Nella palude

Non abbiamo più bisogni
Abbiamo tutto
Dalle case ai casini
Dalle ville alle barche
Alle vacanze

Nutriamo odio
Spariamo maledizioni di gelosia
Vogliamo essere più ricchi
E inseriti in tutte le realtà
Anche virtuali

Siamo tutti malati di stress
Siamo pieni di problemi
Ma di facciata abbiamo tutto
Come sopra

Non ci vergogniamo di nulla
Siamo campioni di maleducazione
Di inciviltà e millanteria
E guai a non ostentarla

I bambini ci guardano
Solo loro si meravigliano
E ci balbettano parole sensate
Sentite in altri tempi
Che non sono più i nostri

I bambini ci guardano
E noi siamo nudi
Priivi anche della pelle
Che ormai puzza
di mille e una mostruosità

Siamo pieni di pascoli di sangue
Di fiumi avvelenati
Di corpi umani affamati
Di soldati che vanno alla guerra
Dovunque

E abbiamo gli occhi e la bocca
Pieni di abbracci di pace
Di falsità
Di bandiere imbrattate e offese
Nel nome dell’imbecillità umana

Abbiamo tutto abbiamo niente
Un bambino
Un popolo di bambini disperati
E’ dietro e dentro di noi
Noi che così non esistiamo

Evviva!

Gavino Puggioni

Anche di sabato di un fine luglio

Il nostro  amico Aurelio ci ha fatto una sorpresa: al suo ritorno dalle vacanze ci ha portato un piccolo delicato racconto, una “instant novel” da lui scritta durante il suo soggiorno in uno dei nostri bei paesi, poco distante dal mare, dove il tempo scorre ancora scandito dagli avvenimenti più importanti della nostra vita, ed i rapporti umani sono ancora a misura di…piazzetta, se non di pianerottolo. Una riflessione sulla vita autentica, una fotografia che l’atmosfera di quiete estiva contribuisce a fermare e consegnare intatta ai nostri ricordi. Troverete il breve racconto al link qui sotto.  Buona lettura e ancora grazie ad Aurelio per il suo regalo!

Anche di sabato di un fine luglio

un racconto di Aurelio Zucchi

Le stagioni


L’inverno è

Birichino,
vivace e allegro,
portatore di buone notizie,
ecco come lo definisco:
è la peste più fredda che c’è!
Con lui si vive nei poli,
il freddo e il sole con lui ci vuole,
è tipo marzo,
solo che marzo è un prete,
il piccolo diavoletto e la rosa  si sposano,
parlo d’inverno si spera
è la primavera la sua fidanzata più sincera.

La primavera è

Un fiore che sveglia le sue sorelle
i fratelli
chiama il ruscello alla foce.
Ciò che muore riprende vita.
In fine
gli animali addormentati
vengono svegliati
da una canzoncina
che rende lieve la mattina.

L’estate è

Mite, dolce e quieta,
brillante, calda e affascinante.
Si porta tante vacanze
il sole è suo amico.
Se non lo sai,
in vacanza lei e il sole vanno alle Hawaii.
Della natura lei lambisce il cuor.

L’autunno è

Fratello dei soli andati.
Funebre rito lui recita.
Una morte,
un pianto lontano,
lui ricorda e porta,
quando il suo tempo viene.

Sofia Giovannini (9 anni)

Muore il ragazzo un poco

Muore il ragazzo un poco
ogni giorno per giuoco.
Per giuoco morde invano
il cavo della mano.
Trascorre le vacanze ebbro
tra i maceri cespi di papaveri
steso sul letto per noia
e diletto a guardare le travi.
Ma lo stornano ombre
solitarie nel cielo della stanza,
labili ombre passeggere
sul soffitto. E l’ariete
che batte ostinato le corna
a capofitto nella quiete.

LEONARDO SINISGALLI (da “Vidi le Muse”)

Published in: on gennaio 9, 2010 at 07:15  Comments (5)  
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