “esce” anche la voce di Paolo: Dante, travolto dalla commozione, sviene. Jacqueline Risset, per le Edizioni Flammarion 1985, ha tradotto la Divina Commedia in francese. Paolo, finora, ha solo pianto; per equità, dopo tanto silenzio, qui si tenta di dargli voce, ben due volte ma in due distinti secoli, usando un linguaggio misto italo/franco/bolognese:


PAUL ET FRANÇOISE EN 1300

Voce vo’ dare a Paolo lussurioso
ché Dante il fé tacer, l’ignominioso:

“Noi s’era di lignaggio, di casato,
e il tempo trascorreva un po’ annoiato,
j’avais beaucoup des femmes, livres et d’argent,
mon cœur toujours fut plus que très gentil:
mé mai psèva pensèr ed fèrum vîl
e andèva par campagna fra i paysans.
Fut alors que nous lisions par agrément
cal lîber, che l’amåur vgné prepotänt,
mo sfîga såul un bès ai fó fra ed nô:
je le jure, beaucoup tremblant, sans le soupçon!
Pò ai sons, Caién, mon frère ch’al s’amazé,
ensemble, moi et la belle bouche, lé par lé!
Io mai potei capir perché l’amore
che arieggia, oltre ai polmoni, milza e core
me prit fort de la douceur de celle-ci
et après à mort unique nous a conduits!”
Dunque cotal parlò l’innamorato
e vòltosi all’indietro, assetato,
basciò la sua Francesca e via col vento,
si ascóser fra una nube mento a mento!

§

PÈVEL  E  FRANZASCA  DAL  2000

La vétta dal daumélla che tutto appiattisce,
ricchezze donne, consommations vices, il cosmo,
la tv… che nójja! am lamintèva avec l’ami Paul.
Mo truvaròja mâi la dòna dla mî vétta ? E ló,
marquis avec trois balles, mi diceva d’insésster
parché, peut être, prémma o pò, as sà che:
“Se chè§o ai §butéss amåur
dal incånter stra dû umàn,
suzéder i pôlen
di fât stran.
E di cunpurtamènt
che int la vétta,
spetadûr,
sänper a se dscurré aditànd
chi amèva sinzeramänt,
pasionalmänt,
as in dvanta finalmänt
lébber intérpret,
atûr,
mât spachè se al sêruv,
mo vîv bri§a teledipendént,
col côr in gåula
e al pensîr ch’al våula!”

§

PAOLO E FRANCESCA NEL 2000

La vita del duemila che tutto appiattisce,
ricchezze donne,  consumi vizi, il cosmo,
la tv… che noia! mi lamentavo con l’amico Paolo.
Ma troverò mai la donna della mia vita? E lui,
marchese con tre palle, mi diceva d’insistere
perché, può darsi, prima o poi, si sa che:
“ Se per caso sbottasse amore
dall’incontro fra due umani,
succedere possono
fatti strani.
E di comportamenti
che nella vita,
spettatori,
sempre si discorse additando
chi amava sinceramente,
passionalmente,
se ne diventa finalmente
liberi interpreti,
attori,
matti spaccati se serve,
ma vivi non teledipendenti,
col cuore in gola
e il pensier che vola!”

Sandro Sermenghi

Mare piatto


Sotto granelli d’ozio
naufraga la mia mente
fluttuando su e giù
tra speranza e noia
in un mare d’abitudine.

Mi scivolano addosso
giorni pieni di niente
routine di letti sfatti
di piatti da lavare
di cene da inventare;

poi assetata bevo
alla tv, sui libri
storie altrui;
parentesi di sogno
in cui annullo
il piatto scorrere
delle mie stagioni;
la fede mia si sgretola
e un pensiero mi martella:
viva?  sono io viva?
Pure la Musa è assente.

Viviana Santandrea

Parole di tutto il mondo, riunitevi!

Porchette bicchieri aceto salume
tegami a pressione con tanto acume
tovaglie rigate, arance, due viole,
CD, cellulari, TV, nocciole,
barometri orologi, tre ludibri,
fra tristi affastellati arcani libri

e quant’altro immaginare non so:
ma la gente come può viver ciò?
La rima qui non è obbligata affatto
ma se adoperiamo un tantin di tatto
anche un cocomero sprigiona amore
che sa ossigenare il cuore motore!

Padelle inconcludenti
spazzolini sgonfiati
mappamondi tritati
prezzemoli per-denti
parole non condite
su tavole infinite.

Compassati vocabolari
con decine di angoli untuosi
capelli laccati su in alto
forse per darli un po’ in appalto,
stuzzicadenti assai scontrosi
biciclette con nuvolari!

Pacate sardine, latte al limone,
lampadari saliscendi, un trombone,
persone fatte quasi tutte a fette
in coda per notturne marchette:
questo glaciale spleen mandar via
riunendo parole per far poesia!

Sandro Sermenghi