Mi ricorderò di questo autunno

Mi ricorderò di questo autunno
splendido e fuggitivo dalla luce migrante,
curva al vento sul dorso delle canne.
La piena dei canali è salita alla cintura
e mi ci sono immerso disseccato dalla siccità.
Quando sarò con gli amici nelle notti di città
farò la storia di questi giorni di ventura,
di mio padre che a pestar l’uva
s’era fatti i piedi rossi,
di mia madre timorosa
che porta un uovo caldo nella mano
ed è più felice d’una sposa.
Mio padre parlava di quel ciliegio
piantato il giorno delle nozze, mi diceva,
quest’anno non ha avuto fioritura,
e sognava di farne il letto nuziale a me primogenito.
Il vento di tramontana apriva il cielo
al quarto di luna. La luna coi corni
rosei, appena spuntati, di una vitella!
Domani si potrà seminare, diceva mio padre.
Sul palmo aperto della mano guardavo
i solchi chiari contro il fuoco, io sentivo
scoppiare il seme nel suo cuore,
io vedevo nei suoi occhi fiammeggiare
la conca spigata.

LEONARDO SINISGALLI

Dall’uovo di Pasqua

Dall’uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: “Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio”.
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
“Viva la pace,
abbasso la guerra”.

GIANNI RODARI

Published in: on aprile 24, 2011 at 07:00  Comments (5)  
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Grazie

Anche il poeta è triste,
non può elevare al cielo
il suo canto, la sua gioia.
Anche il poeta piange,
avverte il lamento in un cinguettio,
la pena in un fiore appassito,
in un uovo che non si schiude,
in un bambino che non nasce.
Anche il poeta è atterrito
dalle guerre, dalle macchie nere
che imbrattano il mare,
che incollano ali in cerca di libertà.
Ma il poeta
che eleva al cielo il profumo dei fiori,
che vive della musica del mare,
che non può non sentire
il richiamo della sua coscienza,
ha un dovere: intonare un inno
per quello che ci è stato dato.
Vi sembra poco il sorriso d’un bimbo?
Poco il bacio di due ragazzi
in faccia al mondo?
Poco, l’amore che non conosce età,
il verde che si rinnova a primavera?
Poeta, ti prego, aiutami nel dire grazie
per questi regali.
Ognuno lo rivolgerà a chi vuole,
ognuno lo dirà a suo modo,
ma urliamo a gran voce” Grazie”.
Perché siamo vivi.
Ancora.
Perché possiamo amare.
Ancora.

Sandra Greggio

Parole

C’è la parola vestita da sposa
e quella che è meglio lasciare per strada.
E hai quella cosa ch’è mille parole:
la pelle più bianca di un uovo
la luce; o forse parola più grande di luce.
Parola di dio, direbbe qualcuno.
Parola che a te ti farei solo bene,
sfregandoti come un cerino bagnato.
Ci sono parole
che fanno l’amore più pieno e più rosso
perché stare zitti è impossibile, a volte
e tutti gli artisti ti appaiono insieme
a contendersi il merito, come bambini.
Su chi t’abbia fatto quel culo a violino,
quel naso che succhia il mio nettare melo.
Ci sono parole che muovono il mondo
che alzano i turni al lavoro
la gente. Parole riscatto
giustizia, decoro.
Parole che è meglio lasciare da parte,
procedere prima a carezze, su in fronte.
Parole d’addio che farebbero a pugni,
parole per ridere senza rancore.
Parole qui, al posto del t’amo
nessuna.

Massimo Botturi

Poesia in cerca di buonumore


Stamani sono 46 chili da buttare
motore in avarìa e poco carburante.
Tentare un volo d’ordinanza
sarebbe morte di poco conto
manco i titoli di coda
chè quella è in manutenzione
da una vita
a un passo dal cielo – direi adesso –
Hai presente quel cielo
dove gli angeli si tuffano
in acrobazie olimpiche?
Ecco, io ne vorrei uno almeno
per rifarmi un po’ le unghie
e graffiare qualche verso
in sintonia di buonumore.
Quando rido ho fossette
da corteggiare tutte
occhi di gatta in tentazione
labbra che smontano gli indugi.
Mi si tiene a prezzo contenuto
piccoli pasti, tre volte al giorno.
E poi vuoi mettere nel letto?
Ci sto, spazio accartocciato
come un gomitolo riavvolto
misura d’uovo.
Mi prendete?
Faccio fusa senza addebito
di mora.

Beatrice Zanini

Esistere psichicamente

 

Da questa artificiosa terra-carne  

 esili acuminati sensi  

 e sussulti e silenzi,  

 da questa bava di vicende  

 – soli che urtarono fili di ciglia  

 ariste appena sfrangiate pei colli –  

 da questo lungo attimo  

 inghiottito da nevi,  inghiottito dal vento,  

 da tutto questo che non fu  

 primavera non luglio non autunno  

 ma solo egro spiraglio  

 ma solo psiche,  

 da tutto questo che non è nulla  

 ed è tutto ciò ch’io sono:  

 tale la verità geme a se stessa,  

 si vuole pomo che gonfia ed infradicia.  

 Chiarore acido che tessi  

 i bruciori d’inferno  

 degli atomi e il conato  

 torbido d’alghe e vermi,  

 chiarore-uovo  

 che nel morente muco fai parole 

e amori   

ANDREA ZANZOTTO

 

Published in: on dicembre 28, 2009 at 07:09  Comments (3)  
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