Ora che sono qua

 
E’ tutto più chiaro ora che sono qua
posso vedere quei volti
sentirne i suoni le voci
comprendere le intenzioni
le aspirazioni gli scopi
 .
di genti di persone
di uomini donne bambini
vecchi che vicini al tramonto
scartano i loro ricordi
come caramelle golose
che perdute hanno l’aroma
 .
è tutto più chiaro ora che sono qua
in quell’umano cammino
ritrovo il senso dell’infinito
 .
in tutte le forme in tutte le proiezioni
che la vita esprime per la vita
 .
è tutto più chiaro da qua

Il Passero

IL PIANTO

Il pianto è la preziosa prova che siamo ancora uomini.

Cristiana Calonaci

Published in: on luglio 2, 2012 at 17:43  Comments (4)  
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Le lunghe sere d’estate

Son troppo lunghe le sere d’estate
che quasi toccano l’alba.
Esausti i grilli reclamano
le instancabili cicale.
Il sole illumina fino a tardi
i pensieri degli uomini,
impazienti del chiarore lunare
per la tregua tanto attesa.

Eppure vi adoro
interminabili sere d’estate
perché rendete
interminabile
anche il mio amore.

Sandra Greggio

Published in: on giugno 29, 2012 at 07:23  Comments (15)  
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A volte sulla sponda della via

A volte sulla sponda della via
preso da un infinito scoramento
mi seggo; e dove vado mi domando,
perché cammino. E penso la mia morte
e mi vedo già steso nella bara
troppo stretta fantoccio inanimato…

Quant’albe nasceranno ancora al mondo
dopo di noi!
Di ciò che abbiam sofferto
di tutto ciò che in vita ebbimo a cuore
non rimarrà il più piccolo ricordo.

Le generazioni passan come
onde di fiume…

Una mortale pesantezza il cuore
m’opprime.
Inerte vorrei esser fatto
come qualche antichissima rovina
e guardare succedersi le ore,
e gli uomini mutare i passi, i cieli
all’alba colorirsi, scolorirsi
a sera.

CAMILLO SBARBARO

Poesia

 
Ecco come mi vedo
spettare piccione
viaggiatore
aspettare la tortora e
il marito
aspettare le fusa
di una piccola riccia
e festosa
aspettare parole dal vento
soffi di pace dal cielo
baci di gente in fermento
mani di donne allargate
braccia di uomini forti
zattera in mare in attesa.
 
Sei tu poesia.
.
Tinti Baldini

La luna è un fermacapelli

 
La luna è un fermacapelli e il mondo gira,
.
sulla strada
è una battaglia
di vetri
.
inutili rossetti
si increspano
sui volti
.
il vento fischia
le sue canzoni
specialmente
agli ubriachi
.
il mare
è una coperta
tagliata dalle prue
dei suicidi
.
sassi di lana
colpiscono il fuoco
.
divampa la notte
l’omertà delle stelle
 
la luna è un fermacapelli e il mondo gira
la luna è un fermacapelli e il mondo gira
sono stracci
con volti da uomini
la luna è un fermacapelli
le porte delle chiese
non hanno pietà
e il mondo gira…
 
filastrocche abbruttite dalla pietra avvizzita
storie di follia, di parrucchieri gesticolanti
di teste brillantinate che suonano vuote
di party con l’obbligo di ridere
ed il divieto di sudare…
 
la luna è un fermacapelli e il mondo gira
la luna è un fermacapelli e il mondo gira
la luna è un fermacapelli e il mondo gira
non ne hai avuto abbastanza?

Massimo Pastore

Ecco quando

Questa fiaccola inerte,
dolorosa, chiamata civiltà
è scossa, è scossa illusa,
in tenebre più fitte,
mentre stiamo ancora
calpestando l’orme dei bruti.
Ma forse già nel cielo
i primi raggi incerti,
evanescenti annunziano
lontano il tremular del Giorno.
E forse già son pronti
martireroi, di vera
Altra e Superba Vita
fuori dagli Universi,
cantando vittoriosi.
E vedremo la Luce.
Nel vivere per sempre.
Gli uomini risorti
s’aiuteranno,
nella pace regina,
col lavoro di tutti,
mai più lotte insane
per sempre. Né guerre,
né ingiustizie…
La nuova età, la Splendida,
s’inizierà nel nuovo
mondo: fissi nel lampo
magico del vero,
altri occhi vedranno
il NomeVerbo: Amore.

Paolo Santangelo

Vangando

DIGGING

Between my finger and my thumb
The squat pen rests; snug as a gun.
Under my window, a clean rasping sound
When the spade sinks il1to gravelly ground:
My father, digging. I look down
Till his straining rump among the flowerbeds
Bends low, comes up twenty years away
Stooping in rhythm through potato drills

Where he was digging.
The coarse boot nestled on the lug, the shaft
Against the inside knee was levered firmly.
He rooted out tall tops, buried the bright edge deep
To scatter new potatoes that we picked
Loving their cool hardness in our hands.
By God, the old man could handle a spade.
Just like his old man.
My grandfather cut more turf in a day
Than any other man on Toner’s bog.

Once I carried him milk in a bottle
Corked sloppily with papero He straightened up
To drink it, then fell to right away
Nicking and slicing neatly, heaving sods
Over his shoulder, going down and down

For the good turf. Digging.
The cold smell of potato mould, the squelch and slap
Of soggy peat, the curt cuts of an edge
Through living roots awaken in my head.
But l’ve no spade to follow men like them.
Between my finger and my thumb
The squat pen rests.

l’ll dig with it.

§

Quatta quatta con il colpo in canna
Fra medio e pollice sta la penna.

Sotto la finestra un raspo netto all’internarsi
Della vanga nel terreno ghiaioso:
È mio padre che dissoda. Guardo in basso,

Finché sotto sforzo, a groppa curva
Sulle aiuole, torna venti anni indietro
Piegandosi a tempo per i solchi
Di patate che vangava.

A posto sul vangile lo scarpone,
Saldo fulcro del manico il ginocchio,
Cavava gambi, ficcava a fondo la lucente lama
Per spargere patate nuove che noi raccattavamo
Adorandone fresca la durezza nella mano.

Per Dio, il vecchio ci sapeva fare
Con la vanga. Come il suo vecchio.

Mio nonno in una giornata tagliava più torba
Di chiunque altro nella torbiera di Toner.
Una volta gli portai il latte in una bottiglia
Sciattamente turata con la carta.
Si raddrizzò per bere e subito riprese

Con cura a fare tacche e fette, spalandosi le zolle
Dietro le spalle, sempre più a fondo
A cercare quella buona. Scavando.

Il freddo afrore di terriccio di patate, risucchio e stacco
Da torba in guazzo, secco taglio della lama
Nelle radici vive, mi si risvegliano in testa.
Ma non ho vanga per seguire uomini come loro.

Fra medio e pollice
Quatta quatta sta la penna.
Sarà la mia vanga.

SÉAMUS HEANEY

La felicità

 
 
La felicità è il sorriso
del bambino soldato ché ha deposto le armi,
è addormentarsi sereno dopo una preghiera,
e l’arrivo della Primavera, la pioggia che si riflette
nella luce di lampioni la sera.
E’ la libertà in un mondo
di uomini liberi, in un mondo libero,
è pane per ogni fame,
acqua per ogni sete.
.
La felicità è speranza e non solo illusione
è un uomo che ritorna salvo dal lavoro
è giustizia senza padroni
è legge senza eccezioni.
E’ quando un amico  comprende
che sei triste
e ti consola, senza una parola.
.
La felicità è un vento leggero tra i capelli
di cui nemmeno ti accorgi,
è futuro, è un bambino che ride nel sonno
è una piccola mano che contiene le sorti della vita
il peccato ed il perdono.
La felicità è conquista mai dono.

Maria Attanasio

Grotta

CUEVA

De la cueva salen

largos sollozos.

( Lo cárdeno

sobre el rojo).

El gitano evoca

países remotos.

(Torres altas y hombres

misteriosos )

En la voz entrecortada

van sus ojos.

(Lo negro

sobre el rojo).

Y la cueva encalada

tiembla en el oro.

(Lo blanco

sobre el rojo).

§

Dalla grotta escono
lunghi singhiozzi

(Il viola
sul rosso)

Il gitano rievoca
paesi remoti.

(torri alte e uomini
misteriosi)

Nella voce rotta
vanno i suoi occhi.

(il nero
sul rosso)

E la grotta imbiancata
trema nell’oro.

(Il bianco
sul rosso)

FEDERICO GARCIA LORCA

Published in: on aprile 13, 2012 at 07:48  Comments (1)  
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