Mattino

 
Sulla via dell’aurora vado
dove si avverano desideri
mentre pulsa l’entusiasmo
dopo tempi bui di ieri
lucciole sui granai dorati
tic tac intermittenti
cantano strofe sparse
con spirito d’umore
ancora una volta è amore!

Aurelia Tieghi

Published in: on luglio 5, 2012 at 07:04  Comments (6)  
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Quando forti e diritte le nostre anime

When our two souls stand up erect and strong,
Face to face, silent, drawing nigh and nigher,
Until the lengthening wings break into fire
At either curved point,–what bitter wrong
Can the earth do to us, that we should not long
Be here contented? Think! In mounting higher,
The angels would press on us and aspire
To drop some golden orb of perfect song
Into our deep, dear silence. Let us stay
Rather on earth, Beloved,–where the unfit
Contrarious moods of men recoil away
And isolate pure spirits, and permit
A place to stand and love in for a day,
With darkness and the death-hour rounding it.

§

Quando forti e diritte le nostre anime
si stringono in silenzio sempre più vicine,
finché le punte ricurve delle loro ali
aperte prendono fuoco, quale amaro
torto può farci la terra per impedirci
d’essere a lungo felici? Pensa! Mentre
saliamo in alto, gli angeli, incalzandoci,
sfere d’oro di canto perfetto vorrebbero
far cadere nel nostro profondo e caro
silenzio. Ma, amore, restiamo sulla terra
dove l’avverso, indegno umore degli umani
fugge gli spiriti puri, li isola e consente
un luogo dove stare, amare per un giorno,
con l’ombra e l’ora della morte intorno.

ELIZABETH BARRETT BROWNING

(Sonnet XXII)

Bologna

Ci sono porti intravisti dal mare
e città sorvolate di fretta
dove arriva il tuo viaggio distratto
Bologna invece ti abbraccia
è visione emersa dal cuore
che sale da bassa pianura
e rossa di terra e di umore
innalza il tuo sguardo
e due dita a indicarti il suo cielo
Mi ricordo ero giovane un giorno
dei giorni padrone e dei sogni
Un sogno era là a portata di mano
ed io giocavo a pensarmi una vita
scegliendola nuova e diversa
nel grembo di madre benevola e opìma
scrigno turrito di amore e buon tempo
aperto al mondo e a tutte le strade
Ma gli anni passano e i sogni invecchiano
chissà mai se una Dotta insegnante
uno sbaglio di troppo mi avrebbe evitato?
Ora che imbianco vorrei chiederlo a lei
ma la trovo nebbiosa e distante
E’ una donna violata e percossa
la bella che perse un dì l’innocenza
tra un nero di sangue e di macchine bianche
e più allegra non danza sull’aia
ormai tutta sommersa di “neve
Ma io con giovani occhi la guardo
come fanno in eterno gli amanti
e mi immagino scendere un giorno
sul sagrato di quella stazione:
ad accogliermi vedo già i musici
cantastorie sapienti e poeti
che il mio tempo hanno allietato
Loro sì che il mestiere conoscono
di scacciare quei neri fantasmi
e tra un sorso un accordo e un sorriso
torneranno a narrarmi gioiosa
di Bologna la sua favola antica.

Massimo Reggiani

Niente lavoro ieri e oggi?

Stavi seduto
braccia molli
gambe attocigliate
sbocconcellando
pane abbrustolito
e le nocche blu di vento.
 
Lei ti guardava
occhi di luce spenta
ma in amore
e girava
girava girava
nel paiolo
polenta bianca
quella che piaceva a
te.
 
Era sera
sulle Langhe
a fasce crude
e tutto era grigio
d’umore
e silenzi.
 
Come pesci
appena generati
i ragazzi
puntavano il colle
come se da lì
venisse
pace.

Tinti Baldini

Published in: on marzo 19, 2012 at 07:00  Comments (15)  
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Melagrana

 
Sei come melagrana,
d’oriente il suo venire,
canta mille e una notte
di Sherazade l’incanto
.
Sei come melagrana,
soda la scorza e rude,
bella nell’apparire,
arduo il mio conquistare.
.
Sei come melagrana,
grani rubino e dolci,
aspri come tua bocca,
come tua bocca ambrosia.
.
Sei come melagrana,
quei semi conquistati
grondano umor di sangue
e allappa la lor pelle.
.
Sei come melagrana,
canti mille e una notte,
d’oriente è il tuo venire,
di Sherazade hai incanto.

Piero Colonna Romano

Published in: on gennaio 11, 2012 at 07:11  Comments (8)  
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La guerra di Piero

Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi

lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente

così dicevi ed era inverno
e come gli altri verso l’inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve

fermati Piero , fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po’ addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una croce

ma tu non lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera

e mentre marciavi con l’anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore

sparagli Piero , sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue

e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore

e mentre gli usi questa premura
quello si volta , ti vede e ha paura
ed imbraccia l’artiglieria
non ti ricambia la cortesia

cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chiedere perdono per ogni peccato

cadesti interra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno

Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all’inferno
avrei preferito andarci in inverno

e mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi un fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole

dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.

FABRIZIO DE ANDRÉ

Notte in poesia

umile
notte
col
guscio
d’umore
e d’odore
te ne stai
sulla scia
intorno
al fervore

le nostre mani
intrecciate
dal sale
e il verbo
appoggiato
alla colonna mitrale

nei solchi
l’ora seduce
dipana l’immenso
con te
sono mappa
presa
dal vento.

Aurelia Tieghi

Published in: on ottobre 3, 2011 at 07:24  Comments (9)  
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A che serve

Ma a che serve quella
morbida curva del seno
s’è lì appesa in profumo
d’arazzo sul muro.
E a che serve la bocca,
florida di rosso se
non assorbe l’altro,
trabocca e l’assapora.
Che cosa serve saper
balzare ancora
pozzanghere
in fiera voce
col fulvo in volto,
se non si salta più.
Non raccontano più
gli odori del mondo:
il giorno nasconde
tutti i suoi nomi,
la notte riannusa
antichi sigilli.
A che serve cantare
ad orecchi spenti
l’inno alla linfa, atavica sete
di labbra di latte,
di bocche in lallazione.
E a che serve incarnare
guerrieri lucenti,
braccia ardenti a strizzare
dei venti una rosa,
sciabole in ghiaccio
al certame
fino al primo assolare.
Saremo falangi impegnate
nel costruire altro tempo
per donare domani
che rigirino zolle.
O forse siamo già stati
in metamorfosi
di sensi e di umori,
e le mille dita della mano
basteranno
ad afferrare il mondo intero?

Tinti Baldini e FlavioZago

Vigne

Voi, ch’amate le nostre terre sacre –
d’antica età, e voi appena nate –
v’abbeverate alla fatica alacre
e poi riconoscenti ci donate

il sangue vostro qual nostro tesoro
cresciuto in quelle piccolette sfere
ad opera dell’aria e ‘l sole d’oro,
che tramutiamo in nettare da bere.

Da sempre vostra patria è tutto il mondo,
ché tutto il mondo ama quel che siete,
e a quel che date, ingenuo e giocondo
l’umore suo affida, e la sua sete.

Confida in quel tesoro che gli date
pe’ accrescere letizia a un bell’evento,
o per trovar conforto a sciagurate
giornate che ogni tanto porta il vento.

Magia, è quel che fate col buon vino,
e se con il buon vino, in tutto il mondo,
s’alzassero i bicchieri, dal vicino
al più lontano uomo, e in girotondo

brindasse ogni abitante della terra
gridando “Pace!” e “Fuori ogni follia!”
cancellereste il nome della guerra,
facendo – invero – la più gran magia!

Armando Bettozzi

San Valentino…e un fiore

Arrivano, gli amori, e se ne vanno…
Dei fuochi artificiali poi rimane
cenere fredda e carta bruciacchiata.
Dietro il sole del giorno ormai passato
s’accende silenzioso e tanto triste
il buio della notte.

Inutilmente festosi cantano
i passeri volando in allegria,
che tu non ne rimani contagiato;
ti guardano e se ne vanno via
lasciandoti cupo e ammutolito.

L’amore quando è amore e non c’è più
è come se tagliassi accanto al cuore
cipolle che fan piangere a dirotto:
ed è peggio di quel che fanno agli occhi
che colan giù lacrime senz’anima,
ché non puoi stropicciarlo.

San Valentino, tienimi lontano
le cipolle, col loro umore acre,
e un fiore profumato nel suo cuore
e nel mio pianta e annaffialo con cura,
così che cresca, e non si secchi mai.

Armando Bettozzi