Domande

Senza certezze fiducioso vado

Non chiedere perché
Le ombre della sera
Avvolgono allungandosi
Tutto ciò che in basso esiste

Non chiedere perché
La rondine puntuale torna
Mentre il mio vagare è senza meta

Non chiedere perché
Si ama
Mentre la luna
Rimane punto fermo nell’universo

Nel mio andare tutto sfuma si allontana
Come fossi prigioniero d’un sogno
Dovrò non vivere il sogno
Per non farlo morire

Marcello Plavier

Published in: on marzo 1, 2012 at 07:45  Comments (7)  
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Chisciotteide

 
A voi, di nobil censo,
lo dicon vostre insegne,
io, prode cavaliero
montato su destriero,
final giudizio chiedo
.
Dovrete sentenziare,
con alto aulico dire,
che bella tra le belle,
nell’universo intiero,
primeggia la mia dama.
.
-Tu nobil schiatta vedi
in noi poveri cristi,
e, ohibò, ti siamo grati.
Ma per sputar sentenza
vederla noi vogliamo !-
.
Felloni e anco marrani
mio verbo contestate ?
Che… ? Forse per sapere
che luna in cielo splende
necessita il vederla ?
.
-Non è proprio l’istesso,
larva d’un cavaliero,
la luna godimento
apporta al mondo intiero.
A te soltanto, invero,
dattela la tua amata.
Che almeno un suo ritratto
potessimo ammirare !-
.
Oh di gran puta hijos
la lancia assaggerete !
Carica a pancia bassa
cavallo mio fedele.
Ma non così, poffarre,
la terra mi fai arare !
.
-Addosso a ‘sto buffone
che merita lezione !
Usiamo quelle insegne,
che poi sono bastoni,
puniamo l’arroganza
di chi, prova non dando,
imporci vuol sentenza.-
  .
Ahimè m’hanno conciato,
mio immaginato bene.
Per raddrizzar gl’inganni,
che oscuran la giustizia,
sghembo dovrò ambulare
p’andar dove conviene.
.
Se poi tu vuò lenirmi,
porta al futur’incontro,
immago tua adorata,
che più del mio bel dire
sarà il suo guardamento.
.
E poi, già che qui siamo,
un altro dono chiedo,
 perché questo m’han detto,
battendomi quei prodi.
Non so di che cianciasser,
gridavano… d’un fiore.
Da qualche parte certo
dovrà portar calore.
.
Mio fido Dozzinante,
quanto dolor m’avvolge.
E su, non protestare,
sbagliato ho forse il nome,
ma chiaro è il mio pensare.
.
Un giorno fui  investito
d’una divin missione:
il mondo ripulire
d’ingiuste ipocrisie.
Per realizzar ‘sto sogno
‘sta strada obbligo è il fare.
.
————Così, caracollando,
tra un ahia e un poffarbacco,
condusse la sua vita.————-
.
Miguel, mancino monco,
questo ci ha raccontato,
mostrandoci un inetto
che, sempre ottuso, lotta,
negando questo mondo.
.
Ma Unamuno, il grande,
riscrive altra avventura.
Quei solidi ideali,
ch’eran la sua cultura,
nel Don errante incarna.
.
E chi capir volesse,
le due versioni approcci
per somme, poi, tirare.

Piero Colonna Romano

Giulia

Soffio leggero di nuova vita,
di infinito amore.
Dono divino che placa il radicato
dolore.
Occhi che racchiudono l’universo,
che s’aprono a noi per riscoprir
della vita quel palpito solo sopito
che credevamo ormai perso.
È dolce riscoprir quei gesti antichi,
dimenticati troppo in fretta.
stupita ci guardi, seriosa accogli
da mani tremanti d’amor la carezza.
Il cielo di luce brillò per la nuova stella,
angeli in festa alla fine del viaggio
a noi ti condussero qual gioiosa novella.
Fu la tua voce nuovo canto di vita,
che nella casa di tristezza pervasa
fiorire rifece quella rosa appassita.

Claudio Pompi

§

Carissimi Massimo, Tinti, Roberta e tutti voi cari amici del Cantiere, perdonate il nostro silenzio ma abbiamo avuto seri problemi con il computer di Claudio (anche lui risente dell’assenza di chi lo gestiva quotidianamente). Ora con Stefano e Francesca siamo riustiti a ripristinarlo e siamo di nuovo in grado di seguire il Cantiere con le vostre poesie e vedere che Claudio è sempre presente. Come i vostri commenti e il vostro affetto verso di lui.  Grazie di tutto. La poesia “Giulia” Claudio la scrisse alla nascita di Giulia, la nostra prima nipote, quattro anni fa. Una poesia carica di dolcezza che descriveva in pieno quel momento di felicità che stavamo vivendo da nonni. Oggi vorrei con questa poesia annunciare a tutti voi amici del Cantiere che entro la fine di febbraio diventeremo nonni per la seconda volta. Francesca aspetta la sua seconda bimba, Sofia.  “Fu la tua voce nuovo canto di vita che nella casa di tristezza pervasa fiorire rifece quella rosa appassita”. E’ cosi, e ne  sono certa che Claudio avrebbe voluto condividere con voi questa gioia immensa. Un abbraccio infinito a tutti voi

Rita

A chi sa…

Divoro curiosità
nelle sorprese
(che adoro)

le cullo
in riletture
profumate
di *suoi* versi
presenti
nei miei angoli di tasca

diversità ansiose
vette “inedite”
sotto ombre
del [mio e tuo]
universo di cielo.

Glò

Published in: on gennaio 10, 2012 at 07:20  Comments (3)  
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Siamo terrestri?

Ciottoli piccoli nati da qualche meteora
rendono consapevoli di grandiosi eventi
Scrutiamo il cielo cercando, sondiamo l’infinito
come se il mutare del mondo sia dovuto
all’affluire di entità misteriose

Attorno la terra diffonde il suo odore
Il sole ha terminato il suo lavoro
Bianchi tessuti sbattono al vento
come a svelare qualcosa dei fasti celesti
L’ignoto ci avvolge liberandoci

Pensieri rivolti al mistero della vita
si alternano susseguendosi
nella mente, confusa da eventi straordinari
Chi siamo noi quale è il nostro presente il nostro futuro
come pietre preziose ci uniscono nell’universo

Arrivammo cercando un rifugio
ora che le guerre stanno distruggendoci
che l’odio fra umani ci ha nuovamente raggiunti
dove andremo? Ahimè, dove andremo?

Marcello Plavier

Mistero

Come mi si affollano attorno fantasmi a me cari
Vedo amore, gioia, dolore cuori in fermento
Mi sento legato a loro con catene infrangibili
Sono silenziosi, alcuni felici altri malinconici
Vedo in tutti loro l’amore che supera il tempo e lo spazio
Il loro amore che affronta sole, luna, stelle
Li avvicino cerco il contatto, invano, sono impalpabili
Non hanno forma né colore, tacciono comunicando
L’amore che nutre la vita, diffondendone il profumo
Là nella immensità dell’universo.

Marcello Plavier

Published in: on dicembre 3, 2011 at 07:06  Comments (4)  
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Neve

Bianca luminosa notte
Neve scendendo lieve
Hai coperto con un candido manto
Prati alberi case
Ovattando ogni piccolo suono

Compagna dei miei giochi infantili
Sensuale amica in gioventù
Ora mi godo il tuo nitore
La tua morbidezza mai così apprezzata

Ecco che il contado si sveglia
Il gallo chiama a raccolta le sue compagne
E frotte di bimbi garruli
Si rotolano nei campi riempiendo
Il silenzio con le loro grida

Ecco che il mondo è ancora vivo reale
Le emozioni ancora si susseguono
Vedo le Alpi
I ghiacciai sembrano ridere
Rigenerati dal gelo

Ed io ripenso alla cattiva informazione
Ai timori in un mondo senza futuro
E ringrazio l’imponderabile
Ricordando quanto dobbiamo
Al creatore dell’universo

Marcello Plavier

Almeno tu nell’universo

Sai, la gente è strana prima si odia e poi si ama
cambia idea improvvisamente, prima la verità poi mentirà lui
senza serietà, come fosse niente…
sai la gente è matta forse è troppo insoddisfatta
segue il mondo ciecamente
quando la moda cambia, lei pure cambia
continuamente e scioccamente…
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell’universo,
un punto sei, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto
come un diamante in mezzo al cuore.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell’universo,
non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero di più, di più, di più…
Sai, la gente è sola, come può lei si consola,
e non far sì che la mia mente
si perda in congetture, in paure
inutilmente e poi per niente…
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell’universo..
Un punto sei, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto
come un diamante in mezzo al cuore.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell’universo…
Non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero di più, di più, di più…
Non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero…davvero di più…

BRUNO LAUZI       (musica di Maurizio Fabrizio)

Published in: on novembre 19, 2011 at 07:13  Comments (4)  
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Torna

Torna alla tua casa che senza te è vuota
e mute sono le stanze senza i tuoi passi.
Di te e del tuo canto sento il bisogno,
le tue foto ora accarezzo, a loro parlo
lontano da chi folle vedermi vorrebbe.
A quella tua essenziale presenza
non diedi importanza come se giusta
fosse per diritto e non per merito.
Quanto grande eri lo dice la tua assenza,
quanta musica ci fosse lo dice il silenzio.
Non c’era spazio abbastanza, ora
Questa casa è orrendo maniero.
Fantasmi di felicità perduta s’aggirano,
gridano il loro non essere stati amati,
accettati e capiti.
Torna ad asciugare le indegne lacrime
di chi non t’ha saputo amare e solo
s’aggira in questo universo oscuro.
Al mio piangere di colpa dona pace,
perdona l’indifferenza da te subita
come schiaffo alla tua voglia d’amare
con gesti di quotidiana semplicità.
Ero un re senza saperlo.
Ora son schiavo di cosciente nostalgia.

Claudio Pompi

Brutto cielo tracollo del fondo

Brutto cielo adesso

presàgo di sventure,  gonfio,

triste e grigio:  vorrei vivere

il progetto come voglio.  Non posso:

nascere,  vita e ospizio;         

eppoi rientrare 

dal dove io son venuto,

casualmente. . .

                         . . . Del Dòge 

bucintòro con occhi rifatti

come  oblò

di nave spenta,  prima

di partire per le volte

del mondo.  La nave è alla stazza,

di difetti piena nel tondo

universo di spine:  come serpe

si mangia la coda.

 

Quando tu c’eri,  sembrava

più semplice tutto.

Passava il turpe del mondo

al punto secondo,  nelle mie,

d’importanza, opinioni di sogni.

Quando c’eri,  anche il reàle

più inutile pareva più bello

del mondo,  normale,  ora,  solo

rimasto vitale,  mi tiene utilmente

a evitare il tracollo.
 
                Tracollo del fondo                   

del pessimo ambiguo,  del monte

ferale di noja di mondo e d’amore.

D’attonito intorno sensuale, vorrei

di platonico eterno: 

speranza di Essere
in eterno riciclo
o fermarmi con
Te, mio Primo 
Creatore.
Paolo Santangelo