Pasqua

 
Li tagliano gli ulivi
per farci coi tronchi tigliosi
le contorte strade ai pesanti pensieri di Dio.
Il sangue di legno
pulirà il male alla terra
ma l’anima messa in croce
sgocciola l’ultima divinità…

Enrico Tartagni

Published in: on aprile 7, 2012 at 06:48  Comments (8)  
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Paese bello

Con le pietre delle mura
sempre esposte al sole e al gelo
sotto il cielo che ti cura
e ti copre col suo velo

e le pietre ed i mattoni
delle case ora struccate
ma che per generazioni
sono state intonacate,

e le altre ancor vestite
col vestito rinnovato
che nasconde le ferite
del gran tempo che è passato,

tutta bella sei, Bettona,
con la Piazza e la Fontana,
ch’è un gioiello che ti dona,
e quei giri di collana

delle strade e vicoletti,
che si allargano in piazzette;
con i coppi dei tuoi tetti,
di palazzi e di casette,

chiese e campanili al cielo;
col tuo insieme d’arte e storia,
sei un fiore ed il tuo stelo
è il tuo colle che si gloria

degli ulivi millenari
fin giù al piano, e il Poverello,
e anche Dante, in versi rari,
di te han detto, Paese bello!

Armando Bettozzi

La vaporiera

Vecchio treno a vapore,
che hai trasportato i miei sogni
tra il fumo denso della tua ciminiera,
che hai interrotto il mio sonno
con fischio acuto della tua sirena,
che m’hai fatto correre
al finestrino
ascoltando l’urlo del macchinista
all’arrivo in stazione,
che tristezza mi danno
i grandi ulivi in corsa
senza il tuo sferragliare tenebroso,
privi della tua fuliggine densa.
Angoli di paradiso
spariti nel nulla,
donne urlanti,
con ceste immense sul capo,
ondeggianti
come modelle a una sfilata,
siepi di fichi d’india
coi frutti maturi
sorridenti al sole,
dove mai siete finiti?
Rincorro, tra la calura estiva,
immagini che danzano
sui veroni del mio cuore,
che m’addolciscono i pensieri
ma che a volte mi tormentano
l’animo.

Salvatore Armando Santoro

Cicale

Assordanti,
ripetitive,
noiose.
Quella sega
stridente
le orecchie
mi avvilisce.
Eppure le amo,
nel caldo torpore
d’un pomeriggio
mediterraneo,
abbracciati ai rami
degli ulivi,
delle betulle,
ai Piani di Galatina,
mi ricordano
affetti ormai finiti,
carezze e rimbrotti
che riposano
tra i lumini
d’un camposanto
che mi opprime
e mi tormenta.

Salvatore Armando Santoro

Abbracciare un albero

Ho preso il borsellino dalla mia tasca, ieri
ed ho versato in terra gli spiccioli rimasti
della mia infanzia ancora ostinata
e ridanciana.
Quattro monete perse di luce
grani opachi, che con un piede ho fatto da parte.
Dopo questo
mi sono allontanato sul colle degli ulivi
là dove una linguaccia di lago mi veniva
a incidermi negli occhi promiscuità felici
schiamazzi, e vogatori di lena.
Ho aperto il cuore
per far uscire gli ultimi istanti
ed ero solo.

Massimo Botturi

Rimorso

Provò rimorso per aver peccato
di scarso amore verso chi chiedeva
una carezza o d’essere aiutato
ad asciugare stilla che scendeva.

Tentò il riscatto in tempi successivi
andando alla ricerca in ogni dove
d’anime in pena all’ombra degli ulivi
sotto gli ombrelli quando forte piove.

Gustò la gioia dello stare accanto
al mendicante sotto il suo palazzo
e il cappello riempì d’incanto
senza arrecare minimo imbarazzo.

Ma… non bastò a cancellar quel neo
sempre in risalto sulla vecchia pelle
come l’icona di un peggior trofeo
che oggi persiste e anzi si rispecchia.

Aurelio Zucchi

Vecchie e nuove realtà

Ci siamo persi in un mondo di cristallo
dai risvolti rosati quando canta il gallo,
turchini quando sale la luna.

E persi fiori dolorosi sulla parete
schizzata di colori di sangue
mista a sabbia del deserto.

Non c’è pace tra gli ulivi,
né respiro giocoso di vento
né voglia di festa sulla strada.

Camminiamo a testa china
scivolando sulla ghiaia del rimorso
senza alibi per reagire.

La via della redenzione
non è più il nostro pane,
appartiene a chi cavalca il mare
portando la croce del proprio vivere.

Lorenzo Poggi

Ulivi nel vento

Turbina
il vento
a sconvolgere
argentei ulivi.
Sfrecciano
stormi di uccelli
su nubi accavallate
in livido cielo.
Ai ceppi
impietriti
scolpiti
di tempo
fremono
fili d’erba.

Graziella Cappelli

Published in: on febbraio 11, 2011 at 07:13  Comments (8)  
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Insonnia

Credo di sognare
è giorno forse,
e la luce non arriva
ad illuminare
il mio camminare
petroso;
invece
se è notte
vedo stelle
in luce soffocata
con chiarore
insolito.
Cammino e tutto
mi pare come morto
Il tempo si è stancato
di questo lungo
camminare e si è
addormentato
Ho dimenticato
la familiarità
del paesaggio
scorgo appena
un tremito lunare
sul sentiero
che è contornato
da ombre carnose
e contorte
di ulivi antichi
Piove o forse è altro
Io cammino ancora
mentre intorno
la terra è piena
di silenzio
E’  proprio
nella condizione delle cose
essere silenziosi ora?

Marcello Plavier

…Solitudine settima

Il silenzio
concentra la parola
in dolce e lieve
solitudine settima

Percettibili varianti
anche il respiro
l’ansimo l’urlo il capogiro
il pianto

Suono impietoso
d’ organo di cattedrale
convulso cuore

Anche gli ulivi
in solitudine settima
trascendono
e convergono
sulla tua figura

S’inchinano
le canne al vento
gli occhi
al cielo

Silvano Conti