C’è una strada che esce dal bosco

C’è una strada che esce dal bosco
e che porta a valle,
a valle fino al mare.
Se seguirai il volo del gabbiano
troverai il sentiero del sole,
dell’estate e della libertà.
Sarebbe bello non avere piedi per camminare
né pancia da riempire
né mani da lavare.
Sarebbe bello avere solo una mente
un cuore e un’anima
per vivere ed amare.

C’è una strada che esce dal bosco
e che porta a valle,
a valle fino al mare.
Non uscire dal sentiero segnato
poiché spiriti maligni sono in agguato
e ti potrebbero rapire,
incatenandoti all’albero della malinconia
continuamente annaffiato
dalle lacrime di chi soffre del male di vivere.
Perdonami per non aver potuto seguire la luce del sole
per averti amato con tanta passione.
C’è una strada che esce dal bosco
e che porta a valle
a valle fino al mare.
Seguila fino a bagnarti,
fino a che il sale sulla pelle
ti asciugherà il sudore della vita,
e sarà bello sai,
sarà bello anche se io non sarò con te,
sarà bello vedrai,
anche se io rimarrò qui nel bosco,
immaginando soltanto
che tu sia ancora con me.

Sandro Orlandi

Dove…gli istanti

A valle vanno
ad accozzarsi
caliginose nuvole
quando deluso
sosta il sonno ferito,
spento bagliore
d’un giorno malfermo.
Rotolare cieco
d’inesorabile fumoso
morire d’istanti.

Daniela Procida

Published in: on aprile 2, 2012 at 06:54  Comments (2)  
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Canzone d’inverno

CANCIÓN DE INVIERNO

Cantan. Cantan.
¿Dónde cantan los pájaros que cantan?

Ha llovido. Aún las ramas
están sin hojas nuevas. Cantan. Cantan
los pájaros. ¿En dónde cantan
los pájaros que cantan?

No tengo pájaros en jaulas.
No hay niños que los vendan. Cantan.
El valle está muy lejos. Nada…

Yo no sé dónde cantan
los pájaros -cantan, cantan-
los pájaros que cantan.

§

Cantano. Cantano.
Dove cantano gli uccelli che cantano?
Ha piovuto. Ancora i rami
son senza foglie nuove. Cantano. Cantano.
gli uccelli. Dove cantano
questi uccelli che cantano?
Non ho uccelli in gabbia.
Non ci sono bambini a venderli. Cantano.
La valle è lontana. Nulla…
Io non so dove cantano
gli uccelli – cantano, cantano -,
questi uccelli che cantano.

JUAN RAMÒN JIMÈNEZ

Published in: on dicembre 31, 2011 at 07:12  Comments (3)  
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Orgogliosa ripida vertigine

 
Dall’alto, dalla cima della vetta
più alta, scorgo solcate dai trasporti
d’uomini e cose, piccole le vie,
piccola la piazza dai sei fari
a valle. Annidono casine su minori
alti colli a me d’intorno: contemplano
in orgogliosa ripida vertigine
l’orrido del burrone aspro nel basso.
.
Làbile, l’umano è in festa grande
laggiù, oggi timido, mutevole nel tempo,
mentre fervido ammanta le stradine,
per il sacro corteo, di fiori e fede.
.
Filo d’argento fine, questa cima
è come una tribuna per i miei
pensieri più eccelsi: terre là, al Sud
piene di sete e di silenzio tenue,
di grigioperla e di brumàle freddo,
di questa valle senza tempo immersa
nei suoi mille ricordi, ampia e sinuosa.
Valle che accumula leggende, mentre
al tramonto cantando scende il vento
stanco di trascinarsi sulle cime.
.
Ed in fondo … il mare, mare di schiuma
che alacre, umano il brulichìo accarezza
spumeggia e copre, fin quasi a volere
velare la bellezza della vita,
la “felice esistenza” tante volte
anelata dall’uomo e mai avuta
al suo supporre, pieno di tristezza:
.
si spezza e passa precaria dalla notte
la vita. Diventa adesso eterna nella luce.

Paolo Santangelo

Sfiga?

 
Lei fece una promessa:
stasera, con la luna,
ti donerò me stessa,
alfine avrem fortuna.
.
Così s’incamminaron
tenendosi per mano,
talvolta si fermaron
baciandosi pian piano.
.
E furon dolci baci.
Carezze ed emozioni
si fan sempre più audaci,
per forti tentazioni.
.
Ma lo fermò perplessa:
non siamo giunti ancora
dove terrò promessa,
sol là l’amor ristora.
.
Raggiunsero la valle
la luna risplendeva
parea quasi percalle.
E questo ella voleva.
.
Ma quando s’abbracciaron
fu buio all’improvviso
e più non ritrovaron
neppure il loro viso.
E neanche tutto il resto
era a disposizione
quindi, con fare lesto,
seguì un’ imprecazione.
.
Porca d’una miseria
proprio stasera han fatto
eclissi poco non seria!
Quindi  perser  contatto.
.
Oh luna disgraziata,
amata dagli amanti,
ma quanto son sfigata
con tanto buio davanti!
.
I due si lamentaron
di quella atmosfera.
E un dì si ritrovaron
obliando quella sera.
.
Moral di questa storia,
per tutti insegnamento,
cogliere la vittoria
quando viene il momento.

Piero Colonna Romano

Nostalgia

Vorrei tanto, per te soltanto,
rievocare la vaghezza
della fatata età lontana,
quando lieve dai caldi colli
l’odore scendeva del fieno
a inebriare l’anima mia.

Vorrei tanto, con te soltanto,
nel ricordo fremere e gioire,
la pace riassaporando
della valle col suo sentiero
dalle alte fresche erbe ammantato.

Vorrei nuotare in mezzo al fieno
per riscoprire la purezza
dell’instancabile pensiero
che agitava i veloci giorni.

Vorrei… Ma la valle dell’anima
mia è senza sole e inaridita
tra la polvere dei ricordi
e le speranze ormai perdute.

Vorrei soltanto con me averti,
respirare rivolto al sole
ed il dolce vento ascoltare,
e come un tempo poi sognare.

Nino Silenzi

Published in: on novembre 7, 2011 at 07:07  Comments (3)  
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Il fiume

Il fiume scorre veloce
verso la valle,
e trasporta tutto ciò
che convoglia nel letto

Aggrappato ad un legno,
tra le acque impetuose,
scivolo via, laggiù ….
verso il mare

Non c’è maniera di frenare
la corsa smodata,
né consentito uscire dall’acqua.
Sommerso, dai detriti e dal fango,
aspetto, nolente, la foce …
quale traguardo

La vita è simile al fiume,
che corre, travolge, t’annienta,
e ti tiene in sua balìa…
fino alla fine del viaggio.

Ciro Germano

Published in: on ottobre 27, 2011 at 06:59  Comments (7)  
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Campane

Lenti rintocchi di campane che nella valle
scendono e mai sopiti dolori risvegliano.
Della silenziosa quiete rompono il respiro
e natura al loro suono ferma il suo corso.
Suono di richiamo a quel Dio dimenticato
per le anime inquiete di civiltà intrise,
di riflessione che valica i confini della mente
per farci tornare ad esser uomini veri
e non piccoli universi senza luce.
Aspetto tutti i loro rintocchi con occhi
chiusi per vedere dentro me stesso.
Respira l’anima mia e nuova vita trova
in quei suoni che scendono e vibrano
nel cuore che mai m’accorsi esser stanco.
L’eco del suono dell’ultimo rintocco
ancor percorre la silenziosa valle,
nell’universo si allontanano.
Riapro gli occhi e nuova luce entra.
Spero sia traccia di Dio che mai
dai suoi occhi mi perse

Claudio Pompi

Politica

 
 
 
Non ne comprendo il senso
di questo spegnere,
poco a poco,
ogni speranza,
di questo continuo strazio
di scuse mediocri
di questo nauseante
imboccarci di parole
e di frasi tutte uguali
come è uguale
a sé stessa l’aria
che spiri leggera
verso la valle
o soffi impetuosa
dal mare.
Lasciate piuttosto
che tutto perisca
che il mondo bruci
che sia purificazione
che sia giustizia.

Gian Luca Sechi

Published in: on ottobre 18, 2011 at 07:38  Comments (4)  
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La guerra di Piero

Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi

lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente

così dicevi ed era inverno
e come gli altri verso l’inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve

fermati Piero , fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po’ addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una croce

ma tu non lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera

e mentre marciavi con l’anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore

sparagli Piero , sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue

e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore

e mentre gli usi questa premura
quello si volta , ti vede e ha paura
ed imbraccia l’artiglieria
non ti ricambia la cortesia

cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chiedere perdono per ogni peccato

cadesti interra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno

Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all’inferno
avrei preferito andarci in inverno

e mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi un fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole

dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.

FABRIZIO DE ANDRÉ