La tenerezza

A sedici anni avevo le mani appese al sole.
Sono le stesse, guarda
capaci e incontrollate. Avevo labbra per ogni vetro o fiore
per far suonare i fili dell’erba
o il tuo costato.
Se poso il loro uscio sul tuo li puoi sentire
i viaggi che non hanno mai fatto, il ritornare
ch’è il più bello spettacolo, sicuro, dell’andare.
Mi puoi ascoltare ancora la febbre dei bambini
il taciturno volgere triste del mio volto
se non ti senti affatto felice
emancipata; o se non hai del tempo per metterti vestiti
una gonnellina tutta risate
un nuovo amore.

Massimo Botturi

Scorciatoia per aprile

Al posto della neve il ramo nudo
fiordiciliegio gemme
tradite dal rossore
aria che intiepidisce intorno
età di precipizi e di solstizi
essere al dunque

portami al petto almeno un suono
che insinui la certezza del momento
io viva
intorno un surrogato di passione
dura
quanto un post it
sul vetro della fuga
è un patto d’alleanza

scruta la scritta sulle mani
azzurrità d’amore in altro modo
leggi
la vita trattenuta dall’inverno

Cristina Bove

Continuano a scendere i fiocchi

 
Continuano a scendere i fiocchi
fini leggeri e costanti riempiono tutto
lo spazio fuori del cielo e della terra
al di là del vetro tutto ne è compreso
è ipnotico movimento lento e continuo
Devo essere finita in una enorme palla di vetro
di quelle col paesaggino e i personaggi in basso
e tutto vuoto sopra nello spazio racchiuso a sfera
Sembrano insulse
ma poi le prendi in mano le giri
le rigiri ed ecco la magia di neve
tutto si confonde e smarrisce fra le particelle bianche
che si agitano e piano piano si depositano
Oggetti kitch per un adulto
ancora affascinanti per i bambini credo
Dev’esserci qualcuno che si diverte molto
un dio-bambino o un adulto in fase regressiva
che ha scoperto da poco il gioco e continua
a girare fra le mani la boccia di vetro nella quale
siamo immersi a vivere
– strano che non ci giri la testa –
a bocca aperta lo sguardo ebete
non si accorge o non si cura
dei danni collaterali.

azzurrabianca

Fantasma

Stamani l’aria è di vetro:
stupito cammino attraverso un muro di cristallo
e un altro muro
perchè tu veda-anche se
di sera il mio cuore s’incrina-
com’è semplice
vivere un miracolo
vivere ancora.

GYULA ILLYÉS

Published in: on febbraio 10, 2012 at 07:14  Comments (4)  
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Sognato per l’inverno

RÊVÉ POUR L’HIVER

L’hiver, nous irons dans un petit wagon rose

Avec des coussins bleus.

Nous serons bien. Un nid de baisers fous repose

Dans chaque coin moelleux.

Tu fermeras l’oeil, pour ne point voir, par la glace,

Grimacer les ombres des soirs,

Ces monstruosités hargneuses, populace

De démons noirs et de loups noirs.

Puis tu te sentiras la joue égratignée…

Un petit baiser, comme une folle araignée,

Te courra par le cou…

Et tu me diras : “Cherche !”, en inclinant la tête,

– Et nous prendrons du temps à trouver cette bête

– Qui voyage beaucoup…

§

L’inverno noi andremo in un vagone rosa
con i cuscini azzurri.
Staremo bene, cara. Folli baci si annidano
in quella morbidezza.
Abbasserai le palpebre per non veder dal vetro
le ombre che fan smorfie,
mostri serali arcigni, una nera plebaglia
di demoni e di lupi.

A un tratto sulla guancia sentirai come un graffio…
un bacio leggerissimo ti correrà sul collo
come un ragno impazzito…

Tu mi dirai “Cercalo!” piegando un pò la testa…
Ci occorrerà del tempo per trovar quella bestia
che va di qua e di là.

ARTHUR RIMBAUD

Se non riesco a dormire

conto le stelle radunate
nel palmo della mia mano

Tra una tela e l’altra
mi fermo quanto basta
per fondermi con i pennelli
i colori che invento
raccontando storie di vetro…non mie.

L’anima attingo
dalle ceneri dei sogni ,
[c’è troppo grigio …sottolinei]
e di tanto in tanto mi concedo
ai giardini del silenzio
come musa

mi contagi
mi piovi dentro

“Sono qui” mi dici
…..sapessi quanto vale
in quest’uggiosa domenica….

Anileda Xeka

Published in: on dicembre 22, 2011 at 06:50  Comments (3)  
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Skype

Mentre brilla radiosa
l’intoccabile forma
di un luminoso sorriso
che mi trapassa il vetro e il cuore
io mi accorgo ancora
di non sapere nulla di te
e dei colori del tuo lungo viaggio
Non so i giorni e gli anni
e le operose giornate
di mattine serene
o di sere disperate
Non so i monti saliti
e le copiose acque torrenti
in cui ti sei bagnata
Non conosco le ali del maestrale
o le rotaie obbligate
che fin qui ti hanno portato
E mentre parli di mondi d’altri
e di inconsuete avventure
non so nemmeno dei canti
o dei tuoi notturni sogni
e se ti piace al latte o al limone
il tè amaro di questa nostra vita
Chissà se spegni la luce
quando fai l’amore
o ti si vede in volto
schiudersi piano il sole
e dove giace nascosta
alabastro mistero
la storia magica delle tue mani
Questa tua rara immagine
che ogni giorno mi sfugge
la so fermare solo
in quel silente specchio
ma nel guardarla tremo
mentre mi ride il cuore
e neanch’io so il perchè

Fabio Sangiorgio

Evasioni

Nel pomeriggio
freddi sogni
sbattono
contro i miei
tintinnanti
muri di vetro
appoggiato su cuscini
annodo lenzuola
cercando
di evadere dalla realtà
di carceri senza sbarre
e fra un nodo e l’altro
parole sospirate
dettano appunti

Pierluigi Ciolini

Published in: on novembre 16, 2011 at 07:38  Comments (4)  
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Spighe di grano

Spighe di grano
che asciuga e matura
contro la fame
una promessa futura
Papaveri rossi
in quel lago dorato
piccole macchie
di sangue nel prato
Vetro di luna
traspare nel cielo
azzurro profondo
limpido e vero
il tuo amore di un tempo
racchiuso in un pugno
odio inespresso
che riscalda al sole
che acceca che brucia
ma che emana calore
Coscienza che libera
liquida si scioglie
e tutto il malfatto
rimescola e raccoglie
Sbagli ed errori di un tempo che fu
ma al di sopra di tutto
esisti e resisti
tu.

Sandro Orlandi

L’ultimo inverno

 
…e chi se lo ricordava più l’inverno…
che vuoi farci dada se viene l’inverno…
la felicità è ordine mentale susseguirsi d’esitazioni tra le stagioni…
se ci guardiamo dal vetro dell’amore troveremo il bianco del candore…
e sentirci addosso i brividi di freddo apre la porta ai serbevoli sentori dell’anima agghiacciata…
bè! lo sapremo presto se i ricordi ce li siamo messi al posto giusto…
sono stati freddi silenziosi attenti e tornano alla fine… 
sono la ragione dell’eterna malinconia che ci prende per non farci sprofondare… 
e noi che si credeva che gli inverni non fossero fatti così stretti…
non ci sono punti maltrattati tra di noi fiori di primavera appassiti e speranze al sole come scandali…
no neppure una foglia di marcita negli autunni scolorati dalle liti e poi dai baci…
perderemo il sangue dalle nostre lacrime bagnati lo so…
lo so dada mia io piango perchè tu sei mia ma io non sono una malizia sono una stagione che va via…
perchè io non ricordavo più il perchè questo sia l’inverno…

Enrico Tartagni