Non più

Ti guardo in faccia, sì
ti sfido per una volta ancora
beffarda, maligna
bugiarda sorte
tacchi a spillo e profumo Christian Dior
piume e paillettes
e ciglia finte
non mi confondono più…
Tu regina mancata
della mia vita
non troverai più
né servitori né vinti,
perché cara m’è questa vita
fatta di stenti
che nulla ormai potrà
scalfire ancora
la mia scalata alla vittoria.

Beatrice Zanini

Moby Dick

L’idea più a lungo cullata era di tutti:
fiocinatori da sempre
andammo in barca.
Sotto tettoie di nuvole locali
mangiate ai lati come michette
uccelli a riva; più niente dopo solo mezz’ora.
Tutti zitti
soltanto l’acqua e un guscio di noce
e poi i segreti, le piccole erezioni notturne
la paura, che quella grande bocca mai ferma
ci inghiottisse.
Ci prese il mancamento dei vinti, via le risa
le canottiere e braghe da poveri
via tutto.
Felicità del nudo sfidava anche la morte
i binocoli di quelli rimasti sopra i sassi
a leggere giornali
col pane tra le mani.

Massimo Botturi

Disumanità

Carestie, cataclismi, le guerre:
Poter chiudere gli occhi e non vedere
per un attimo pallidi volti consunti,
fragili some straziate da mille tormenti,
non udire grida, lamenti, bestemmie
pianti e singulti…Poter obliare
le urla dell’odio bestiale
i gemiti, i mozzi sospiri dei vinti,
le voci che implorano un pane,
che chiedono amore ai fratelli …

“e senza l’amore è un deserto
l’umanità. Una natura d’amore”.

Le madri con gesto monotono vano
la stanca mammella denudano
all’avide bocche malate …
No, tu non vedi, umanità.

E poter soffocare lo strazio
del dolore di piaghe cruente
della tua barbarie disumanità.

Smembrata da barriere immani,
insozzata di atavico sangue,
trascini ancora ansimando
il cadavere inerte dei tempi.

L’amore che possiamo donare
è la sola ricchezza per l’eternità.

Paolo Santangelo

Il mio paese è l’Italia

Più i giorni s’allontanano dispersi
e più ritornano nel cuore dei poeti.
Là i campi di Polonia, la piana dì Kutno
con le colline di cadaveri che bruciano
in nuvole di nafta, là i reticolati
per la quarantena d’Israele,
il sangue tra i rifiuti, l’esantema torrido,
le catene di poveri già morti da gran tempo
e fulminati sulle fosse aperte dalle loro mani,
là Buchenwald, la mite selva di faggi,
i suoi forni maledetti; là Stalingrado,
e Minsk sugli acquitrini e la neve putrefatta.
I poeti non dimenticano. Oh la folla dei vili,
dei vinti, dei perdonati dalla misericordia!
Tutto si travolge, ma i morti non si vendono.
Il mio paese è l’Italia, o nemico più straniero,
e io canto il suo popolo, e anche il pianto
coperto dal rumore del suo mare,
il limpido lutto delle madri, canto la sua vita.

SALVATORE QUASIMODO