Tu delirio

Il tuo caro vello ambrato
il tuo ventre, le tue labbra
morbide e audaci,
il mio sangue che risuona
nella alcova confine argentato
rotolando nel tuo fiume ardente
La lingua  esplora
lambendo
il vestito che ti sveste
Chioma, fogliame del tuo
albero carnale, grappolo d’uva
otre di vino caldo
versato in un nodo
di gemiti ed urli
delirio per la  mia lingua
nel tuo pozzo d’amore
e la tua luna in due quarti
misteriosa e gaia
dove metterò i miei
sogni d’amante e di esteta
nell’attesa della lotta estrema
per rendere universale
il nostro fiammeggiante
delirio d’amore.

Marcello Plavier

Era era Frine?


Ti ho intravisto le tette
e ho annusato l’afrore
del tuo astuto sudore;
non m’interessa un ette
se tu eri anche sudicia,
perché fra la camicia
vedevo i tuoi capezzoli
eletti quai corbezzoli
etnei da mordicchiare.
Oh il sangue, se ardeva in vene!
Sì che il turgore del bene,
che s’iniziava a esaltare,
tosto faceva aumentare
sana una brama sensuale;
lo struggimento era tale
che sotto le mutandine
immaginavo, Era Frine,
flavo della porta il vello:
e mi rodeva il cervello!
Strapparti la sottana
e averti in bolognese
poi subito all’indiana,
era per me impellente;
volevo tanto amarti,
e con l’alato arnese
in foga penetrarti,
ché pur s’eri fetente
scottava il vagheggiare.
Ma ehimè mi sono accorto
che avevo sol sognato!
E sveglio, a sogno morto,
mi ritrovai sudato!

Sandro Sermenghi