All’orizzonte

All’orizzonte…
un barlume di speranza
riaccende il fuoco
spento dal nulla

Esultano i sensi
per l’imminente evento,
e l’ansia tiene vivo
il lasso di tempo,
conteso e represso
da vili pensieri

E’ un giorno di festa
per le rosee vedute,
e gli amanti s’acquetano
in attesa del fato

I volti tirati mostran
ora le pieghe
del sorriso gaudente
che primeggia sul viso

Ciro Germano

Published in: on dicembre 19, 2011 at 07:04  Comments (4)  
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Olio su tela n.2

Oswiecim, sterminate
vedute polacche

Bocce rasate allineate,
gusci stuorlati albuminosi.
Smorfie o sorrisi?

Pennello sciacquato
in soluzione finale.
Fumo vitale
che arranca e fatica
s’aggrappa e si issa
e s’avvita nel vento.

Occhi vacui sul bianco
del manto di neve,
occhi persi nel gelo
del senno del mondo

Pennellate decise,
rasoiate precise.

Una tela che grida
di non scordare

…e una cornice
che cerco,
ma non riesco
a trovare

Flavio Zago

La passeggiata


Partiam partiamo, partiamo pure
del ludibrio in liquidazione
verso le folli ematiche avventure
vendesi un’oncia di illusione
con lampone panna e cioccolato
e latte fresco di Pigmalione
il sindaco è stato avvisato
sull’invetriata si fa produzione
di talco sottovuoto inscatolato
audace odoroso apireno limone
sosta negli angoli della via
come candido flaccido lenone
refrigerati galloni di poesia
con stringhe ecologicamente mute
vivacizzate da vaporosa zia
volpi mattamente astute
introdotte dentro a scritte
regalano sacchi di vedute
su fitte palafitte di ditte
smercianti liriche con carmi
avanzan pinte di motoslitte
a decalitri sfilano gendarmi
pubblicitariamente inermi
per evitare azzardati allarmi
intanto kilometri di vermi
si sbracciano per contrabbandare
l’utilità di trilioni di germi
tu! non te ne devi mai andare
da questo splendor di parapiglia
il consumo è virile adorare
spanne fantastiche di meraviglia
subdolamente ad arte preparata
con due quattro palle e una biglia
seminar di metrica squinternata
di single su triangoli di terra
intenzionalmente sgraffignata
offresi slanciato zappaterra
per produrre bulbi di Tropea
da esportare in Inghilterra,
per un tantino di prosopopea
lo strambotto entra in idillio
con una lifting rifatta dea
scatta esternazione e cipiglio
in povero pleonasmo ridondante
di presunzione certamente figlio
sbilenco guercio stravagante
fra tesi ed arsi perde piede
stralunando il supremo garante
tutti quanti il con cui si siede
posate bene ad INIZIO APRILE
se in primavera ponete fede
si può svuotare il vecchio barile
perché il parlar non sia indarno
è pronto il detersivo del Brasile,
si scancelli quel figuro scarno
risciami allegramente la gente
peripateticamente sul lungarno
poi di nuovo a casa finalmente
torniam torniamo, torniamo pure
seduti all’ombra di alloro aulente!

Sandro Sermenghi

Non è tempo

Non siamo canti di Omero
né battaglie,
di un solo sterpo non copro le nudità
e Nausicaa, qui non è apparsa
né tu l’hai mai veduta.
Perché sul cuore ho il peso degli anni
e le vedute, di te infelice
a un sasso che è inciso
e che sorride, come se niente avesse il dolore
in sé scalfito.
E ancora più crudele è la sera che non viene
a prenderti sui fianchi
a spaccarti voce e vene.
Così che la bellezza s’avventa come croce
sull’innocenza tutta pagana
che ti luce.

Massimo Botturi

Published in: on aprile 4, 2010 at 07:42  Comments (4)  
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