Rondeau

Mort, j’appelle de ta rigueur,
Qui m’as ma maîtresse ravie,
Et n’es pas encore assouvie
Si tu ne me tiens en langueur :

Onc puis n’eus force ni vigueur ;
Mais que te nuisoit-elle en vie,
Mort ?

Deux étions et n’avions qu’un coeur ;
S’il est mort, force est que dévie,
Voire, ou que je vive sans vie
Comme les images, par coeur,
Mort !

§

Morte, mi appello contro il tuo rigore
tu che la donna mia ti sei rapita
sazia non sei ancor, non hai finito?
non tenermi così sempre in languore.
Da allora non ebbi più forza e vigore;
che male ti faceva essendo in vita,
Morte?
Eravamo due, non avevamo che un cuore;
se è morto, è d’uopo ch’esca dalla vita,
oppure che io viva senza vita,
come di immagini vano errore,
Morte!

FRANÇOIS VILLON

Published in: on febbraio 23, 2012 at 07:37  Comments (3)  
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L’ansia dei musicisti

 
Nel pomeriggio afono di voce
ricerco con vigore la chiave di volta
che mi lasci nel cuore tocco lieve
di sublime amore.
Tornerà l’equilibrio
nella stanza della musica
sarà melodia di sangue innamorato
che schizzerà improvviso sulla carta
e imbratterà il pentagramma di stupore
nel dolce fragore di note sciolte al sole.
Si accompagneranno le ore stonate
al fiato degli ottoni lucidati,
ci sarà posto per tutti su nei loggioni
e giù in platea danzeranno giovani emozioni,
si scioglierà l’ansia dei musicisti
negli applausi prolungati di calde mani.  

Roberta Bagnoli

Mezzaluna story

Quando tu piena sei di languore
E i tuoi occhi appannati
Mi guardano
Dentro me sento
Uno struggimento
Che mi fa sciogliere
Come neve che
Lievemente si è posata
Sui prati
Sento il mio vigore nascere
Mentre il tuo fiore si bagna
Di nuova rugiada.
Ecco che dolcemente
Le nostre labbra si avvicinano
Le nostre mani si intrecciano
E tremanti subiamo il fascino
Del nostro incontro
Abbiamo viaggiato piccina
In mondi lontani
Trascinati dal desiderio e dalla passione
Dio come ti sento quanto ti voglio
Ciao splendida creatura
I tuoi tesori nascosti
Conservali sino a che tu
Mi darai la chiave per aprire
Il tuo scrigno

Marcello Plavier

Preziosa

(a Lisa)

Un sacco vuoto
che s’affloscia in terra
sembro a me stesso, senza più vigore,
consumato
dagli acari del tempo polveroso.
Passano i giorni
senza più emozioni…
e gli occhi gonfi guardano all’indietro
disseminato di forti tenerezze
e spruzzato
di sguardi e di profumi intensi,
di turbinii improvvisi
e di preziose attese.
Preziosità, così, fatte d’un niente,
quel niente avido solo,
di tutto quel che hai e quel che sei.

Armando Bettozzi

Published in: on gennaio 26, 2012 at 06:56  Comments (4)  
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Natale 2011

 
Era rassicurante il professore
voce pacata spiegava il percorso
irto di sacrifici certo, ma…
sempre contrassegnato da equità
.
pareva un padre e a quel sano rigore
cui da tempo non si era abituati
ormeggiammo la barca alla deriva
pronti a remare uniti con vigore.
.
Presto vedemmo che non dei marosi
dovevamo temere, bensì monti
dapprima tre, ora ne basta uno
a rendere più dura la scalata
a una ciurma provata dal digiuno
spinta a remare debole e affamata.
.
Se lo spread cresce e rischiamo il default
è urgente agire, non por tempo in mezzo
così è più semplice se a pagare il prezzo
sono i soliti noti che a Natale
davanti alla vetrina illuminata
sospireranno: “Ha da passà ‘a nuttata!”

Viviana Santandrea

Auguro a tutti un felice Natale e un futuro più lieto!   Viviana

Il Po

Da questo fiume pieno di vigore,
da questo fiume, così silenzioso
e così calmo e violento, traspare
una smarrita dolcezza.
Sulle onde imbizzarrite
viaggiano i miei pensieri,
ad occhi chiusi assaporo il fluire
di sensazioni, di emozioni.

Sul sentiero che lo accompagna,
sfilano biciclette frusciando sui ciottoli,
negli orti vicini alcuni cani
comunicano fra loro, dei bimbi
si rincorrono garruli, mentre nel cielo
la luna incomincia il suo apparire.

Io accovacciato su un letto di pietra
assaporo il profumo che emana.
Luke, muso appoggiato
sul mio ginocchio mi osserva.
Alcuni gabbiani volteggiano
ed una coppia di aironi amoreggia sul greto,
in un gioco di piume e volteggi.
Più lontani alcuni pescatori
attendono pazientemente la preda.

Lassù Superga mi osserva,
pare voglia invitarmi a salire,
mio viatico per anni e mio dolore.
La piccola cascata copre ogni rumore
Il sole si allontana, scende dietro i monti,
e la sera incombe dando spazio
ai raggi della luna sempre più
luminosa e lucente.

Le stelle l’accompagnano.
E, fra esse mi fingo
il viso di chi è lassù,
parlo a loro, sorrido e così
appagato torno al mio abitare
mi sdraio sul letto, penso
e rannicchiato in me stesso
finalmente piango.

Marcello Plavier

La mia malinconia

Appendice costante
la mia malinconia,
fra i timbri inespugnabili
d’inizio e fine tempo,
vuol che avvizzisca
vigore di giovani mani
capaci ancora di predare
avanzi scagliati distanti
di là da chi
nello scolo di vili rinunce,
pusillanimi scarti di vita,
si inganna dentro stanco
e presto si abbandona.

Daniela Procida

Published in: on novembre 16, 2011 at 07:03  Comments (3)  
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Che tu sia il benvenuto

Se della tua terra porterai una poesia,
io l’ascolterò e sarai mio amico.
Mangeremo insieme se della tua terra
Porterai i sapori e i profumi.
Berremo insieme l’acqua di fonte
perché di acqua siamo fatti
Se negli occhi porterai la paura,
io sarò il tuo coraggio e il tuo scudo.
Saprò parlarti di pace se pace vorrai,
se in pace verrai.
Affideremo al mare il tuo odio pesante
perché sul fondale lo adagi per sempre.
Non parleremo di Dio perché l’amore,
l’amicizia non ha religioni.
Metterò da parte la diffidenza dai padri
insegnata se della tua terra porterai
La tua ragione di vita cercata.
Ma se della mia terra,della mia casa
vorrai far tempio di vendetta, se il mio pane
mangerai per dar vigore all’odio,
se percorrerai le facili vie del male,
sarò il tuo primo nemico.

Claudio Pompi

Al sonno

TO SLEEP

O soft embalmer of the still midnight!
Shutting, with careful fingers and benign,
Our gloom-pleas’d eyes, embower’d from the light,
Enshaded in forgetfulness divine;
O soothest Sleep! if so it please thee, close,
In midst of this thine hymn, my willing eyes.
Or wait the Amen, ere thy poppy throws
Around my bed its lulling charities;
Then save me, or the passed day will shine
Upon my pillow, breeding many woes;
Save me from curious conscience, that still hoards
Its strength for darkness, burrowing like a mole;
Turn the key deftly in the oiled wards,
And seal the hushed casket of my soul.

§

O soave che balsamo soffondi
alla quieta mezzanotte, e serri
con attente e benevole le dita
gli occhi nostri del buio compiaciuti,
protetti dalla luce, avvolti d’ombra
nel ricovero di un divino oblio.

O dolcissimo sonno! Se ti piace
chiudi a metà di questo, che è tuo, inno
i miei occhi in vedetta, o attendi l’amen
prima che il tuo papavero al mio letto
largisca in carità il suo dondolio.

Poi salvami, altrimenti il giorno andato
lucido apparirà sul mio guanciale
di nuovo, producendo molte pene,
salvami dall’alerte coscienza
che viepiù insignorisce il suo vigore
causa l’oscurità, scavando come
una talpa. Volgi abile la chiave
nella toppa oliata e dà il sigillo
allo scrigno, che tace, del mio cuore.

JOHN KEATS

Nebbia

Mezze son le persone
e se ne vanno
sotto il mantello fitto
della nebbia
tra il guazzo dei viali
opacizzati.
Ombre vaganti
e pallidi scenari,
fugaci fantasmi
e aloni rosseggianti
come lune calanti
che svaniscono
tra scheletriche opacità
d’alberi spogli
del vigor dell’estate.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on settembre 14, 2011 at 07:19  Comments (4)  
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