Appartenenza

 
 
 
Cosa posso scrivere
oggi che guardo il mio paese
alla vigilia di una festa storica
ancora non assimilata e osteggiata
da chi rifiuta la propria italianità
come se fosse la peggiore condanna
cosa posso dire a questi connazionali
ingrati che hanno lo stesso sangue
di Garibaldi, Mazzini, Mameli
e tutti gli altri, nessuno escluso
e se parlano lo devono proprio a loro
avessero almeno la compiacenza di guardare
e composti, civilmente educati rispettare
il nostro quieto ed orgoglioso moto di rivalsa
che vedano sventolare il vessillo di gioia
verde, bianco e rosso
che lo vivano poi come un funerale
poco importa, ma sappiano
che noi siamo vivi e consapevoli
i morti sono altrove,
eroi intoccabili e magnifici
non danno fastidio più a nessuno
vivono nel ricordo per l’eternità
la resurrezione tocca solo ai puri
a chi crede nel sacro valore
della giustizia, della libertà
dell’amore e dell’unità, valori
per cui vale sempre la pena morire.

Roberta Bagnoli

Mimosa

Perché si è scelto un fiore
così fragile?
Potranno mai queste perle di sole
dall’esile profumo
riportare un sorriso
a chi ne ha perso il senso?
Allo stupore stampato sul viso
attonito di un bimbo
per tanto orrore?
Alle schiene ricurve
sulla tomba di un figlio?
Ai neonati appesi a seni vuoti?
Ai volti
senza più lacrime
che mai sapranno
di inestetismi e lifting

…e noi qui ogni anno
festeggiare un progresso
via via più labile

eppure questo fiore
dall’aspetto caduco
piccole forti donne l’han voluto
vessillo di una lotta faticosa
conquiste da serbare
oltre la loro vita
oltre il fiorire di questa mimosa

Viviana Santandrea

Spleen

Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l’esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l’horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;

Quand la terre est changée en un cachot humide,
Où l’Espérance, comme une chauve-souris,
S’en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris;

Quand la pluie étalant ses immenses traînées
D’une vaste prison imite les barreaux,
Et qu’un peuple muet d’infâmes araignées
Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,

Des cloches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrément.

– Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l’Espoir,
Vaincu, pleure, et l’Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.

§

Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio
Sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni,
E versa abbracciando l’intero giro dell’orizzonte
Una luce diurna più triste della notte;

Quando la terra è trasformata in umida prigione,
Dove come un pipistrello la Speranza
Batte contro i muri con la sua timida ala
Picchiando la testa sui soffitti marcescenti;

Quando la pioggia distendendo le sue immense strisce
Imita le sbarre di un grande carcere
Ed un popolo muto di infami ragni
Tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,

Improvvisamente delle campane sbattono con furia
E lanciano verso il cielo un urlo orrendo
Simili a spiriti vaganti senza patria
Che si mettono a gemere ostinati

E lunghi trasporti funebri senza tamburi, senza bande
Sfilano lentamente nella mia anima vinta; la Speranza
Piange e l’atroce angoscia dispotica
Pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo

CHARLES BAUDELAIRE

Nel mio cielo

Io dal cielo
all’incupire
discesa pietra d’improvviso
cerco del turchese
avanzi
del tramonto il fuoco
spirito danzante
che audace
cinge i fianchi
prima d’andar via
in consumato abbraccio
dell’oscurità
percuote il tempo
che mostrami vuole
il vessillo
della notte

Pierluigi Ciolini

Published in: on marzo 25, 2010 at 07:36  Comments (4)  
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