Ti confermo che il mondo non è cambiato

 
Le parole sono cose,
come ogni altra cosa.
La poca intelligenza del racconto
sta nel fatto di non aver modo
di comprimere il racconto
e spedirlo via posta
proprio nel buco del culo del mondo.
Ti allego, comunque, la foto dei miei peli
e l’odore di muschio del sottobosco.
Ah, mi son messo il rossetto
per uscire l’altra sera
ti confermo che il mondo non è cambiato.
Salutami i gatti
anche se credo che siano morti
almeno quanto te
che sei scesa in piazza a scioperare
ma non sapevi se le scarpe rosse
si intonassero
con i fiorellini
sul tuo vestito
equo
e solidale…

Massimo Pastore

Sapore di sale

Il mio vestito leggero
che sapeva di fiori
e i tuoi occhi caldi
a sfiorarne l’aria

tra le pieghe distratte
un sapore di sale
e granelli di sabbia
trascinati dal vento

e il mare
un sussurro
lieve
come i tuoi baci.

astrofelia franca donà
Published in: on giugno 17, 2012 at 07:13  Comments (7)  
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Le rose di Saadi

LES ROSES DE SAADI

J’ai voulu ce matin te rapporter des roses ;
Mais j’en avais tant pris dans mes ceintures closes
Que les noeuds trop serrés n’ont pu les contenir.

Les noeuds ont éclaté. Les roses envolées
Dans le vent, à la mer s’en sont toutes allées.
Elles ont suivi l’eau pour ne plus revenir ;

La vague en a paru rouge et comme enflammée.
Ce soir, ma robe encore en est tout embaumée…
Respires-en sur moi l’odorant souvenir.

§

Volevo portarti delle rose questa mattina
ma ne avevo raccolte così tante nel mio corsetto
che i nodi troppo stretti non hanno potuto contenerle.

I nodi sono esplosi. Le rose sono volate via
nel vento e al mare sono tutte arrivate..
Hanno seguito l’acqua per non tornare più;

l’onda è apparsa rossa, come in fiamme.
Stasera il mio vestito ancora ne è profumato.
Respirane su di me l’odoroso ricordo.

MARCELINE DESBORDES-VALMORE

Vorrei essere mia madre

Vorrei essere mia madre
vestita col vestito a fiori,
le mani ogni momento calde,
sorriso a tutte le occasioni.

Con i suoi occhi poi vorrei
guardare me in ogni età,
dai pantaloni ancora corti
ai pantaloni ancora lunghi.

Or ch’è presente e non,
vorrei essere mia madre
perché dal punto più remoto
…io…lei…possa accarezzarmi.

Aurelio Zucchi

Published in: on aprile 23, 2012 at 07:32  Comments (6)  
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Si nasce ciechi

Le foglie grinze,
quel forte odore d’azzurro
masticato in silenzio
nell’alba del morire.

Si nasce ciechi
eppur sappiamo già
i capezzoli dell’immenso.
E ci si insegna, poi,
a dimenticarsi l’un l’altro
appena il chiodo sfiora il legno.

Quale musica se non che il tedio
vestito a festa
spesso troviamo indenne
tra le righe passe ?!

Se sarò amico
non ditelo alle finestre,
fatene unguento per i feriti dall’ovvio,
per le colombe storpie,
i passeri a cui strappiamo
le ali.

Stefano Lovecchio

L’estasi

L’EXTASE

La nuit était venue, la lune émergeait de l’horizon, étalant
sur le pavé bleu du ciel sa robe couleur soufre. J’étais
assis près de ma bien-aimée, oh ! bien près ! Je serrais ses
mains, j’aspirais la tiède senteur de son cou, le souffle
enivrant de sa bouche, je me serrais contre son épaule,
j’avais envie de pleurer ; l’extase me tenait palpitant,
éperdu, mon âme volait à tire d’aile sur la mer de l’infini.

Tout à coup elle se leva, dégagea sa main, disparut dans la
charmoie, et j’entendis comme un crépitement de pluie dans
la feuillée.

Le rêve délicieux s’évanouit… ; je retombais sur la terre,
sur l’ignoble terre. O mon Dieu ! c’était donc vrai, elle,
la divine aimée, elle était, comme les autres, l’esclave de
vulgaires besoins !

§

Era scesa la notte, la luna emergeva dall’orizzonte, diffondendo
sull’azzurro selciato del cielo il suo vestito color dello zolfo.
Ero seduto accanto alla mia amata, oh! così vicino! Mi strinse la
le mani, aspiravo il tiepido profumo del suo collo, il soffio
inebriante della sua bocca, mi stringevo contro la sua spalla,
Avevo voglia di piangere; l’estasi mi teneva palpitante,
sperduto, la mia anima volava sul mare dell’infinito.

Improvvisamente si alzò, ritirò la mano, scomparve nel
bosco, e sentii come un crepitio di pioggia sulle foglie.

Il delizioso sogno svanì.. ; Ricaddi sulla terra,
sulla terra vile. O mio Dio! era dunque vero, lei,
l’amata divina, era, come gli altri, schiava
dei bisogni volgari!

JORIS KARL HUYSMANS

Paese bello

Con le pietre delle mura
sempre esposte al sole e al gelo
sotto il cielo che ti cura
e ti copre col suo velo

e le pietre ed i mattoni
delle case ora struccate
ma che per generazioni
sono state intonacate,

e le altre ancor vestite
col vestito rinnovato
che nasconde le ferite
del gran tempo che è passato,

tutta bella sei, Bettona,
con la Piazza e la Fontana,
ch’è un gioiello che ti dona,
e quei giri di collana

delle strade e vicoletti,
che si allargano in piazzette;
con i coppi dei tuoi tetti,
di palazzi e di casette,

chiese e campanili al cielo;
col tuo insieme d’arte e storia,
sei un fiore ed il tuo stelo
è il tuo colle che si gloria

degli ulivi millenari
fin giù al piano, e il Poverello,
e anche Dante, in versi rari,
di te han detto, Paese bello!

Armando Bettozzi

La bianca signora

La neve è arrivata silenziosa
stanotte e, artista senza tempo,
ha dipinto tetti alberi siepi strade
di bianchi cristalli che brilleranno
ai raggi del primo sole. Ora scende
bianca dal cielo grigio chiaro
che incupisce verso l’orizzonte.
Danza con i suoi fiocchi,
bianche farfalle della mia infanzia,
col vento che volentieri l’accompagna
a passo di valzer su davanzali e terrazze
a spruzzare di bianco il verde dei fiori,
che l’attendono timorosi, a capo chino.
Il suo vestito ampio e arioso
dalle infinite tonalità di bianco
copre la spiaggia e si scioglie
tra le onde fredde e biancastre del mare
che la chiama rauco con voce d’amore.
Volano rapidi e taciti tra i fiocchi vaganti
bianchi gabbiani e merli neri.
Il silenzio è attraversato da qualche
grido felice di bimbo. Un cane abbaia festoso.
E la neve, bianca ed elegante signora,
continua a spargere con la sua bianca mano
bianche farfalle volanti sulla città
raccolta in se stessa e quasi in pace.

Nino Silenzi

Al tuo sorriso

 
Oggi hai il vestito
più bello
sui miei occhi
di paglia.
.
Il tuo profumo
ha messo ali senza fame
e vola per gridare
l’incanto d’esser nuda.
Farsi trovare
è un tragitto tra il limo
e l’arcobaleno:
di mezzo
c’è solo il seno
in gaudio
proteso al bimbo.
.
Come tu fai
dei miei sogni
vimini colmi di respiri
lo sa il vespro in dicembre
quando il freddo
fiorisce, appena,
e il tepore del pane
è tutto il nostro sogno.

Stefano Lovecchio

Davvero non si cresce mai

Giorno dopo giorno chiesi a Dio
i sogni che mi aveva destinato,
i rumori del mio fiato d’uomo
e le rose da donare a una lei.

Giorno dopo giorno chiesi a Dio
quanto tempo c’era da aspettare
per smetterla coi pantaloni corti
e coi sorrisi larghi da bambino.

Lo supplicai di accorciare i tempi,
di farmi specchiare grande e bello,
vestito col vestito di mio padre
e la cravatta a pois di mio fratello.

Lui non mi rispose, assente…
E dire che Lo pregavo tanto…
la sera, al bacio di mia madre
e la mattina, al bacio di mia madre.

Dunque, son due le cose, mi dissi:
o Quello è sordo e non ci credo,
o sono forse io e forse è vero
che più non seguo i passi della vita.

Davvero non si cresce mai?
Oggi che la mia barba é svelta,
che ogni giorno sono di rasoio,
ripenso ai balocchi che non ebbi.

Aurelio Zucchi