Voci

Ad una, ad una tutte vi risento
voci fuggite giù per la marina,
voci scomparse,
d’un colpo una mattina,
dopo la Pasqua del ‘63.

Fresche o sgraziate,
dolci o un po’ invecchiate,
io vi riascolto presto la mattina.
Io vi ricordo
e spesso vi ho chiamato,
ma voi non mi sentite e ve ne andate.

Io vi riascolto quando il cuore è triste,
quando la sera suona la campana,
e noi si stava tutti a recitare
nella chiesetta il triduo o la novena.

Voci lontane, mai dimenticate;
voci di litania,
di devozione,
voci di preghiera,
di benedizione,
voci di confessione.

Tutte io vi ricordo,
e pur lontano distinguo, come ieri,
la cugina,
ricordo, pur se strana,
la comare,
torna, affettuosa, a un passo la vicina.

Voci tranquille, spesso misteriose,
voci sommesse;
voci di lamento,
voci di compassione,
voci di malattia;
voci di gioia,
voci di confusione.
Voci arrabbiate,
irose,
di maledizione.

Addio, addio,
vi urlo e non sentite;
io vi saluto ancora
e voi tacete;
io sono qui a parlarvi
e voi dormite.

Salvatore Armando Santoro

A mia madre

Sono andato a trovare mia madre
un bisbiglio su una lastra di marmo
a guardare quella foto ingiallita
che è la stessa foto di quando
mi faceva sentire importante
perchè ero ancora un bambino
e di quando ormai già grande
nel suo cuore ritrovava mio padre.

Sotto un sole caldo d’estate
ho posato un gran mazzo di fiori
e ho sentito che mi sarebbe piaciuto
ritornare quello di ieri
per poterle spiegare un po’ tutto
tutto quello che non aveva capito
per sentire il suo amore più grande
nell’attesa di un bacio mai dato.

E mentre ancora dopo tanto tempo
una lacrima mi scendeva nel cuore
una debole brezza di vento
agitava i petali dei fiori
ho sentito nella mia mente
la sua voce chissà come vicina
che parlava in modo suadente
con amore al suo bambino.

Son tornato a trovare mia madre
son sicuro che è rimasta contenta
perché ormai le racconto un po’ tutto
tutto quello che per me è importante
e alla fine a me basta sentire
che ora lei mi vuole aiutare
mi sussurra con amore nel vento
ora sì che mi vuole capire
ora sento… che mi vuole un gran bene.

Sandro Orlandi

Tirando le somme

Avrei voluto comprendere
una finestra più in là
oltre a quel cortile
di passi anonimi
e “buongiorno” bisbigliati
dell’anziana vicina
che stende sorrisi
e coperte colorate
O un naso più in giù
in fila con le formiche
ai piedi delle verdi pareti ,
mossi dalla brezza
[l’erba dei prati in primavera ]
e di rugiada .
Se avessi potuto, ora avrei
nei capelli
un catino di luna rovesciato
e nelle tasche
qualche centesimo
di certezza in più.

Anileda Xeka