A Pontremoli con Anna

 

 
a Pontremoli con Anna
nella casa di nonna
.
chi ha ancora la casa di famiglia
e mi accoglie mi piglia
.
è un po’ la casa che sogno, ora mi accorgo
non è una fantasia ma un ricordo
.
nel sogno sono con mia sorella
invece ero con te Anna bella
.
ha lasciato un segno così profondo
quello stare assieme a tutto tondo
.
pittura o scultura eravamo artiste
ora a Londra che fai
hai una bambina che si chiama Viola
io qua sono un po’ triste
.
per il tempo che non vola
ma s’incrosta e resiste
.
i quadri di tutti i colori nella tua soffitta
era come quella di Paoli “La gatta”
.
tuo padre in viaggio jazz e Chagall
noi a Bologna nel salotto azzurro
tua madre in cucina ci faceva il te
.
Anna che sei a Londra, Anna bionda
.
Anna dagli occhi verdi
amiche per sempre, Anna che non ti perdi
non mi perdi
Anna col tuo compagno, e io… che sogno 

azzurrabianca

Grotta

CUEVA

De la cueva salen

largos sollozos.

( Lo cárdeno

sobre el rojo).

El gitano evoca

países remotos.

(Torres altas y hombres

misteriosos )

En la voz entrecortada

van sus ojos.

(Lo negro

sobre el rojo).

Y la cueva encalada

tiembla en el oro.

(Lo blanco

sobre el rojo).

§

Dalla grotta escono
lunghi singhiozzi

(Il viola
sul rosso)

Il gitano rievoca
paesi remoti.

(torri alte e uomini
misteriosi)

Nella voce rotta
vanno i suoi occhi.

(il nero
sul rosso)

E la grotta imbiancata
trema nell’oro.

(Il bianco
sul rosso)

FEDERICO GARCIA LORCA

Published in: on aprile 13, 2012 at 07:48  Comments (1)  
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Mi porse un garofano

 
Venne, e mi porse
un garofano
d’autunno che fugge,
dal profumo soave
.
Nell’ora tenebrina scosso
d’amore per dolcezza, sì profonda
da morirne,
vedo tra lacrime dolci
e strazianti, lieve
il mio sorriso debole
andar…nel greve specchio.
.
Dopo il rosso, rosso
violento,
scialba l’oscura luce
sul bel viso, in questo
nostro andar per l’infinito:
lumi negli occhi tuoi
pieni d’immensi incanti.
.
Sogni febbrili fatti di lampi
viola, grigio d’orizzonte tramonto
trema il mio cuore
pensiero di sgomento.

Paolo Santangelo

Notturno amalfitano

 
Luna ruffiana dell’ultima sera
che in mille schegge argentee sull’acqua
sei dolce culla a barche addormentate.
Ora mi appare questa primavera
stupendamente bella,  se   ripenso
a questi luoghi, alle gioie provate.
Liquida azzurrità, che va   sfumando
all’orizzonte….e si perde nel cielo,
dove l’anima vinta ……si confonde!
Infrattati sentieri, col pensiero,
io ripercorro, e borghi assolati
tra il respiro di felci e verdi fronde;
e su vetuste, frastagliate rupi
ove odorano il mirto e il rosmarino
e scarabeo trascina il suo lavoro;
sgombro la mente dai pensieri cupi.
Ancora giù per bianche scalinate
tra il giallo profumato dei limoni,
finchè il sordo fragore del torrente
mi dà ristoro tra spume ghiacciate.
Violando il sonno delle antiche ville
fantastico di fasti e di esistenze,
gli occhi socchiusi a trattenere il sogno
tra il viola intenso delle b0uganville.

Viviana Santandrea

L’opera

Sull’aria
di “dammi un motivo”
luce di tue parole
solo per averti
avrebbe potuto la mia bocca
calcare palcoscenici a te oscuri
per farti ancora spettatrice
ma avrebbe stonato l’avvenire

forse sarei stato padrone
di chiavi di violino
ma avrei aperto il tuo cuore
con le note dell’inganno

e di drammi o sinfonie oggi
preferisco l’ombra delle tue spalle
sulle mie braccia alzate
con una viola in mano
per intonare l’opera del tuo volere
cambiando ogni tanto lirica

Pierluigi Ciolini

Colori stonati

Ti cerco nel
calice,
della mia sete
asciutta.
Non so se sei,
non so se sai,
non so se sarai.

E non so più
del giorno
e del suo cammino
obliquo,
radice quadrata
del mio sentire.
Impietrito il domani,
arcaico monolite
lo confondo nei quadri,
avvolti d’Inverno
appesi sui ghiacci
dei tuoi occhi bui.

Ti cerco nel viola
del mio pensiero,
prillante nel gorgo
di un sogno sottile,
tagliente del gelo
del tuo sole cieco.

Ti cerco nell’inno
di cori all’amore
Ti cerco e mi trovo
canzone stonata.

Flavio Zago e Marcello Plavier

Ti vidi piangere

I saw thee weep — the big bright tear
Came o’er that eye of blue;
And then methought it did appear
A violet dropping dew—
I saw thee smile — the sapphire’s blaze
Beside thee ceased to shine;
It could not match the living rays
That fill’d that glance of thine.

As clouds from yonder sun receive
A deep and mellow dye,
Which scarce the shade of coming eve
Can banish from the sky—
Those smiles unto the moodiest mind
Their own pure joy impart;
Their sunshine leaves a glow behind
That lightens o’er the heart.

§

Ti vidi piangere: la grande lacrima lucente
Coprì quell’occhio azzurro
E poi mi parve come una viola
Stillante rugiada.

Ti vidi sorridere: la vampa di zaffiro
Accanto a te cessò di brillare;
Non poteva eguagliare i raggi che affollavano
Vividi quel tuo sguardo.

Come le nubi dal sole lontano
Ricevono un colore intenso e caldo
Che a stento l’ombra della sera vicina
Può cacciare dal cielo,

Quei sorrisi infondono nell’animo
Più triste gioia pura;
Il loro sole lascia dietro un fuoco
Che risplende sul cuore.

GEORGE GORDON BYRON

Tumefazioni

ho la tumefazione del pensiero
viola
violetta
violaciocca

ho lo sguardo dell’ iris violato
il naso bagnato-salato
fino alla bocca freddata dai denti

ho il cuore rivoltato dai tempi
dischi  chitarre e accordi
mai sorridenti
appoggiati a magrezze viventi
da cibi poco suadenti
– abbaini corrosi
echi trivellanti di brani… –

Aurelia Tieghi

Il colore viola

Tirate le tende
ho lo sguardo dentro
un po’ di viola addosso
per rallegrare un metro quadro
d’orizzonte
– sembra poco?-
per me che vedo sottotono da una vita
può bastare
adoro il suo linguaggio
paramento d’ogni mia
kermesse
e scanzonarmi in toto.

Che sia sparso ovunque
nel giorno celebrato
e le ragazze
ciglia mascara waterproof
chè non sia lacrima fuggita
né rivolo nero insulso
bensì marchio di colore
viola ad honorem

reggerà sopra lo spirito
un sorriso terracielo

ammesso che.

Beatrice Zanini

Se musica è la donna amata

Ma tu continua e perditi, mia vita,

per le rosse città dei cani afosi

convessi sopra i fiumi arsi dal vento.

Le danzatrici scuotono l’oriente

appassionato, effondono i metalli

del sole le veementi baiadere.

Un passero profondo si dispiuma

sul golfo ov’io sognai la Georgia:

dal mare (una viola trafelata

nella memoria bianca di vestigia)

un vento desolato s’appoggiava

ai tuoi vetri con una piuma grigia

e se volevi accoglierlo una bruna

solitudine offesa la tua mano

premeva nei suoi limbi odorosi

d’inattuate rose di lontano.

MARIO LUZI