La tempesta

E non m’importa del seme sradicato
dell’alberata braccia protese
dei cavalli
che cento, forse mille, già battono sul muro.
Natura e privilegio m’è l’esserti vicino,
sopra le tempia, uscio del fuoco;
benestante
dell’oro dei capezzoli e dell’ombra del mascara.
M’è privilegio e risa felici, pasto nudo
protervia sdolcinata del fiore che s’allaga.
M’è privilegio come tra l’onde farmi remo
cavare luce e aria con bocca da gigante
con occhi liquefatti e guardinghi.
Ché sicura, tu sei come lettiga in stagione di bufera
come la piaga avvolta nel lino
rossa
scura;
la via di guarigione che, netta, fa l’amore.

Massimo Botturi

Tinti

Timidi passi
in punta di penna
e l’uscio dischiudi
occhi di ragazza
con i sogni ancora in tasca
tu regali la semplicità
di chi ama e non lo sa

Anna Maria Guerrieri

Published in: on aprile 18, 2012 at 07:13  Comments (16)  
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La tenerezza

A sedici anni avevo le mani appese al sole.
Sono le stesse, guarda
capaci e incontrollate. Avevo labbra per ogni vetro o fiore
per far suonare i fili dell’erba
o il tuo costato.
Se poso il loro uscio sul tuo li puoi sentire
i viaggi che non hanno mai fatto, il ritornare
ch’è il più bello spettacolo, sicuro, dell’andare.
Mi puoi ascoltare ancora la febbre dei bambini
il taciturno volgere triste del mio volto
se non ti senti affatto felice
emancipata; o se non hai del tempo per metterti vestiti
una gonnellina tutta risate
un nuovo amore.

Massimo Botturi

E’ silenzio

È silenzio eppur non odo
il gocciolare battente della pioggia
l’uscio che sbatte il vento
il festoso abbaiar di un sentimento.

Non odo il piangere di un bimbo
il passo strascicato sul cemento
il triste ritornello di chi mendica
la fisarmonica stanca sul selciato.

Avverto appena un battito incostante
che dentro me disturba il mio silenzio.
Se si fermasse un poco, solo un poco
forse mi addormenterei in un istante.

Elide Colombo

Troppo amore

 
La stella
che illumina il mondo 
traspare nei tuoi occhi,
sorpassa il muro
l’anima dilaga
offre luce di sguardi
oltre confini
della competenza…
il tuo sole
abbaglia il vicinato
schiude l’uscio al tepore
dell’innamoramento…
non percepisci il verso
nel bagliore di occhi
che aspettano
un raggio speciale
per potere passare in prima fila…
sulla sponda del cerchio
a raggio uguale
tutte incolonnate le tue mire…
Perciò l’amore passa
dalla stanza affollata
di tuoi versi
senza trovare un punto
per sentirmi
estremamente tuo.

Giuseppe Stracuzzi

Febbraio

 
 
Così chiaro oggi il sole
dalla finestra  attraversa la stanza
fino all’uscio di casa, e ne sento il calore
eppure la neve, a dune riposa fuori
il sole dolce la scioglie
in rivoli d’arcobaleno
mentre la luce mi scalda l’anima
ascolto il gocciare delle grondaie
è febbraio che si scrolla piano.

Rosy Giglio

Published in: on febbraio 29, 2012 at 07:22  Comments (18)  
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Antichi Cavalieri sostano

Nel borgo del duemila tutto tace.
Antichi Cavalieri sostan fieri,
attendono quel freddo locandiere
che schiuda l’uscio fresco di vernice
.

all’aria netta di leggenda eterna
perché si posi in ritrovata lena
tra nuovi e vecchi tarli adesso sparsi
sott’occhi ignudi di trofei dormienti.
.
Su, da tempo, li aspettano le dame
a mo’di madri riposate a lungo,
innamorate del previsto sgarbo
di un muto lattante che prima o poi,
.
non più immobil perla tutta rosa,
dal fondo della tana paradiso
e dal tepor d’immacolata coltre
si desterà braccando lesto il seno.
.
Stagion dei sempre vivi eroi
a tutti annuncia già il suo ritorno.
Altera e schietta, oggi si prepara
a rinnovare i sogni un dì spezzati
.
dal Nuovo Evo Nuovo dei previsti cieli,
delle ventur vagliate una ad una
e dei respiri freddi e soppesati,
del nulla che oramai non ci consola.
.
Antichi Cavalieri sostan fieri.
Si guardan tutt’intorno frastornati,
le grate d’ombra solo rischiarate
dai riflessi di tegole argentine.
.
E c’é chi lustra lame affezionate,
chi già si appresta con arditi guizzi
ad allestir lo sventolio di chiome
alla conquista degli amori persi.

Aurelio Zucchi

Spaiata

come una scarpetta
di raso viola
rimasta sola sull’uscio
una calzetta di lana
morbida
sul campo da sci
un guanto abbandonato
sul selciato bianco
un gemello di luce
in cima al grattacielo.

Ecco come mi sento oggi.

Tinti Baldini

Published in: on dicembre 15, 2011 at 07:06  Comments (15)  
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Lamentele…

Oggi non vedo il cielo
e le gambe
s’accasciano sull’uscio

Ieri l’acqua empiva cervello e cuore

Domani le mie mani
saranno ghiaccio
e la farina sfuggirà altrove

Tra un mese appassirà
l’oleandro bianco
e io con lui

Non si contano rughe
nè  tagli
e le vene paiono
strade di sale

L’altro ieri
mi sei apparso stanco...
oggi non ho voglia
di chetare…

Basta ora
è momento di
mangiare quella torta
che ho preparato
di curcuma e granturco
spruzzata a velo
lì sulla finestra
coperta di foglie
rosso fuoco.

Tinti Baldini