Noi siamo fatte

Noi siamo fatte
di tormento
quello che si tiene
stretto stretto
come figlio malato
che succhia latte
siamo fatte di carne
morbida e salata
e le rughe la rendono
più vera
siamo fatte di cirri
d’incedibili forme
che viaggiano malcerti
poi
e s’abbassano
a capire
siamo fatte di terra
rossa e spessa
nel cui grembo
s’attorcigliano
radici che
strappano
noi siamo fatte di vento
soffice in spuma
se la voglia ci prende
uragano di note
e parole
se il male
ci schiaccia
siamo monti di  luna
la notte di veglie
e chiazze di fango
se la mano ci taglia
siamo occhiaie silenti
senza lamento
siamo salvezza
e orrore
sapienza e
ignavia
paura e coraggio
siamo nate dall’acqua e
riarse di mare
conteniamo
nei visceri e fessure
tutto il mondo
e in qualche modo
lo doniamo al cielo.

Tinti Baldini

Giorno d’autunno

HERBSTTAG

Herr: es ist Zeit. Der Sommer war sehr groß.

Leg deinen Schatten auf die Sonnenuhren,

und auf den Fluren laß die Winde los.

Befiehl den letzten Früchten voll zu sein;

gib ihnen noch zwei südlichere Tage,

dränge sie zur Vollendung hin und jage

die letzte Süße in den schweren Wein.

Wer jetzt kein Haus hat, baut sich keines mehr.

Wer jetzt allein ist, wird es lange bleiben,

wird wachen, lesen, lange Briefe schreiben

und wird in den Alleen hin und her

unruhig wandern, wenn die Blätter treiben.

 §

Signore: è tempo. Grande era l’arsura.
Deponi l’ombra sulle meridiane,
libera il vento sopra la pianura.

Fa’ che sia colmo ancora il frutto estremo;
concedi ancora un giorno di tepore,
che il frutto giunga a maturare, e spremi
nel grave vino l’ultimo sapore.

Chi non ha casa adesso, non l’avrà.
Chi è solo a lungo solo dovrà stare,
leggere nelle veglie, e lunghi fogli
scrivere, e incerto sulle vie tornare
dove nell’aria fluttuano le foglie.

RAINER MARIA RILKE

Sembra che la bilancia si diverta

a sovvertire cori di rintocchi…
l’incendio che nuotava
nel mondo di un bacio
vive nel grattacapo di estintori,
si sente da rughe di sole
che cala obliquo
e scioglie nella stanza
la micidiale indifferenza.
raggi di luna che passando
partorivano colori
suonano come coltelli
attraverso fenditure
di un mobile antico,
la lingua per tradurre il fenomeno
s’avvale
di suggerimenti di canini
e logorrea che insiste
tracima di episodi fino al porto
dove le veglie punte
da isocronismo di lancette
battono la riva
come schiuma che l’onda rigetta.

Giuseppe Stracuzzi

Donna di mare

tu
che vieni dal mare
e hai le spalle di monte
le caviglie d’arbusto profumato
i capelli di brezze serrate
e gli occhi di nubi
attraversate dal sole
tu
ragazza abbracciata
da frutti di parole
troverai altri mari
altri giorni
altre veglie
e altre primavere.

Tinti Baldini

Dedicato ad una cara amica poetessa

Published in: on marzo 27, 2010 at 07:11  Comments (9)  
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