Gelosia

Mansueta, libidinosa
si destreggia tra le follìe
di propria umiliazione.
Possente nel suo gracile
boato esplosivo
asessuato di “Verità”.
Si sradica da ogni dubbio
fiutandone odore di lacerazione
in fiducia non permessa.
Serpeggia come una lama non affilata,
assorda sensualità d’eterna millenaria
esistenza insieme.
Un fiore, una farfalla, una foglia
essicate per la poca cura
tiranneggiante
al solo scopo d’ammazzare
al solo scopo di perdersi
nelle menzogne filmate
di propria immaginazione ferita.

Glò

Libertà

(A chi la libertà fu negata ieri, a quanti è
negata oggi in ogni parte del mondo)

Sul prato, gocce di rugiada dai primi
raggi di sole sfiorate,
simili a stelle su questo cadute.
Corrono tra loro i sogni fuggiti
dalla notte carceriera.
Corrono a perdifiato verso una casa
perduta, lontana e rimpianta.
Tra volti scavati da giorni rubati,
tra occhi che cercano un domani
che forse non verrà,
aspetto che il cancello di spine
alfine s’apra come porta del cielo.
Un sorriso sarà dono insperato,
una voce che non abbia il suono
rabbioso e duro, ma che di me
faccia uomo e non bestia,
sarà nuova conquista.
Tornerò a piedi nudi e martoriati
su quel verde prato che profuma
di ritrovata libertà.
Camminerò lentamente e alle stelle
di rugiada che al cielo torneranno
lascerò cadere perle di lacrime.
Una per ogni giorno di vita negata,
una per ogni compagno perduto,
una per ogni umiliazione subita.

Claudio Pompi

L’ispirazione

Detta così l’ispirazione:
la mia libera fantasia s’appiglia
sempre a quei luoghi dov’è umiliazione,
dov’è sporcizia e tenebra e indigenza.
Laggiù, laggiù, con più umiltà, più in basso, –
di là si scorge meglio un altro mondo…
Hai mai visto i bambini a Parigi
o sul ponte i poveri d’inverno?
Dischiudi gli occhi, schiudili al più presto
sul fittissimo orrore della vita,
prima che un grande nubifragio spazzi
tutto quello che c’è nella tua patria, –
lascia maturare il giusto sdegno,
prepara al lavoro le braccia…
E se non puoi, fa sì che in te si accumuli
e divampi il fastidio e la mestizia…
Ma di questo vivere mendace
cancella l’untuoso rossetto
e, come talpa timida, nasconditi
sotto terra alla luce ed impietrisci,
tutta la vita odiando con ferocia
e tenendo in dispregio questo

ALEKSANDR ALEKSANDROVIČ BLOK

ACARI ALLA FRUSTA

Esistono ancora notizie che anche un giornalista scafato scorre con le pupille a pallina da golf, continuando a ripetersi: «non può essere». Non può essere che alcuni furbastri importino degli aspirapolveri a trecento euro, li ribattezzino «presidio medico elettromedicale antiacaro» e li rivendano in nero a quattromila, pensando di farla franca. Non può essere che migliaia di persone, di quelle diffidenti che appena per strada si avvicina uno sconosciuto si mettono una mano sui glutei a protezione del portafogli, abbiano sborsato quattromila euro in nero per un «presidio medico elettromedicale antiacaro» senza mettersi a ridere. Non può essere che i furbastri abbiano assunto centraliniste e venditori porta a porta, caricandoli con canti, slogan e inno nazionale. Non può essere che questi ragazzi, i quali a casa si inalberano se la mamma non ha ancora stirato loro la camicia preferita, accettino di farsi prendere a frustate sulle gambe in sala mensa, come Fantozzi: pubblicamente umiliati se alla fine della settimana non avevano truffato abbastanza clienti.
Non può essere, eppure è. Accade a Incisa Valdarno, nella civilissima Toscana. Una storia molto italiana e gli ingredienti ci sono tutti: la furbizia, l’evasione fiscale, il rincoglionimento pubblicitario e la scopiazzatura grottesca dei modelli americani. Soprattutto la vera istituzione nazionale, la famigghia: i giovani venditori venivano convinti a piazzare i primi aspirapolveri presso i parenti. Assumere il figlio a frustate, per truffare i suoi genitori: è questa l’imprenditoria del nuovo medioevo italiano?

MASSIMO GRAMELLINI (da Buongiorno – La Stampa)