La luna

Hay tanta soledad en ese oro.

La luna de las noches no es la luna

Que vio el primer Adán. Los largos siglos

De la vigilia humana la han colmado

De antiguo llanto. Mirala. Es tu espejo.

 

§

C’è tanta solitudine in quell’oro.
La luna delle notti non è la luna
che vide il primo Adamo. I lunghi secoli
della veglia umana l’hanno colmata
di antico pianto. Guardala. E’ il tuo specchio.

JORGE LUIS BORGES

Published in: on marzo 11, 2012 at 07:21  Comments (3)  
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Una dedica a mia moglie

A DEDICATION TO MY WIFE

To whom I owe the leaping delight
That quickens my senses in our wakingtime
And the rhythm that governs the repose of our sleepingtime,
the breathing in unison.
Of lovers whose bodies smell of each other
Who think the same thoughts without need of speech,
And babble the same speech without need of meaning…

No peevish winter wind shall chill
No sullen tropic sun shall wither
The roses in the rose-garden which is ours and ours only

But this dedication is for others to read:
These are private words addressed to you in public.

§

A cui devo la gioia palpitante
che tiene desti i miei sensi nelle ore di veglia,
e il ritmo che scandisce il riposo
delle nostre ore di sonno,
l’accordo del respiro

di due amanti i cui corpi
profumano l’uno dell’altro,
che pensano uguali pensieri
e non hanno bisogno di parole
e sussurrano uguali parole
senza la necessità di un senso.

Il vento stizzoso dell’inverno non farà gelare
il sole astioso del tropico non farà seccare
le rose nel giardino di rose che è soltanto nostro

ma scrivo questa dedica perchè altri la leggano:
sono parole private indirizzate a te in pubblico.

THOMAS STEARNS ELIOT

Tardo autunno a Venezia

SPÄTHERBST IN VENEDIG

Nun treibt die Stadt schon nicht mehr wie ein Köder,
der alle aufgetauchten Tage fängt.
Die gläsernen Paläste klingen spröder
an deinen Blick. Und aus den Gärten hängt

der Sommer wie ein Haufen Marionetten
kopfüber, müde, umgebracht.
Aber vom Grund aus alten Waldskeletten
steigt Willen auf: als sollte über Nacht

der General des Meeres die Galeeren
verdoppeln in dem wachen Arsenal,
um schon die nächste Morgenluft zu teeren

mit einer Flotte, welche ruderschlagend
sich drängt und jäh, mit allen Flaggen tagend,
den großen Wind hat, strahlend und fatal.

§

La città più non fluttua come un’esca
a captare ogni giorno che s’affacci;
ora al tuo sguardo i vitrei palazzi
dànno un suono più crudo. E dai giardini penzola

l’estate come marionette in mucchio,
a testa in giù, estenuate, uccise.
Ma dal fondo, da antichi scheletri di foreste,
una volontà sale, come se l’Ammiraglio

dovesse in una notte raddoppiare le galere
nell’Arsenale in veglia a incatramare
già la prossima brezza mattutina

con una flotta che a forza di remi
avanza e empiendo il giorno di pavesi
prende il gran vento, raggiante e fatale.

RAINER MARIA RILKE

Qui

Aquí
en esta orilla blanca
del lecho donde duermes
estoy al borde mismo
de tu sueño. Si diera
un paso más, caería
en sus ondas, rompiéndolo
como un cristal. Me sube
el calor de tu sueño
hasta el rostro. Tu hálito
te mide la andadura
del soñar: va despacio.
Un soplo alterno, leve
me entrega ese tesoro
exactamente: el ritmo
de tu vivir soñando.
Miro. Veo la estofa
de que está hecho tu sueño.
La tienes sobre el cuerpo
como coraza ingrávida.
Te cerca de respeto.
A tu virgen te vuelves
toda entera, desnuda,
cuando te vas al sueño.
En la orilla se paran
las ansias y los besos:
esperan, ya sin prisa,
a que abriendo los ojos
renuncies a tu ser
invulnerable. Busco
tu sueño. Con mi alma
doblada sobre ti
las miradas recorren,
traslúcida, tu carne
y apartan dulcemente
las señas corporales,
para ver si hallan detrás
las formas de tu sueño.
No la encuentran. Y entonces
pienso en tu sueño. Quiero
descifrarlo. Las cifras
no sirven, no es secreto.
Es sueño y no misterio.
Y de pronto, en el alto
silencio de la noche,
un soñar mío empieza
al borde de tu cuerpo;
en él el tuyo siento.
Tú dormida, yo en vela,
hacíamos lo mismo.
No había que buscar:
tu sueño era mi sueño.

 §

Sto qui,
su questa riva bianca
del letto dove dormi,
proprio appena sul bordo
del tuo sogno. Facessi
un passo in più, cadrei
tra le sue onde, rompendolo
come un vetro. Il calore
del tuo sogno mi sale
fino al viso. Il respiro
misura il movimento
del tuo sognare: è lento.
Alterno e lieve, un alito
mi offre questo tesoro
esattamente: il ritmo
del tuo viver sognando.
Guardo. Vedo la stoffa
di cui è fatto il tuo sogno.
Corazza senza peso
che sta sopra il tuo corpo.
Ti avvolge di rispetto.
Al tuo vergine torni,
interamente, nuda,
quando entri nel sogno.
E ferme sulla riva
restano le ansie e i baci:
senza fretta, ad attendere,
finchè tu aprendo gli occhi
ceda il tuo invulnerabile
essere. Io ricerco
il tuo sogno. Con l’anima
piegata su di te,
perlustrano gli sguardi
la tua carne traslucida,
scostando dolcemente
i suoi accenni corporei
per trovarvi al di là
le forme del tuo sogno.
Non si trovano. E allora
penso al tuo sogno. Voglio
decifrarlo. Non servono
cifre, non è segreto.
E’ sogno e non mistero.
E d’un tratto, nell’alto
silenzio della notte
un mio sognare inizia
sul bordo del tuo corpo;
in esso sento il tuo.
Tu dormendo, io in veglia,
facevamo lo stesso.
Non c’era da cercare:
il tuo sogno era il mio.

LUIS CERNUDA BIDÓN

Luna

Luna giocherellona
ammicca tra le nuvole
fa capolino
tinge di giallo
il cielo della notte
Luna dolce e misteriosa
che instancabile
vieni su dall’orizzonte
rincorri il giorno
fai sberleffi alla vita
che passa
inesorabilmente passa.
A chi
mi rivolgerei ogni sera?
E chi
se non tu
mi avvolgerebbe con tanto amore?
Vado a dormire
amica mia
veglia su di me
ti prego
e parlaci tu
tu che puoi
col mio destino.
Buonanotte
Regina della notte.

Sandro Orlandi

Published in: on settembre 2, 2010 at 07:08  Comments (6)  
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Malinconia senza veli

L’affanno
gradito alla mestizia
sulla mia pelle
inizia un canto

Compagna
per comporre
con sorpresa
tu che dai un senso
alla mia veglia

Se ti presenti
come sposa
non ti lascio

è ancora vacua
di bellezza
ti ritraggo
con dell’alloro
e un bucaneve
in mano

ma sfuggi langui
o poi mi sfiori

come un cesello
sopra il cuore

Pierluigi Ciolini

Published in: on luglio 6, 2010 at 07:16  Comments (2)  
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Due

Quando saremo due saremo veglia e sonno
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l’uguale di nessuno
e l’unità consisterà nel due.
Quando saremo due
cambierà nome pure l’universo
diventerà diverso.

ERRI DE LUCA

Veglie

Sembrano notti
o albe o tramonti
si mescolano colori
e sogni
le statue nella testa
ballano
le pareti s’accostano a nicchia
e l’occhio
a periscopio succhia acqua
e volti diafani sepolti
tra razze e anemoni
si sporca di petrolio tumefatto
s’aggancia all’ancora
per salire
ma la barca
è diventata cenere
e sul greto
tanti corpi di ieri
e d’oggi ammassati
con ali alte
chiamano
senza voce.
Tu annaspi
affoghi
ma è solo veglia
dentro
un bicchier d’acqua.

Tinti Baldini