La data

 
Il treno mentre corre
guarda la data impressa
allontanarsi dal presente,
la tiene imprigionata
nei registri di carta
dell’archivio
dove man mano
un vento la consuma
fino a quando la perde di vista,
qualche cifra scolpita
resiste alle intemperie,
perciò masse in attesa
arrampicate
al senso di un vapore
fanno presa
scalando la scarpata
per incidere i dati sulla pietra.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on febbraio 13, 2012 at 06:55  Comments (8)  
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La ciminiera

In mezzo
allo stabilimento,
come un gigante
ch’allunga la mano
verso il cielo,
la ciminiera fuma.
Una densa nube
avvolge ogni reparto
ed il vapore
stordisce gli operai.
Marciano le macchine
e rombano i motori
mentre il carbone
brucia negli alti forni.
E come un vecchio,
brontolone e rauco,
la ciminiera
lascia nel cielo,
a tratti,
un puzzo di nitrato
e sulla gente sputa
il suo smog infernale
ogni giorno
sempre più pesante,
noiosamente uguale.

Salvatore Armando Santoro

Sulla strada di Betlemme

Era inverno
e soffiava il vento della steppa.
Freddo aveva il neonato nella grotta
sul pendio del colle.
L’alito del bue lo riscaldava.

Animali domestici stavano nella grotta.
Sulla culla vagava un tiepido vapore.
Dalle rupi guardavano
assonnati i pastori
gli spazi della mezzanotte.

E li accanto, sconosciuta prima d’allora,
più modesta di un lucignolo
alla finestrella di un capanno,
tremava una stella
sulla strada di Betlemme.

BORIS LEONIDOVIČ PASTERNAK

La vaporiera

Vecchio treno a vapore,
che hai trasportato i miei sogni
tra il fumo denso della tua ciminiera,
che hai interrotto il mio sonno
con fischio acuto della tua sirena,
che m’hai fatto correre
al finestrino
ascoltando l’urlo del macchinista
all’arrivo in stazione,
che tristezza mi danno
i grandi ulivi in corsa
senza il tuo sferragliare tenebroso,
privi della tua fuliggine densa.
Angoli di paradiso
spariti nel nulla,
donne urlanti,
con ceste immense sul capo,
ondeggianti
come modelle a una sfilata,
siepi di fichi d’india
coi frutti maturi
sorridenti al sole,
dove mai siete finiti?
Rincorro, tra la calura estiva,
immagini che danzano
sui veroni del mio cuore,
che m’addolciscono i pensieri
ma che a volte mi tormentano
l’animo.

Salvatore Armando Santoro

La locomotiva

Non so che viso avesse, neppure come si chiamava,
con che voce parlasse, con quale voce poi cantava,
quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli,
ma nella fantasia ho l’immagine sua:
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli…

Conosco invece l’epoca dei fatti, qual’ era il suo mestiere:
i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere,
i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti
sembrava il treno anch’ esso un mito di progresso
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti…

E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano
che l’uomo dominava con il pensiero e con la mano:
ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite,
sembrava avesse dentro un potere tremendo,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite..

Ma un’ altra grande forza spiegava allora le sue ali,
parole che dicevano “gli uomini son tutti uguali”
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria e illuminava l’ aria
la fiaccola dell’ anarchia,
la fiaccola dell’ anarchia,
la fiaccola dell’ anarchia…

Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione,
un treno di lusso, lontana destinazione:
vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori,
pensava al magro giorno della sua gente attorno,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori…

Non so che cosa accadde, perchè prese la decisione,
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore:
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore…

E sul binario stava la locomotiva,
la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
mordesse la rotaia con muscoli d’ acciaio,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno…

E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo
pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto.
Salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura
e prima di pensare a quel che stava a fare,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura…

Correva l’ altro treno ignaro e quasi senza fretta,
nessuno immaginava di andare verso la vendetta,
ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno:
“notizia di emergenza, agite con urgenza,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno…”

Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva
e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva
e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria:
“Fratello, non temere, che corro al mio dovere!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!”

E intanto corre corre corre sempre più forte
e corre corre corre corre verso la morte
e niente ormai può trattenere l’ immensa forza distruttrice,
aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto
della grande consolatrice,
della grande consolatrice,
della grande consolatrice…

La storia ci racconta come finì la corsa
la macchina deviata lungo una linea morta…
con l’ ultimo suo grido d’ animale la macchina eruttò lapilli e lava,
esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo:
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava…

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
mentre fa correr via la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva, come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia!

FRANCESCO GUCCINI

Inutilità

Ho ascoltato le voci di fuori e di dentro
e vecchi impasti di parole stantie
come fosse dovuto un lamento.

Non sono certo d’avere compreso
il senso da dare alle cose
o il rumore dell’acqua che scende
prima di trasformarsi in vapore.

Mi sono impegnato ad incidere
muri di gomma
per lasciare una traccia
sul bagnasciuga del divenire.

Ho costruito effimere dighe
per fermare il tempo
e regalare quelle poche certezze
come castelli di carta
quando soffia il vento.

Non è rimasto più niente
salvo qualche tronco
inerte di fianco
per farmi tossire
quando ripasso ricordi.

Lorenzo Poggi

Una canzone araba

vibrava sulle corde
della cesura intrisa
di silenzio affollato
di calpestio di passi,
presi il filo sottile
nelle mani
e mi lasciai condurre
verso la scaturigine
seduta
sugli scalini
a fondo dell’U-Bahn
dove sostano gocce di vapore
e gli odori pressanti
del ritrovo
che non conosce il sole…
era come una sorta di profumo
che penetrava il cuore
quella voce,
scandiva sulla pelle
nello scontro
di ombre e luci
un sobbalzo di brividi,
luminose fonti
incastonate
da una folta chioma
a mala pena ardivano
il tesoro
che si celava
dietro un velo di stracci,
e frettolosi accenti
senza occhi
le passavano accanto
indisturbati.

Giuseppe Stracuzzi

Pescatore del Trasimeno

Par tremolio di marina in amore

l’incresparsi in questa umbra laguna,

quando le infonde l’imminente luna

nella conca d’opale il suo splendore.

Rabbrividisce in un sottil vapore

d’aere malsano la vallata bruna;

ma lento approda senza tema alcuna,

tra i ciperi e le schiancie il pescatore.

Se il ribrezzo talor della quartana

lo coglie, a maledir mai non impara

la sua povera patria laghigiana:

Ché la terra natia sempre è la gemma

d’ogni paese, e sovra ogni altra è cara,

anche a pié del Vesuvio, anche in Maremma.

MARIA ALINDA BONACCI BRUNAMONTI

…Punto esclamativo

Come quel cipresso
che esclama meraviglia
sul pentagramma della strada
mentre flebile la voce dei motori
allontanandosi dirada
stupisco

Mi sorprende il mattino
mi si accosta vicino
e mi sussurra soffi di parole
bagnate di rugiada e di vapore

Silvano Conti

Published in: on marzo 28, 2011 at 07:14  Comments (3)  
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Quando il sole è coricato sulle nuvole

Invernali nuvole di fredda plastica opaca
In quelle giornate ci si ricorda
Che il Sole è soltanto una fra le stelle più piccole

Lì è un cerchio pieno – ma senza profondità
Come lo disegnano i bambini:
Solo quel vapore di lacrima grigio chiaro
Riesce a svelare il segreto del Sole
E di ogni altra Verità

Nicole Marchesin

Published in: on dicembre 22, 2010 at 07:24  Comments (3)  
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