Eri dritta e felice

Eri dritta e felice
sulla porta che il vento
apriva alla campagna.
Intrisa di luce
stavi ferma nel giorno,
al tempo delle vespe d’oro
quando al sambuco
si fanno dolci le midolla.
Allora s’andava scalzi
per i fossi, si misurava l’ardore
del sole dalle impronte
lasciate sui sassi.

LEONARDO SINISGALLI

Appassionata


D’estate fuori al balcone
seduta ai piedi di mia madre
un caldo oleoso mi attraversava
come il rumore delle Vespe giù in strada
e la televisione invadente dei vicini,
il sonno arrivava piano piano
insinuandosi tra le pieghe della giornata
ma io non cedevo, non potevo perdere
nemmeno un istante
di quel giorno che era stato mio,
del lento parlare di mia madre,
nemmeno il silenzio che allora non sapevo pesante
delle cose non dette, silenzio, cose, tempo, giorni, volevo perdere.
Allora non lo sapevo
che il tempo scorre lento solo a giorni
che sono veloci gli anni
soprattutto quelli che non ti senti addosso
o fingi di aver smesso
come vestiti ormai vecchi.
Io pensavo alla mia vita
come un cerchio già chiuso
con me seduta ai piedi di mia madre
in quell’istante  che era il mio “sempre”
tutta la mia gioia tutto il mio dolore
di un futuro che non sapevo immaginare
appassionata com’ero delle parole
che mi crescevano dentro ma poi non sapevo dire.

Maria Attanasio