La stazione

Il mio arrivo nella città di N.
è avvenuto puntualmente.

Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.

Hai fatto in tempo a non venire
all’ora prevista.

Il treno è arrivato sul terzo binario.
E’ scesa molta gente.

L’assenza della mia persona
si avviava verso l’uscita tra la folla.

Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.

A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.

Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.

La stazione della città di N.
ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.

L’insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.

E’ avvenuto perfino
l’incontro fissato.

Fuori dalla portata
della nostra presenza.

Nel paradiso perduto
della probabilità.

Altrove.
Altrove.
Come risuonano queste piccole parole.

 

WISŁAWA SZYMBORSKA         (1923-2012)

Congedo del viaggiatore cerimonioso

Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.

Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi
per l’ottima compagnia.

Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.

Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte:
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.

(Scusate. E una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare.
Ecco. Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare.)

Dicevo, ch’era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale
anche questo – odiati
su più d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.

Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te, ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite è sì lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto se io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.

Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.

Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.

Scendo. Buon proseguimento.

GIORGIO CAPRONI

Bologna – Strage 1980

 
 
 
Lancette lanceolate
dieci e venticinque
il mio orologio s’è fermato,
oggi non è aria qualunque
in tutti i calendari avvolti dai fiori
con la febbre una valigia abbandonata
sotto la data- giorno-mese
distese le case, la stazione
ordigno eco e pietà.
Oggi non posso raccontare, solo
memoria a ricordare chi c’era là
chi c’era dentro e fuori che
aspettava innocente un treno
per volare in scie di mare e di campagna.
C’era chi respirava luce, mentre poi
bruciava nella pelle
cadeva sul marmo e sui binari
spezzato sudario d’agonìa
e ancora io
li tengo tutti in grembo con coscienza
strana quiete senza respiro.

Aurelia Tieghi

L’onda che scorre

tra le braccia del mondo
ferma impassibilmente,
contata, riletta, sfogliata…
é lemma di lancette metodiche
a cui s’aggrappa in rapido mutare
la somma di cifre abbattute
che schiaccia il peso dell’età
nello spazio invisibile di un soffio
e rende presupposti
di navigazione
nella sfera celeste.
Ora che incombe il senso
della partenza
con la valigia vuota
cerco qualche indumento
da portare:
versi lasciati impressi sulla tela,
fantasie di proventi accumulati,
teneri fili a ricucire inganni…
all’altro lato
sono previste risme di rimpianti
a cui s’affida l’eco palpitante
ancora dentro il vuoto della stele.

Giuseppe Stracuzzi

Certi sapori dolci

Il buio della notte
partorisce ombre,
culla di silenzi l’orizzonte.
Dalle pagine vecchie
d’altri tempi
certi sapori dolci
celati tra frantumi
di uno specchio
affiorano
ridenti
arrampicati
alle vetuste zolle…
l’onda evade
dall’isocronismo dei tamburi
straripa nei campi
sulle corsie fiorite…
primavera
come nebbia si aggira
pellegrina
tra pagine sbiadite
cantando
con la valigia
dell’odore antico
aspetta il treno.

Giuseppe Stracuzzi

Ascolta

Ascolta i miei lunghi silenzi
che più d’ogni inutile parola
dicono senza mentire.
Ascolta i miei errori passati
amari frutti pieni di matura
saggezza.
Ascolta di notte i miei passi
lenti e stanchi del trascinar
la vita.
Insonne attendo l’alba per scacciare
i ricordi più tristi che a sera
vengono per tormentare la mente
mia.
Vorrei rubare al tuo destino
gli errori che farai.
Parlarti non avrebbe senso,
di innata sordità la giovinezza
è malata.
L’età matura ha troppe parole.
Ascolta con il cuore la vita
che in me ha camminato,
ascolta le mie rughe, i miei occhi
poveri di luce ormai.
Nella tua valigia metti un po’ di me
prima di partire per la tua vita
figlio mio.

Claudio Pompi

La ragazza di Godot

È la ragazza di periferia
impigliata dentro a una valigia
di sogni ripiegati
insieme a dei blue jeans
tagliati a zampa
nella borsetta un sorriso di scorta
da offrire nel caso in cui
-il caso lo volesse-
e un fazzoletto di lino ricamato
con due gocce di acqua santa
per accontentare Rosa.

E’ lei che sempre si ribella
quando tampona le ferite
che non asciugheranno
e orna ancora poche forme
con pizzi e reti color carne
mentre aspetta…

acciuffa desideri e poi li imbusta
destinazione ignota.

Beatrice Zanini

La terra che non c’è

Hai con te una valigia, la vita,
dove hai riposto i ricordi lontani
ed i pensieri vicini
e con essi puoi partire
oggi domani o dopo
in cerca di un refolo di vento
dove pensieri incartati
raccolgono la sera
e la vela del sogno ti spinge
a viaggiare
Un andare cercando la terra
che non c’è
sino all’orizzonte dei giorni
che si succedono alle notti
per morire e risorgere
sempre nuovi
sempre meravigliosi
per trovare cercando
ciò che è giusto, ciò che è vero
Si così poi affronti la realtà
fatta dalla bellezza d’amare
ed essere amato
e ritroverai la ninfa
lungo la linea della terra
che non c’è.

Marcello Plavier

Published in: on settembre 28, 2010 at 07:22  Comments (9)  
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La fanfara nel cuore


Torno a casa col passo leggero.
Ho ancora negli occhi la risata del giorno,
lieve si spenge nella smorfia
di ciglia aggrottate.
Risplende regina di fiori la sera
sullo scanno adorno di gigli e tulipani,
nell’istante che scompare
l’ultima nube all’orizzonte
suona scherzosa la fanfara nel cuore.
Rimane spalancato l’uscio di casa
è apparecchiata a festa la tavola,
accanto al caminetto dorme
acciambellata la micia sorniona,
al canto del fuoco gli anziani giocano
e pescano carte pesanti dal mazzo,
i bambini si sfidano all’ultimo colpo
in un videogame nuovo, emozionante.
Resto incantata a guardare,
silenziosa mi lascio andare sulla calda poltrona,
per lunghissimi attimi carezzo l’uomo
rimasto senza parole,
da troppo tempo aspettava il sospirato ritorno;
ho nascosto prima d’entrare l’ingombrante valigia,
avrò tempo domani di mettere
i panni ad asciugare al sole.

Roberta Bagnoli

Poche persone

cose ancor meno
qualche spicciolo
d’occhio
sparso qua e là
oltre il naso
la sigaretta accesa
i libri letti
mai abbastanza.
e da sempre
torno
andandomene
ad ogni buon ora
con la valigia
di Se
legata al polso.

Anileda Xeka

Published in: on luglio 18, 2010 at 06:56  Comments (5)  
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