Io non poeta

La poesia, quella di stanotte,
é intrappolata in un non so dove,
in un pertugio posto in fondo al cuore
o, dentro l’anima, in un buco nero.

Vuole silenzi che non le so dare
quando il cuscino giro e poi rigiro,
se piede al piede insisto a frizionare
o gratto ciglia fino a farmi male.

La strada che dovrebbe esser muta
disturbo arreca con i suoi rumori
e il sussulto della sveglia odiosa
scandisce tempo solo da fermare.

Io non poeta sono prigioniero
o, meglio ammettere, assai incapace
di catturare lemmi uno alla volta
per incastrarli in qualche verso mio.

Amore, amare, mare, terra, cielo…
nuovi universi, lune, stelle e soli…

Non scriverò d’omerici vascelli,
di una strega da tramutare in fata,
di un seno sotto trasparente seta,
o del viaggio verso un lungo bacio.

Ancora prima di tentar poesia,
facile preda mi do a Morfeo
e nebuloso mi diventa il tutto
nel sogno incerto che andrò a fare.

Ed é mattina, col sole alto di già,
mentre a registro il ricordo metto.
Sembra passato tanto di quel tempo
e invece… in una man conto le ore.

Aurelio Zucchi

Ecco quando

Questa fiaccola inerte,
dolorosa, chiamata civiltà
è scossa, è scossa illusa,
in tenebre più fitte,
mentre stiamo ancora
calpestando l’orme dei bruti.
Ma forse già nel cielo
i primi raggi incerti,
evanescenti annunziano
lontano il tremular del Giorno.
E forse già son pronti
martireroi, di vera
Altra e Superba Vita
fuori dagli Universi,
cantando vittoriosi.
E vedremo la Luce.
Nel vivere per sempre.
Gli uomini risorti
s’aiuteranno,
nella pace regina,
col lavoro di tutti,
mai più lotte insane
per sempre. Né guerre,
né ingiustizie…
La nuova età, la Splendida,
s’inizierà nel nuovo
mondo: fissi nel lampo
magico del vero,
altri occhi vedranno
il NomeVerbo: Amore.

Paolo Santangelo

Quandanco se finisser gli universi

 
Fiori,  come pensieri,
si ergono nell’aria
e nell’aulir svelto del vento,
spesso feroce,  e d’improvviso accento.
Il lago di un azzurro
più lucente dal Sole, prodigo,
ché di  marina indora
tra prato alpino e rivo spumeggiante.
Attesa al primo balzo,
alto,  il camoscio,
di vetta in vetta sempre più vicino,
poco ha di meno di un fortùito inconscio.
Il salto dell’umano
studiato e meno vano
non raggiunge l’amore:  pesa
di odio che lo circonda, immersi  siamo.
E la condanna è questa!
Noi siamo eterni:  saremo,
di passaggio, per l’Eterno avvenire,
quandanco se finisser gli Universi.
Solo Pace, Bontà, Perdòno, Amore
potranno  unirci al Primo Creatore.

Paolo Santangelo

Campane

Lenti rintocchi di campane che nella valle
scendono e mai sopiti dolori risvegliano.
Della silenziosa quiete rompono il respiro
e natura al loro suono ferma il suo corso.
Suono di richiamo a quel Dio dimenticato
per le anime inquiete di civiltà intrise,
di riflessione che valica i confini della mente
per farci tornare ad esser uomini veri
e non piccoli universi senza luce.
Aspetto tutti i loro rintocchi con occhi
chiusi per vedere dentro me stesso.
Respira l’anima mia e nuova vita trova
in quei suoni che scendono e vibrano
nel cuore che mai m’accorsi esser stanco.
L’eco del suono dell’ultimo rintocco
ancor percorre la silenziosa valle,
nell’universo si allontanano.
Riapro gli occhi e nuova luce entra.
Spero sia traccia di Dio che mai
dai suoi occhi mi perse

Claudio Pompi

Curva la schiena tenue respiro

 
Il mio infinito sussurra caverne
e saluta la morte, curva la schiena,
sguardo svagato e tenue respiro
affannato che si apre il passaggio
tra mille abéti cullati dal vento.

Felicità di nostalgie lontane

e galassie radianti il tuo bel viso
in un tardo meriggio novembrino
unionefiamma in cosmi e cromosomi.

Ora la vita mia muore di gioia:

l’amore Tuo mi offriva l’importanza
di pregare… ma vai senza sapere
dove portar la tua fiorente vita,
ch’era il mio canto: una canzon d’amore.

Torri splendenti speculomunite,

dai lumi tuoi, dolci d’incanti pieni:
mi esprimo con la mente anchilosata
d’eterno maliardo, oltre i princìpi astrali
e ben più oltre il tempo d’universi
nell’ultima pupilla anima quieta
una lacrima…

Paolo Santangelo

Piccola luna in un gioco di scatole cinesi

Dell’Otto Aprile, come appari grande
a noi, che ti osserviamo dalla Terra!
Eppure, simbolica minuscola,
tanto influisci sui destini umani!

Sei Luna.
Quella degli Innamorati.

Sei Luna piena
di natura istinto dei lupi,
che reclamano il domani
ti pregano e comunicano
con te ululandurlando
le represse ansietà dei loro amori
e
le nostre paure.

Nitida e grande appari questa notte,
unigenita figlia della Terra
di mìcrobi, battéri e qualche umano:
etnìa di minoranza parassita,
anche se questi crede
d’essere il grande perno della vita.
.
Ed è nessuno!
.
Come sono niente
intiere nebulose e d’universi,
che un giorno finiranno

in BLACK HOLES
ritornando Energia,
in un gioco di scatole cinesi.

Paolo Santangelo

Imbecille antropocentrico


A mia moglie Rosetta

Se si pensa che il nostro piccolo
mondo  . . . finirà;   inutile è Poesia,
anzi,  tutto.  Tutte le nostre “scienze” inadeguate.
Noi siamo condannati a vita:
l’evasione è possibile,  ma assai dura.
Sostanze e circostanze,
sconosciute,  mutano di continuo
tipologia,  carattere,  gli amori
le voglie dell’umano:
l’umore della vita,  in fretta passa!
Il nostro è,  per i più,  già vero inferno in terra:
la vera vita è un’altra,  forestiera.
Libertà.
Come siamo piccoli:
nessuno è più di noi.
Rosetta,  un fiore,
illusione fuori dal tempo
dei tempi:   onìrico ideale sogno
tra gli uomini e le donne:  l’amore . . .
Ah,  l’amore!
il più profondo e subdolo,
drammatico,  dei nostri istinti e . . .
in altre razze,  tra flore e faune,
inconscio,  arcàno,  universale . . .
che nulla ha che veder con la ragione;
nasce,  non si sa come,
ci abbandona,  non si sa perché.
I mezzi limitati concessi, al nostro ingegno,
possono creare strumenti,
non fini,  dentro e fuori di noi;
mentre forze e magie mai conosciute
sovrastano dell’uomo il raziocinio.
Sempre ritengo
splendida assurda incredibile
l’eterogeneità di vita del pianeta azzurro,
dal corso d’una bolla iridescente,
di “acqua saponata” astrale.
Viene chiamata Terra
e,  in misure diverse,
tribolazioni e gioie con noi sono in connùbio
Inveniamo  musica,  poesia,  tecnologie
avanzate,  computer,  miliardi d’universi,
che rendano vieppiù leggero il viaggio.
L’uomo libero,  giammai:
chi lo ha chiamato qui,  il caso,
mai ha reputato la sua presenza
al mondo necessaria, forse
irrisoria,  complementare,
ma certo è micidiàle.
ANTROPOCENTRICO  vive,
come se non dovesse mai morire.
Certo il mio amico cane Rex,
senza colpe,  sarà forse felice:
gli animali tutti,
tutti gli insetti,  con gli alberi;
nell’invisibile bio-ecosistema visibile,
credono di essere immortali.
Chissà:  separati
dal Tutto,  tra i nostri
sentimenti,  voglie,  astrazioni,
distraggono dall’obiettivo vero,
senza luogo,  senza tempo,  senza spazio,
il nostro passare . . .

Paolo Santangelo

Māya

Siamo come gli uccelli di voliera
viviamo entro confini
tra cantine e universi.

lanciamo sguardi intermittenti
ora sulle miserie ora su dio
siamo fatti di pomice e zigrino
eppure siamo piuma
soffiati dentro il nido dell’aurora
per trasformarci in altre dicerie
altre apparenze
nell’illusione di solidità

salvo se poi passiamo tra due tagli
noi corpuscoli e onda
già immortali.

Cristina Bove

Il fiore Mrjt

I

Un fiore germogliò su questo mondo,
la Terra,
da un infinito amor negli universi:
il segno del Signore,  tra mistici tripudi
veli e luci,  pieno di grazie,
benedetto.
Il suo nome,  Maryam,  l’ancella
della figlia del faraone e,  insieme
ad essa, trova il fanciullino fratello,
abbandonato nel cesto
alla deriva,  Mosé,  sul Nilo,  e . . . lo salva.
Proprio come noi tutti,
sul fiume della vita.
Il suo nome, in egizio,  Mrjt,
vuol dire amato, caro;
questo nome Maryam:  pace.

Contro tutte le guerre,
in tutti i mondi.

II

E  Iddio  risceglierà,  proprio  in  Maria,
figlia di Gioacchino ed Anna,
il fiore Mrjt.
Il cui seme è cosparso  sopra il bene
ché,  ancora un poco,
c’è sul nostro mondo.
Le sue grazie su miliardi
di miliardi di santuari, in tutti
gli universi ancòra;
e,  per noi, indegni,
fioriranno e fioriscono,
come il suo nome,  in miliardi
di rosari.

L’ànfora di Colui,  che Lei si pose,
in dodici stelle simbolo degli astri
fece il manto ai tuoi piedi,  Maria,
e fece sbocciar le rose
di questo mondo.
Degli altri,
a noi del tutto sconosciuti,
altri fiori.

Paolo Santangelo

Oltre


Vilipeso e pendente
ridotto in carcassa per il suo
troppo amore per tutti.

. . . .  il rullio dei tamburi
si fondea col fragore
del tuono e del sisma.

Ecce homo,  ecce inri.
Ubi homo non erat . . . In ri-
torno col trino tutt’uno,

nel padre,  oltre il tempo
oltre gli universi.  Dove
non sono luoghi,  non limbi.

Dopo,  con calma,  ripresero
il corpo.  Ad umani lasciando
l’ignoranza,  la fede,  la morte.

Paolo Santangelo