Aquiloni senza vento

Ho smesso di costruire aquiloni.
Non c’è più vento
per farli volare.

E’ tempo di sedersi
a sfogliare album
su sedie paglia di Vienna.

Il pendolo invita
a chiudere gli occhi
su un bouquet di fiori
stesi ad abbellire
una scatola di cartapesta
piena di ricordi.

Sandra Greggio

Published in: on giugno 19, 2012 at 07:07  Comments (8)  
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Tempi moderni

Se fossimo certi d’una rosa di maggio
come del clangore secco della chiave
nella toppa d’un vecchio castello,
se riesumassimo le spoglie
d’un Congresso di Vienna
o d’una Controriforma,
potremmo allora intavolar discorsi
recidivi con prosopopee barocche
e false immagini  di sicumere certezze.
Ma niente è più al suo posto.
Frutta e verdura fuori stagione
mischiate a cristalli liquidi
segnano il tempo che sfugge
ai calcoli attenti dell’orologio della torre.
Monitor come segugi dall’odorato fine
seguono l’anima ormai senza veli
quando scantona nel vicolo cieco.
è tutto un viavai in punta di piedi
per non perdere niente.
Orientarsi è come giocare a battimuro
con la bussola rotta.

Lorenzo Poggi

Titanic

La prima classe costa mille lire,
la seconda cento, la terza dolore e spavento.
E puzza di sudore dal boccaporto
e odore di mare morto.
Sior Capitano mi stia a sentire,
ho belle e pronte le mille lire,
in prima classe voglio viaggiare
su questo splendido mare.

Ci sta mia figlia che ha quindici anni ed a Parigi ha comprato un cappello,
se ci invitasse al suo tavolo a cena come sarebbe bello.
E con l’orchestra che ci accompagna con questi nuovi ritmi americani,
saluteremo la Gran Bretagna col bicchiere tra le mani
e con il ghiaccio dentro al bicchiere faremo un brindisi tintinnante
a questo viaggio davvero mondiale, a questa luna gigante.

Ma chi l’ha detto che in terza classe,
che in terza classe si viaggia male,
questa cuccetta sembra un letto a due piazze,
ci si sta meglio che in ospedale.
A noi cafoni ci hanno sempre chiamato
ma qui ci trattano da signori,
che quando piove si può star dentro
ma col bel tempo veniamo fuori.

Su questo mare nero come il petrolio ad ammirare questa luna metallo
e quando suonano le sirene ci sembra quasi che canti il gallo.
Ci sembra quasi che il ghiaccio che abbiamo nel cuore piano piano
si vada a squagliare in mezzo al fumo di questo vapore di questa vacanza in alto mare.
E gira gira gira gira l’elica e gira gira che piove e nevica,
per noi ragazzi di terza classe che per non morire si va in America.

E il marconista sulla sua torre,
le lunghe dita celesti nell’aria,
riceveva messaggi d’auguri
per questa crociera straordinaria.
E trasmetteva saluti e speranze
in quasi tutte le lingue del mondo,
comunicava tra Vienna e Chicago
in poco meno di un secondo.

E la ragazza di prima classe, innamorata del proprio cappello,
quando la sera lo vide ballare lo trovò subito molto bello.
Forse per via di quegli occhi di ghiaccio così difficili da evitare,
pensò “Magari con un pò di coraggio, prima dell’arrivo mi farò baciare”.
E com’è bella la vita stasera, tra l’amore che tira e un padre che predica,
per noi ragazze di terza classe che per non sposarci si va in America,
per noi ragazze di terza classe che per non sposarci si va in America.

FRANCESCO DE GREGORI


Piove sulla mia poesia

Oggi piove
sulla mia poesia stanca,
piove sulla giacca di Mario Luzi,
sul berretto di lana di Zanzotto,
sui seni nudi di Alda.
Pare una messa da requiem
questo mesto giorno bagnato,
il cielo si è messo a lutto
per tutti i poeti vivi e morti,
per i versi di Dylan Thomas
quand’era giovane e ingenuo
sotto i rami del melo.
E piove sulle dieci ragazze di Vienna
sul libro morto di Lorca
sulle colombe rosse appassite di Pablo
piove sulla collina delle felci,
sul vecchio mio caro
che scrive di gabbiani feriti,
piove sul mio nido vuoto,
sulla cartolina di mio padre.
Piovono preghiere sui miei fianchi
e il cielo mi sta tutto in un pugno,
le mie ore sono lancette
dentro la tempesta,
di lampo e tuono i campi
zuppi del sudore di dio.
La pioggia oggi
si è portata via
per sempre la mia poesia.

barche di carta