Beata solitudo

Quando il fragore dei pensieri
e delle parole assordanti
(che come fiumi
sgorgano dagli schermi TV),
quando le contraddizioni
(tra le verità di ieri
ed i fatti di oggi),
mi fibrillano la coscienza,
sento un bisogno
di tranquillità e di quiete.
Mi rifugio allora
sulle vette innevate,
spazio tra le nuvole bianche,
volo negli spazi infiniti
e sogno un mondo diverso,
dove le parole
non sono tempeste distruttive
ma quieti laghetti
luccicanti di stelle e di sole,
dove l’odio non è più
incivile strumento di potere,
ma lontano ricordo
annegato sotto i ghiacciai
insieme all’incoscienza umana.

Salvatore Armando Santoro

Mia similitudine

 
Mia similitudine
Percorrendo le aspre vette
Di un monte sconosciuto
E le pianure infinite
Di una solitaria prateria
Non avvistai l’orizzonte
.
Percorrendo strade
Tortuose e oscure
E viottoli sassosi tra brughiere
Di eriche e rovi
Non avvistai l’orizzonte
.
Percorrendo autostrade
Trafficate e veloci
Caselli e deviazioni
Per lavori in corso
Non avvistai l’orizzonte
.
Percorrendo oceani
Fiumi e mari
Ho incontrato una vela
Spiegata al vento
Mi sono rispecchiata
Nella sua grande randa
E avvistai l’orizzonte
.
Cercando me stessa
Trovai la mia similitudine

Danila Oppio

Ricordi azzurro-chiari

Oh esiliati dell’anonima montagna,
Oh gioielli dai nomi soffocati nella palude del silenzio,
Oh voi, di cui il ricordo pallido si è smarrito
nell’acqua torbida del mare della dimenticanza,
dov’è finita la limpida origine dei vostri pensieri?
Quale mano devastante si è portata via i vostri volti aurei?

In questo vortice, artefice del buio,
dov’è finita la vostra calma lunare?
Se, dopo questo tormento, portatore di morte,
il mare si calmasse,
se le nuvole si svuotassero di sofferenza,
se la luna portasse affetto,
giungerebbe il sorriso?

Se il cuore della montagna si intenerisse,
crescerebbe l’erba e ci sarebbe l’abbondanza?
Sulle sue alte vette, uno dei vostri nomi diverrebbe il faro?
La comparsa dei vostri ricordi azzurro – chiari,
darebbe speranza agli occhi stanchi dei pesci spaventati
dal tumulto del torrente?

NADIA ANJUMAN

A chi sa…

Divoro curiosità
nelle sorprese
(che adoro)

le cullo
in riletture
profumate
di *suoi* versi
presenti
nei miei angoli di tasca

diversità ansiose
vette “inedite”
sotto ombre
del [mio e tuo]
universo di cielo.

Glò

Published in: on gennaio 10, 2012 at 07:20  Comments (3)  
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Sogno d’amore

Ma il grande sogno d’amore,
quell’amore che ci brucia
fa volare, esiste ancora?
Su, riprendiamo a parlare
dell’amore! Ecco, in poche
poesie che certo non raggiungeranno
le vette di AMO di Majakovskij
oppur di un sonetto dell’Aretino,
la storia-parabola di un amore,
dal primo incontro che origina
il curioso desiderio
al passaggio dal culmine agognato,
quindi al finale, la morte.
E il poi? Chi mai lo saprà?

Sandro Sermenghi         (da “Poemetto”)

Sulla laguna

Scende la sera e la pace mi porta,
pace di sensi sulla laguna:
ineffabile silenzio si rompe
e trascorre sulle erbe,
rauco richiamo di gabbiani
solenni sull’immota acqua.
Lievi farfalle ondeggiano
al vento impaziente.
Lontane le vette respirano
sospirano liete le gemme.
Una vela disegna un arco
bianco.
L’argine è azzurro
di fiori.
I pruni le angosce dipingono
della vita – il vento mai non posa –
groviglio di attese mai vinte.

Nino Silenzi

La cima ed i suoi corollari

 
E’ cenere mescolata a polvere di stelle
il passato senza rimpianti di una vita.
Il sereno s’è alternato alla burrasca
ed ora la quiete mi appartiene.
Sarò protagonista nel disporre
di quel che resta delle mie forze
e finirò serena quel cammino
percorso tra fatiche e gioie
scevro da regalie  gratuite
ma con la meta sempre immanente
da raggiungere, con le giuste soste.
Frastagliato in tante vette l’obiettivo,
quell’unica cima che felicità chiamavo,
me ne rimangono altre da scalare.
Non m’è saputo se riuscirà l’intento
ma quel che conta è volerlo fare.

Elide Colombo

Il cerchio che si chiude

Si parte da lontano
a ricercar certezze
e giostre paesane
a rivangare il poco
del sale della vita.

Vivere con il poco
non impedisce il riso,
le chiacchiere nel fuoco,
il senso delle cose
davanti al firmamento.

C’è poi il gioco d’amore
il prendersi e lasciarsi
la corsa nelle stelle
il sangue che ribolle
i sensi devastati.

Ci sono anche le vette
di chi non s’accontenta
mettendo a dura prova
un abito già pronto,
la sorte già assegnata.

Si sfrutta l’intelletto
come una pianta viva,
un ceppo rampicante
che tutto verde avvolge
per risalir le scale.

Si succhia dalla terra
il sale delle cose,
si beve conoscenza
per giunger alla saggezza
da cui s’era partiti.

Ma con le scarpe sporche
e suole consumate
per tante scale fatte
per soddisfar la voglia
d’illuminar cervello.

Lorenzo Poggi

A chi sa…

Divoro curiosità
nelle sorprese
(che adoro)

le cullo
in riletture
profumate
di *suoi* versi
presenti
nei miei angoli di tasca

diversità ansiose
vette “inedite”
sotto ombre
del [mio e tuo]
universo di cielo.

Glò

Published in: on aprile 26, 2011 at 07:34  Comments (3)  
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Ogni sera

 
Salirò sopra un pensiero di un anonimo Poeta
per tuffarmi nell’iride della sua musa
sbattendo ali d’infinito amore
intonerò insieme a lui
il canto d’usignolo
Con il cuore al galoppo verso prominenti vette
mi lascerà solo tra le accuse della vita
Chi? ……..      vorrei sapere chi?
Ora muterà il mio canto
in acque chete che rompono gli argini
per la mia amata?
Avrò  giusto il tempo che
il mondo intorno a me
si fermi per un po’
Forse un tempo colpevole
Che non basterà a dire:
( Ogni sera )
Che non sia nostalgia

Pierluigi Ciolini

Published in: on aprile 26, 2011 at 07:28  Comments (2)  
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