La donna mia (Scusa Mary)

Femminile profumata elegante dolce bella e generosa
estroversa un po’ truccata ottimista intelligente e misteriosa
la donna mia

Mentre il tempo passava sulla nostra età
mentre mille canzoni finivano già
mentre il sole d’autunno pigro si svegliava
fra me e te un mattino qualcosa nasceva
c’era aria di festa e fra i colori anche il blu
forse c’era dell’altro ma c’eri anche tu
le auto piene di gente che rideva
e le cose cattive solo nei films che si vedeva
scusa Mary scusa Mary
ma eravamo innamorati più che mai
c’era il dopoguerra e c’era anche il boom
mentre il tempo passava sulla nostra età
c’era Praga la Cia la Nato il Vietnam
c’era un negro di nome Martin che hanno ammazzato
tutto questo però c’è lo hanno raccontato
venne il sessantotto e poi le barricate
mentre sempre l’autunno era più caldo dell’estate
e mentre i Beatles si sciolgono dopo Let it be
in Grecia Papadopulos balla il sirtaki
scusa Mary scusa Mary
ma eravamo innamorati più che mai
domenica senza macchina per l’austerità
mentre il tempo passava sulla nostra età
Louis Armstrong e Neruda non ci sono più
c’era anche dell’altro ma soprattutto tu
e mentre la forestale tenta il golpe alla Rai
c’era stato un concerto all’isola di Wight
scusa Mary scusa Mary
ma che fortuna innamorarsi come noi

RINO GAETANO


LA LENTA RUOTA DELLA GIUSTIZIA

Gregor Steffens e Peter Werner. Due nomi che non dicono niente a nessuno. Eppure sono due ex soldati tedeschi che hanno partecipato all’eccidio di Cefalonia nel lontano 1943, dove perirono 5500 militari di truppa e 450 ufficiali italiani. Sono passati ben sessantasette anni da allora, più di una vita. Massacro avvenuto contro ogni regola militare e umana, dove la Wehrmacht si macchiò di infamia nella stessa misura delle SS. Una pagina di dolore per l’Italia e di disonore per la Germania. Nessuno deve dimenticare, è vero, ma il ricordare in genere non ha migliorato il comportamento dei popoli in tempi recenti e anche attuali in quei posti dove la guerra c’è. Steffens e Werner sono due vecchi di ottantasei anni e risultano indagati per quell’eccidio.  Che senso ha oggi processarli come criminali di guerra? Quanti altri tedeschi dovrebbero essere processati per gli orrori avvenuti in tempo di guerra? Potrei capire se le vittime fossero state dei civili, come purtroppo è stato. Trovo irrisorio andare a prendere due vecchi che allora facevano parte con altri migliaia di camerati di un esercito “improvvisamente” nemico. Processiamoli pure, condanniamoli all’ergastolo per i pochi anni che restano loro…ma avremo fatto giustizia? Oppure aggiungeremo il ridicolo a una tragedia senza precedenti, sempre restando nell’ordine di idee che si è verificata in un contesto storico unico. Se proprio sentiamo questo profondo bisogno di giustizia dovremmo processare  quanti hanno messo nei guai i nostri soldati all’indomani dell’armistizio.  Qualcuno ha mai processato Vittorio Emanuele III, Badoglio (al terzo posto nell’elenco alleato dei criminali di guerra italiani)? No. Perché allora, se proprio sentivamo questo bisogno di giustizia, Steffens e Werner non sono stati arrestati prima insieme ad altri militari tedeschi che tutto sommato hanno eseguito degli ordini perché erano solo militari di truppa e il rifiuto avrebbe significato la loro fucilazione sul posto? Una risposta c’è ed è politica. Non bisognava rivangare troppo in un momento in cui, parliamo del 1957, gli Stati Uniti e gli alleati europei, Italia compresa,  vedevano nella Germania che risorgeva dalle proprie macerie una barriera militare da opporre all’Unione Sovietica e ai suoi alleati, che nella Germania dell’Est avevano la punta rivolta verso l’Europa. Era dunque necessario stemperare gli animi e rivolgere certe attenzioni processuali esclusivamente a quei nazisti che si erano macchiati di fatti orrendi nei confronti di popolazioni civili ed inermi. Oggi che senso ha rivangare il passato riferendosi al bisogno di giustizia? La guerra non ha regole di alcun genere ed è l’espressione massima della brutalità che alberga in tutti gli uomini della terra. Le convenzioni non le ha mai rispettate nessuno, sia vincitori che vinti. Le regole tornano valide quando le guerre finiscono, quando non servono. Qualcuno ha processato coloro che hanno ordinato i bombardamenti su Londra o su Dresda? O quelli su Milano o su Napoli, o su Roma a San Lorenzo e su Frascati il giorno stesso dell’armistizio? Qualcuno si è mai sognato di processare i cervelloni che si facevano scudo con le navi piene di prigionieri italiani mentre venivano spediti nei campi di prigionia in India per evitare i sottomarini giapponesi nell’Oceano Indiano? Qualcuno ha processato Fermi e i suoi collaboratori per aver costruito la bomba atomica con i conseguenti centomila morti civili di Hiroshima? Qualcuno ha puntato il dito sui caporioni americani che autorizzarono l’uso del napalm in Vietnam? Andiamo dunque a prendere due vecchi e processiamoli come si deve perché la giustizia trionfi insieme al ridicolo.

Claudio Pompi

Chiedo scusa se parlo di Maria

Chiedo scusa se parlo di Maria
non del senso di un discorso, quello che mi viene
non vorrei si trattasse di una cosa mia
e nemmeno di un amore, non conviene.

Quando dico “parlare di Maria”
voglio dire di una cosa che conosco bene
certamente non è un tema appassionante
in un mondo così pieno di tensione
certamente siam vicini alla pazzia
ma è più giusto che io parli di

Maria la libertà
Maria la rivoluzione
Maria il Vietnam, la Cambogia
Maria la realtà.

Non è facile parlare di Maria
ci son troppe cose che sembrano più importanti
mi interesso di politica e sociologia
per trovare gli strumenti e andare avanti
mi interesso di qualsiasi ideologia
ma mi è difficile parlare di

Maria la libertà
Maria la rivoluzione
Maria il Vietnam, la Cambogia
Maria la realtà.

Se sapessi parlare di Maria
se sapessi davvero capire la sua esistenza
avrei capito esattamente la realtà
la paura, la tensione, la violenza
avrei capito il capitale, la borghesia
ma la mia rabbia è che non so parlare di

Maria la libertà
Maria la rivoluzione
Maria il Vietnam, la Cambogia
Maria la realtà.

Maria la libertà
Maria la rivoluzione
Maria il Vietnam, la Cambogia
Maria la realtà
Maria la realtà
Maria la realtà.

GIORGIO GABER