Fettuccine fatte in casa

Prendi la farina, passala al setaccio:
se ne scende a pioggia sopra il tavolino.
Fanne un bel mucchietto, aprilo nel centro,
prendi quattro uova, scarta via la chiara
e nel cerchio vuoto, metti dentro i tuorli.
Prendi dall’esterno sempre più farina,
mischia tutto quanto, spruzza sale e acqua,
ora impasta il tutto,  fai che si compatti.
Appallotta bene…Giù un po’ di farina,
dai con palme e pugni, fin che è sagomata
una pasta gialla, tutta amalgamata.

Con il mattarello stendi quell’impasto,
finché non diventa una sfoglia tonda
sempre più sottile, dai con la farina
perché non si attacchi; stendi….stendi ancora!

Quando questo è fatto, bada alle tue dita,
mentre col coltello…tagli a fettuccine,
e stai pregustando la prelibatezza.

Metti il calderone sopra il fuoco acceso.
Quando l’acqua bolle, butta giù la pasta,
finché poi il camino te la rende cotta:
pronte da mangiare, le tue fettuccine.

Nell’insalatiera mettile a condire
col già preparato sugo d’oca, e gira…
Metti il parmigiano…gira, gira, ancora.
Poi con due forchette, tira su…e servi
dentro i piatti fondi che son li in attesa
mentre dalla bocca…esce l’acquolina…

Armando Bettozzi

Fiore di Pasqua

.
Danza nel petto
fiore di Pasqua
antico e sacro
sparge profumo di speranza
rallegra semplice aiuola
nonostante il cielo adombrato
nonostante il vuoto intorno
che stringe la gola
nella morsa economica
di recessione e povertà.
Danza nel petto
fiore di Pasqua
lo sento vivo più che mai
adesso che l’oscurità
ha steso l’infido manto
adesso che ha sparso il sonno
sulle nostre disamorate coscienze.
Danza nel petto
fiore di Pasqua
diamogli l’acqua giusta
torniamo ad essere uomini
non sotterriamolo ancora una volta
fra uova colorate e colombe d’occasione
per un giorno di festa “apparente”
e poi niente,
totale indifferenza.
Danza sempre nel petto
fiore di Pasqua
lo sento vibrare
nella stanza spenta
lo sento cantare
nell’Amore risorto alla vita
in piena luce.

Roberta Bagnoli

Aspettando Pasqua

Aspettando Pasqua,
sì fra sette giorni arriverà,
intendo quella vera
Pasqua d’Amore e di Pace
dipingo le mie uova
con inchiostro arcobaleno
è pura illusione
sventolare la bandiera dell’olivo
quando a Gaza hanno da poco
impiccato un italiano
e nel Mediterraneo
si gioca con la sorte
barconi affondati
con corpi di clandestini
dati in pasto ai pesci
senza pensare
alla Libia in fiamme
al Giappone devastato
e al nostro governo sempre più
malconcio e imbarazzato,
sì che venga presto Pasqua
ma scenda senza indugio
l’Angelo della Consolazione
a rammendare lo strappo del cuore,
non c’è bisogno in Italia
d’altra Costituzione,
solo la carta della Resurrezione.

Roberta Bagnoli

La corrente

THE CURRENT

These fish have no eyes

these silver fish that come to me in dreams,

scattering their roe and milt

in the pockets of my brain.

But there’s one that comes–

heavy, scarred, silent like the rest,

that simply holds against the current,

closing its dark mouth against

the current, closing and opening

as it holds to the current.

 §

Questi pesci non hanno occhi
questi pesci argentati che mi arrivano in sogno,
e lasciano le loro uova e residui di sperma
nelle tasche del mio cervello.

Ma eccone uno arrivare –
pesante e sfregiato e muto come gli altri,
che se ne va solamente controcorrente

e chiude la bocca oscura contro
la corrente, e chiude e apre
la bocca e sfida la corrente.

RAYMOND CARVER

Published in: on agosto 21, 2011 at 07:17  Comments (2)  
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Poeti di fiducia

 
Abbiamo traversato
150 anni
narrati dai poeti
italiani: evvviva!
Emozionanti scritti,
fiumi folli palloni,
dilanianti poesie,
illustrazioni d’oro,
salti saettanti vite,
sterili accattivanti
promesse dentro albe
in fretta tramontate.
Animazioni colte
non so se ben raccolte
oppur se in sogno accolte:
certo la vita regge,
ma come regge, fugge?
Il popol del Cantiere
starà al tavolino
per un gelato caldo
siccome noi vorremmo
che questa nostra Italia
svegliassesi dal sonno:
oh quante amare pillole
i vati han combattuto,
facciam piazza pulita
lecchiamoci le dita
e su a governare
vogliam ora mandare
Poeti di Fiducia!
Si risvegli il Cantiere
e il Verbo Scintillante
penetri dappertutto:
riavrem l’Italia Nuova
e un Buon Paniere d’Uova!

Sandro Sermenghi

Uova, polpi e sardelle…al mare

ÔV, PÛLP E SARDÈL… AL MÈR!

Fiåur dal mî amåur
strapàzum ôv notûrni in rîva al mèr
cån dåu sardèl e un påulp a fèr udåur
e i ràz d lònna indurè a dèrs calåur.

§

Fior del mio amore
strapazzami notturne uova al mare
con due sardelle e un polpo a far odore
e i raggi di luna dorata a darci calore.

Sandro Sermenghi

Published in: on aprile 27, 2011 at 07:43  Comments (6)  
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Vento di Pasqua


Fioriscono  vetrine
come le prime margherite a primavera
Abbruculot  (1)
di uova colorate
vibrano  alla  luce
dando riflesso, sugli occhiali dei passanti
sui vetri dei tram, delle macchine
come gli occhi dei bambini
che pescano con tenera emozione
il giallo pulcino
nel continuo frastuono della città
rintocchi di campane sfrecciano
dall’antico campanile
esplodendo come note aculeate
nel bollore del caos
in un attimo
i sospiri si annodano,
si blocca l’immagine
e si sosta nel rintocco
e vento di Pasqua
si radunano i ricordi, si coglie il profumo
il profumo festivo, e un pizzico di nostalgia
di un paesino lontano
l’odore dei dolci
la piazza del paese
la chiesa adornata
e vento di Pasqua

Rosy Giglio

(1)  Abbruculot – dal dialetto di Saracena, paese in provincia di Cosenza -: essere zeppo, pieno, abbondante

Avrai

Avrai sorrisi sul tuo viso come ad agosto grilli e stelle
storie fotografate dentro un album rilegato in pelle
tuoni d’aerei supersonici che fanno alzar la testa
e il buio all’alba che si fa d’argento alla finestra
avrai un telefono vicino che vuol dire già aspettare
schiuma di cavalloni pazzi che s’inseguono nel mare
e pantaloni bianchi da tirare fuori che è già estate
un treno per l’America senza fermate
avrai due lacrime più dolci da seccare
un sole che si uccide e pescatori di telline
e neve di montagne e pioggia di colline
avrai un legnetto di cremino da succhiare
avrai una donna acerba e un giovane dolore
viali di foglie in fiamme ad incendiarti il cuore
avrai una sedia per posarti ore
vuote come uova di cioccolato
ed un amico che ti avrà deluso tradito ingannato
avrai avrai avrai
il tuo tempo per andar lontano
camminerai dimenticando
ti fermerai sognando
avrai avrai avrai
la stessa mia triste speranza
e sentirai di non avere amato mai abbastanza
se amore amore avrai
avrai parole nuove da cercare quando viene sera
e cento ponti da passare e far suonare la ringhiera
la prima sigaretta che ti fuma in bocca un po’ di tosse
Natale di agrifoglio e candeline rosse
avrai un lavoro da sudare
mattini fradici di brividi e rugiada
giochi elettronici e sassi per la strada
avrai ricordi di ombrelli e chiavi da scordare
avrai carezze per parlare con i cani
e sarà sempre di domenica domani
e avrai discorsi chiusi dentro mani
che frugano le tasche della vita
ed una radio per sentire che la guerra è finita
avrai avrai avrai
il tuo tempo per andar lontano
camminerai dimenticando ti fermerai sognando
avrai avrai avrai
la stessa mia triste speranza
e sentirai di non avere amato mai abbastanza
se amore amore amore avrai

CLAUDIO BAGLIONI

Le tue, le mie

Come farfalle scarne, ma fluttuanti
a riempire di gesti la cucina
a dare cose buone
sempre soltanto cose,
avare di carezze!
Con questo indaffararsi senza posa
nutrivano l’amore
donavano certezze
in un linguaggio di mute parole.

Ora le guardo
mentre come allora
sbattono uova nel cerchio di farina
ritmici tocchi plasmano l’impasto
quasi danzando
rotola e srotola a farlo sottile.
Gli stessi gesti
stesse farfalle scarne
solcate da un reticolo bluastro,
le tue mani, le mie
lo stesso modo di donare amore.

Viviana Santandrea

Canzone della solitudine

A un passo
dai miei passi
si levano
frontiere vive
Non esiste
segno cardinale
solo la solitudine
moltiplicata
divisa fra moltitudini
di persone
La città ha
un aspetto
minerale
la sua geometria
non è bella
come quella appresa
a scuola.
Ricordo triangoli
foderati
cubetti come
di zucchero
uova variopinte.
Così iniziai il
cammino verso
le forme
poi arrivò
la circonferenza
e con lei
la prima donna
racchiusa in una luna
Cara solitudine
dove sei stata
sino ai miei tanti anni
senza fare conoscenza
certamente viaggiavi
nei treni, oppure
negli specchi
eccoti lì nella fotografia
stando sempre
a me vicina.
Tutto è stato inventato
ma nulla che
possa liberarci
dalla solitudine.

Marcello Plavier