Poster

Seduto con le mani in mano
sopra una panchina fredda del metro
sei lì che aspetti quello delle 7.30
chiuso dentro il tuo paltò
un tizio legge attento le istruzioni
sul distributore del caffè
e un bambino che si tuffa dentro a un bignè
e l’orologio contro il muro
segna l’una e dieci da due anni in qua
il nome di questa stazione
è mezzo cancellato dall’umidità
un poster che qualcuno ha già scarabocchiato
dice “Vieni in Tunisia”
c’è un mare di velluto ed una palma
e tu che sogni di fuggire via…
di andare lontano lontano
andare lontano lontano…
e da una radiolina accesa
arrivano le note di un’orchestra jazz
un vecchio con gli occhiali spessi un dito
cerca la risoluzione a un quiz
due donne stan parlando
con le braccia piene di sacchetti dell’Upim
e un giornale è aperto
sulla pagina dei films
e sui binari quanta vita che è passata
e quanta che ne passerà
e due ragazzi stretti stretti
che si fan promesse per l’eternità
un uomo si lamenta ad alta voce
del governo e della polizia
e tu che intanto sogni ancora
sogni sempre sogni di fuggire via…
di andare lontano lontano
andare lontano lontano…
sei li che aspetti quello delle 7,30
chiuso dentro il tuo paletot
seduto sopra una panchina fredda del metro

CLAUDIO BAGLIONI

Lo scialle

Vorrei lo scialle delle tue braccia
alla sera
quando l’umidità mi penetra.
Vorrei il velo delle tue carezze
per proteggermi da insetti.
Vorrei il segno delle tue labbra
per render rosate le mie guance.
Vorrei il tuo corpo su di me
abito per coprire nudità.

E su tutta me stessa
una cascata d’amore
con lo scroscio
della tua voce.

Sandra Greggio

Published in: on giugno 21, 2011 at 07:25  Comments (12)  
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The Sound of Silence

Hello darkness my old friend,

I’ve come to talk with you again

Because a vision softly creeping

left it’s seeds while I was sleeping

And the vision that was planted in my brain

still remains, within the sounds of silence

In restless dreams I walked alone,

narrow streets of cobblestone

‘neath the halo of a streetlamp

I turned my collar to the cold and damp

when my eyes were stabbed by the flash of a neon light

split the night… and touched the sound of silence

And in the naked light I saw

ten thousand people maybe more

people talking without speaking

people hearing without listening

people writing songs that voices never share

noone dare, disturb the sound of silence

Fools said I you do not know,

silence like a cancer grows,

hear my words that I might teach you

take my arms that I might reach you

but my words, like silent raindrops fell…

and echoed the will of silence

And the people bowed and prayed,

to the neon god they made

And the sign flashed out its warning

in the words that it was forming

And the sign said, “The words of the prophets

are written on the subway walls and tenement halls,

and whisper the sounds of silence.

§

IL SUONO DEL SILENZIO

Salve oscurità, mia vecchia amica

ho ripreso a parlarti ancora

perché una visione che fa dolcemente rabbrividire

ha lasciato in me i suoi semi mentre dormivo

e la visione che è stata piantata nel mio cervello

ancora persiste nel suono del silenzio

Nei sogni agitati io camminavo solo

attraverso strade strette e ciottolose

nell’alone della luce dei lampioni

sollevando il bavero contro il freddo e l’umidità

quando i miei occhi furono colpiti dal flash di una luce al neon

che attraversò la notte… e toccò il suono del silenzio

E nella luce pura vidi

migliaia di persone, o forse più

persone che parlavano senza emettere suoni

persone che ascoltavano senza udire

persone che scrivevano canzoni che le voci non avrebbero mai cantato

e nessuno osava disturbare il suono del silenzio

“Stupidi”  io dissi, “voi non sapete

che il silenzio cresce come un cancro

ascoltate le mie parole che io posso insegnarvi,

aggrappatevi alle mie braccia che io posso raggiungervi”

Ma le mie parole caddero come gocce di pioggia,

e riecheggiarono, nei pozzi del silenzio

e la gente si inchinava e pregava

al Dio neon che avevano creato.

e l’insegna proiettò il suo avvertimento,

tra le parole che stava delineando.

e l’insegna disse  ” Le parole dei profeti

sono scritte sui muri delle metropolitane

e sui muri delle case popolari”

e sussurrano nel suono del silenzio

PAUL SIMON E ART GARFUNKEL


I libri

“I libri hanno gli stessi nemici dell’uomo: il fuoco, l’umidità, il tempo e il proprio contenuto”

PAUL VALÉRY

Published in: on aprile 5, 2011 at 07:07  Comments (3)  
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Gli alberi si disfanno all’interno di una sfera di nebbia

Les arbres se defont à l’intérieur d’une sphère de brouillard

Dans le brouillard qui entoure les arbres, les feuilles leur sont

dérobées; qui déjà, décontenancées par une lente oxydation,

et mortifiées par le retrait de la sève au profit

des fleurs e fruits, depuis les grosses chaleurs d’août

tenaient moins à eux.

Dans l’écorce des rigoles verticales se creusent par

où l’humidité jusqu’au sol est conduite à se désintéresser des

parties vives du tronc.

Les fleurs sont dispersées, le fruits sont déposés. Depuis

la plus jeune âge, la résignation de leurs qualités vives e de partie de leur

corps est devenue pour les arbres un exercise familier.

§

Nella nebbia che circonda gli alberi, le foglie sono

loro sottratte e queste, sconcertate da una lenta ossidazione,

e mortificate dal ritirarsi della linfa a vantaggio

di fiori e frutti, fin dalle grandi calure di agosto già

erano meno attaccate ad essi.

Nella scorza si scavano canaletti verticali attraverso cui

l’umidità del suolo è portata a disinteressarsi delle

parti vive del tronco.

I fiori sono dispersi, i frutti vengono deposti. Dalla

più tenera età, rassegnare qualità vive e parte dei loro

corpi è diventato per gli alberi un esercizio familiare.

FRANCIS PONGE

Oltre a questi muri d’ossa

 

marcisce il midollo delle verità
omesse
L’umidità stagnante e l’odore di tanfo
sale alle narici
sino ai polmoni di nero fumo.
Sono lenzuola stese
sotto un cielo che sputa fango
con mollette di corvi sospesi
sul filo del telefono.
[oggi piove ancora rabbia
e dolore]
mi sveglia la teiera sul fuoco
che fischietta l’arrivo d’un treno
partito dall’Oriente
con bagagli di haiku e foglie ancora verdi
di ginseng
che mi sparano in un altrove sconosciuto
oltre a questi muri cadenti
risorgerà un nuova città
ma non chiedetemi: quale?

Anileda Xeka